<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4530735146018532048</id><updated>2011-04-21T19:32:37.076-07:00</updated><title type='text'>STURIELLET ALLA RINFUSA</title><subtitle type='html'>Storie scritte da me medesimo buttate lì senza ordine cronologico...</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://sturiellet.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sturiellet.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Filosofia zannona</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05317705149383765149</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_NGeGWx4__Ms/SDXR_b5DlcI/AAAAAAAAATA/q-IsWc6NyhY/S220/7+anni.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>12</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4530735146018532048.post-4020378609886794177</id><published>2007-06-17T14:27:00.000-07:00</published><updated>2007-06-17T14:28:05.139-07:00</updated><title type='text'>Magma</title><content type='html'>Il demone del piacere era lì, proprio di fronte a lui, ed aveva assunto le sembianze di un nastro di celluloide racchiuso dentro un piatto parallelepipedo di plastica nera.&lt;br /&gt;Armando l’aveva scoperto per caso aprendo il cassetto della scrivania del collega in cerca delle graffette ferma fogli; ma invece della famigliare scatola verde, i suoi occhi si erano posati sulla videocassetta e subito il suo cuore aveva cominciato a pompare sangue più velocemente.&lt;br /&gt;Conosceva già di fama il nastro, i suoi colleghi se lo passavano di mano commentandone i contenuti, lodando le prestazioni di qualche artista con espressioni un po' ammirate, un po' invidiose. D’altra parte la custodia protettiva lasciava poco spazio ai dubbi: sotto alla scritta "Magma", wild pigs and other ajaculations" vi era un primo piano di quella che poteva essere una delle protagoniste del film; un apparato mammario di dimensioni inusuali era sormontato da un viso di donna i cui lineamenti erano deformati da un orgasmo apparentemente insostenibile.&lt;br /&gt;Sentii lo stomaco contrarsi mentre era palesemente ipnotizzato dalla fotografia. La ferrea, anche se non rigida, educazione cattolica ricevuta, di tanto in tanto affiorava insieme alle indispensabili repressioni.&lt;br /&gt;Cosi Armando non perdeva occasione per sbirciare fugacemente le copertine dei giornali porno, così come le prostitute lungo la strada, ritrovando piacere per la trasgressione che provava da adolescente; un piacere più forte di quello erotico, un piacere che faceva parte di lui.&lt;br /&gt;Guardò al retro della custodia, cove altre fotografie offrivano un antipasto al succulento contenuto del film e iniziò a sudare quando notò come un certo particolare anatomico di una attrice fosse simile a quello di una segreteria del suo ufficio.&lt;br /&gt;Era Venerdì pomeriggio, il week-end alle porte e il legittimo proprietario del nastro che tornava dalle ferie solo il lunedì successivo. Perchè lasciarsi sfuggire l’occasione?&lt;br /&gt;Se ne uscì dall’ufficio con la ventiquattrore appesantita dal suo carico porno, ed allora si rese conto di una assoluta verità: non possedeva un videoregistratore. In effetti ciò poteva rappresentare un problema, specie se si vuol vedere una videocassetta; ma non per l’eroico Armando. La visione del piacere valeva il superamento di qualche difficoltà logistica.&lt;br /&gt;Intanto, la prima dove nascondere la maialata in celluloide?&lt;br /&gt;Mentre portava il suo fido 124 beige verso casa, Armando rifletteva ad alta voce e con metodo:&lt;br /&gt;- "La tengo nella borsa. chi va a vedere nella borsa?... la nonna, quando cerca il giornale. Niente borsa o alla nonna viene un mezzo infarto. In camera; ecco in camera. Cosa potrebbe succedere? potrebbe succedere che mia madre pulisce e lo trova. Già, sarebbe un po' sconvolta. No niente camera. In cantina!" - l’idea lo entusiasmò - "sì, in cantina... ah no! boia!" - imprecò - "è vero che mio padre imbottiglia."&lt;br /&gt;Tremò al solo pensiero dello sguardo accusatorio del padre.&lt;br /&gt;Poi l’illuminazione sulla via di Damasco: - "In macchina!" - urlò dall’eccitazione facendo sbandare un pensionato in bicicletta. Immediatamente scalò la marcia, tagliò la strada ad una serie di pedoni e vetture assortite e si infilò in una laterale poco frequentata. Dopo un paio di centinaia di metri si fermò vicino ad una ampia cancellata; si guardò intorno: nessuno in vista, poteva procedere all’operazione "imbosco di pornazzo".&lt;br /&gt;Scese ed iniziò a scuotere nervosamente la portiera posteriore. Naturalmente era chiusa. Riuscì infine a prendere la valigia e a porla sul baule posteriore. Cercò freneticamente la chiave giusta. Solo dopo averla trovatasi rese conto che aprire un baule quando su questo c’è appoggiata una valigia poteva essere una cosa comunemente chiamata cazzata. Prese in mano la valigia e finalmente aprì’ dietro. Si immerse nel baule con quasi tutto il corpo ed emerse tenendo in mano una vecchia borsa di tela blu sul cui fianco delle lettere che una volta erano bianche informavano dell’esistenza di una certa bocciofila Rizziera. Era la mitica borsa degli attrezzi. Ora si trattava di aprire la valigia, estrarre il pornazzo e metterlo fra chiavi inglesi e candele: Un’operazione semplice, ma che si può complicare non poco se si è al nervosismo più assoluto. La ventiquattrore si apriva sollevandone il coperchio, quindi, per compiere questa ardua operazione, Armando aveva bisogno di una base d’appoggio. Si guardò intorno: niente che potesse assolvere questa funzione. Alzò la gamba sinistra tenendosi in equilibrio sulla destra, appoggiò la valigia alla coscia, e tentò di far scattare le serrature. Il baricentro iniziò a spostarsi inesorabile e bastardo lui cercò di recuperarlo saltellando sulla gamba. Dopo alcuni patetici balzi, il suo volenteroso tentativo fu interrotto bruscamente dal corpo massiccio di uno dei tanti operai che uscivano dalla fabbrica. In quel momento. La valigia schizzò dalle mani di Armando come fosse di sapone e scelse quel preciso istante per aprirsi spargendo intorno tutto il contenuto.&lt;br /&gt;Freneticamente Armando cercò la sua cassetta e fu aiutato in ciò da un tarchiato metalmeccanico che indicando il nastro per terra commentò con voce esageratamente alta:&lt;br /&gt;- "Soccia, questo sì che è un cinema che mi piace!" Armando si assoggettò tentando una parodia di sorriso, ma non gradì nè l’entusiasta recensione, nè tantomeno la strizzatina d’occhio, che gli rivolse l’operaio, anzi si può dire che l’odiò per questo complice gesto.&lt;br /&gt;Quella sera Armando pareva contemporaneamente in tutte le stanze dell’appartamento, tanta agitazione aveva in corpo, e se non c’era lui si sentiva comunque la presenza della sua voce tonante. Tanta vitalità era giustificata dalla risoluzione del problema videoregistratore. Tramite telefono era infatti riuscito a trovare un amico disponibile a dividere con lui una oretta di piacere filmato; grandioso! Alle 21 in punto l’orgasmo catodico si sarebbe realizzato.&lt;br /&gt;Il dramma durante la cena; Armando era alla terza porzione di brasato quando il padre interruppe la sua solita taciturna abitudine per dire:&lt;br /&gt;- "Stasera prendo la 124".&lt;br /&gt;Sentendo questa sentenza paterna Armando rischiò il soffocamento.&lt;br /&gt;- "Ma veramente..." - riuscì a dire una volta riacquistato l’uso dell’esofago - "mi servirebbe per andare da Carlo; sai, parte per le ferie..."&lt;br /&gt;- "Ma Titto," - s’intromise la madre usando l’odioso nomignolo di quando aveva cinque anni - "Te l’ho detto prima che stasera andavamo dalla zia Carlotta a prendere la conserva di pomodoro."&lt;br /&gt;Nella mente di Armando si formò uno scenario in cui le cassette di pomodoro venivano posate sul nastro rendendolo una inutile poltiglia di plastica. Quanto sarebbe costato il ripagarlo al proprietario? Con ottimismo invidiabile, elaborò una ulteriore agghiacciante ipotesi: guasto all’auto, padre che prende la borsa degli attrezzi, e invece della chiave del 28 si trova fra le mani il laido filmato, e poi lo sguardo paterno deluso e risentito, la sua immagine di bravo figliolo annullata da quella di maniaco perverso.&lt;br /&gt;- "Vi accompagno io!" - urlò facendo sobbalzare la nonna, decidendo d’impulso che era meglio tenere la situazione sotto controllo, piuttosto che attendere in casa il ritorno dei genitori non sapendo se sarebbero rientrati solo con la conserva al pomodoro o anche con la vergogna di un figlio anormale.&lt;br /&gt;Uscì fuori comunque una bella seratina: la conserva non uccise il filmato che rimase quieto nella mitica borsa degli attrezzi , la zia Carlotta fece una gran festa al nipote così come Andrea, il cugino scemo, che riuscì anche, contro ogni pronostico, a battere il nervoso Armando a rubamazzo per ben due volte.&lt;br /&gt;Il mattino dopo, appena sveglio, Armando prese coscienza della sua drammatica situazione: Una videocassetta clandestina, un solo amico attualmente in ferie disponibile per la visione della cassetta in questione, nessun altro mezzo alternativo, una voglia morbosa di assistere al pornospettacolo.&lt;br /&gt;Praticamente una situazione senza via di scampo.&lt;br /&gt;Nel pomeriggio uscì con la Barbara, la sua ragazza, e considerò di vederlo insieme a lei. Effettivamente la ragazza possedeva parecchie cose: tre televisori, due videoregistratori, uno stereo, un fratello idiota, un padre, una madre (la procace Sig.ra Tina) e tre auto; ma l’ipotesi di assistere alla pornoproiezione insieme a lei era impraticabile. La Barbara già si concedeva ad Armando con il trasporto e la frequenza di una beghina ottuagenaria, ed inoltre disprezzava la pornografia ed i suoi utenti con eccessiva virulenza.&lt;br /&gt;Ma vi era un’altra persona nella vita di Armando che gli poteva essere di aiuto: sua cugina. La Katia aveva solo cinque anni più di lui ed era già felicemente sposata con prole; Armando l’aveva sempre vista come un prototipo di sorella maggiore e sicura di sè, piena di buoni consigli, una classica donna moderna, insomma.. E aveva un videoregistratore. Alla sera si preparò per andare a cena dalla cugina. Non aveva un piano ben preciso. Avrebbero cenato e lui avrebbe improvvisato sul tema, attendendo il momento buono per far vedere il nastro.&lt;br /&gt;Nel frattempo dove mettere il pornazzo? Armando aveva una giacca scozzese color acquamarina con due tasche interne: una era di dimensioni standard, ma l’altra poteva assolvere la funzione di nascondiglio. La cosa parve funzionare, sennonché si era in Luglio inoltrato e l’afa era oppressiva anche di sera, così Amando decise che almeno in auto poteva evitare la sauna.&lt;br /&gt;Si tolse la giacca con il porno dentro e la posò sul sedile di fianco. Vicinissimo alla casa della cugina si verificò l’inconveniente; tutto concentrato a ciò che poteva escogitare nelle prossime ore, Armando si accorse del semaforo rosso solo all’ultimo momento. Frenò, sfiorò un Apecar e gli si spense il motore. La giacca era finita sul pavimento de 124. Scendendo dall’auto si accorse che anche la videocassetta era uscita dal nascondiglio. La rimise velocemente al suo posto, suonò ed entrò in ascensore insieme ad una anziana signora dai capelli azzurrini. Durante l’ascesa della cabina Armando teneva l’atteggiamento di disinvolta serietà così tipico di chi si trova in ascensore con uno sconosciuto: mani in tasca, sguardo nel vuoto. La signora invece no; lo fissava intensamente, anzi lo guadava alternativamente in un punto vicino al petto e poi in volto. La signora aveva anche una espressione schifata. Imbarazzato Armando seguì lo sguardo della vegliarda e i suoi occhi si fermarono su una parte del viso dell’attrice che stava sulla copertina del film. Evidentemente in macchina aveva infilato il nastro nella tasca più piccola e adesso eccolo lì che sporgeva con il suo bel titolo e la faccia eccitata di una protagonista.&lt;br /&gt;Appena la vecchia scese, Armando cercò di rimettere il pornazzo al suo posto. Il nastro si incastrò. La cabina continuava a salire verso il piano della cugina. Armando pigiò alcuni pulsanti dell’ascensore con l’intenzione improbabile di invertire il senso di marcia. Riuscì comunque a bloccare la cabina e a suonare l’allarme quasi contemporaneamente. La cassetta, continuava a non volerne sapere di uscire dalla tasca. Infine stracciò la fodera e mise il turpe filmato dove avrebbe dovuto stare. Rispose con spigliatezza al gruppo di condomini che lo liberò dall’incomoda posizione, con disinvoltura rimbeccò le battute di Katia e di suo marito ed entrò nell’appartamento.&lt;br /&gt;Parole fra parenti. Frasi di circostanza. Poi la banalità si trasforma in crisi;&lt;br /&gt;- "Dammi pure la giacca".&lt;br /&gt;- "No, grazie, preferisco tenerla. Questa sera è un po' fresco".&lt;br /&gt;- "Ma se ci sono 29 gradi".&lt;br /&gt;- "E’ una escursione termica." - viso che diventa pian piano sempre più arrossato sotto lo sguardo indagatore della cugina.&lt;br /&gt;- "Due settimane consecutive di temperatura vicino ai 30 gradi non mi sembrano esattamente una escursione termica". - ribadì Katia; poi con fare casuale, mentre si dirigeva verso la cucina: -"Comunque se il problema è lo strappo che hai dentro la giacca, non ti preoccupare; al limite potrei anche cucirtelo".&lt;br /&gt;Durante questo dialogo Armando si rese conto che i pori della sua pelle stavano emettendo ettolitri di sudore, e la cosa peggiorò durante la cena vera e propria. Già dopo le prime forchettate del primo la giacca non era più un innocuo capo di abbigliamento, bensì un raffinato mezzo di tortura e di coercizione; d’altra parte il togliersela e lasciarla incustodita avrebbe potuto portare ad una prematura scoperta del nastro.&lt;br /&gt;Sudore. Caldo. Parole intorno alla tavola. Il vino bevuto faceva calare le inibizioni. Armando sperava che calassero ulteriormente giusto da inserire nel discorso un "Mi piacerebbe provare il vostro videoregistratore. Ma da solo"; oppure "Adesso collaboro con un giornale di recensioni video e il primo su cui devo lavorare, ci credereste? pare un porno"; ma poteva andar bene anche "Sto facendo un concorso in cui mi mandano una cassetta, ed io vedendola devo trovare la soluzione a delle domande, mi dareste una mano?".&lt;br /&gt;Niente da fare. La rivelazione del tesoro nella tasca non ci fu nè durante la cena nè dopo, quando Armando si trovò sul divano del salotto mentre il marito di Katia proiettava trecentocinquanta diapositive della Sardegna. Ma i suoi bulbi oculari passavano distrattamente sulle immagini dei paesaggi. Si soffermavano piuttosto, su quella scatola nera e piatta che occhieggiava sotto il televisore e che avrebbe potuto donargli 90 minuti di sovratensione psicofisica.&lt;br /&gt;Al momento del commiato, Armando era uno straccio.&lt;br /&gt;Guardò un’ultima volta il video riluttante a separarsene e poi uscì. Si fermò a nascondere nuovamente l’anelato orgasmo in VHS, vomitò tutta la pur ottima cena e guidò il 124 verso casa, rendendosi conto che non aveva mai puzzato tanto di sudore come quella sera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aveva deciso di dargliela su. Aveva chiuso con quel cazzo di nastro. Aveva provato a vederlo, nessuno poteva dire il contrario, ma era stata una missione impossibile.&lt;br /&gt;Lunedì l’avrebbe restituito al proprietario: "Come ti è parso Armando?" - "Oh, avevi ragione, mai viste cose del genere? Che storie..!".&lt;br /&gt;Rassegnato a segnare una ultima occasione persa nel bilancio della sua vita, Armando trascorse una Domenica con la sua ragazza. Una Domenica normale come tante ne aveva trascorse, come tante avrebbe trascorso. Passò la sera a casa della Barbara. Una cena, seduto di fianco al padre di Barbara, il geom. Carlo, un uomo convinto che Armando fosse a conoscenza delle più alte strategie manageriali e d’alta finanza, visto il tenore degli argomenti che usava quando rivolgeva la parola al futuro genero. Una impresa ardua, visto che la conversazione, l’attenzione, la discussione era sempre e comunque monopolizzata, fagocitata, dominata, indirizzata, industrializzata dalla madre di Barbara, la sig.ra Tina.&lt;br /&gt;Quarantacinque gagliarde primavere che venivano attutite da quantità di cosmetici, ore di palestra, abluzioni in vasche di idromassaggio, fantasiose diete. Fedele al motto "non è l’età che conta, ma lo spirito" la futura suocera adottava abbigliamenti e comportamenti più vicini alla generazione della figlia che alla sua, raggiungendo il discutibile risultato di suscitare sentimenti molto vicini al sarcasmo.&lt;br /&gt;La logorroica sig.ra Tina riuscì ad imporre ai presenti la visione di "A qualcuno piace caldo" e Armando si trovò sul divano di fianco a Barbara a vedere un film già visto una mezza dozzina di volte, mentre pensava se mai potesse esistere una legge con l’abuso di videoregistratori.&lt;br /&gt;Finito il film e salutato i prossimi inevitabili parenti, mentre si dirigeva verso la porta d’ingresso, ebbe l’illuminazione. Il lampo di genio.&lt;br /&gt;Armando fissò il mazzo di chiavi di riserva dell’appartamento appese ad una orribile falsa chiave in legno vicino alla porta d’ingresso. Contemporaneamente si rese conto che il fatto che il fratello di Barbara fosse in ferie non rappresentava solo la liberazione da un rapporto umano piuttosto sgradevole, ma anche una concreta possibilità.&lt;br /&gt;Non valutò le conseguenze del suo gesto. Agì e basta. Mentre seguiva Barbara verso la porta, Armando vide la sua mano allungarsi verso il portachiavi raffigurante S. Antonio da Padova, staccare il pesante mazzo dal suo chiodo e infilarselo in tasca.&lt;br /&gt;Una volta in macchina gironzolò a caso per le strade del quartiere in attesa che tutti dormissero nella casa che aveva appena lasciato.&lt;br /&gt;Nella sua testa agirono tutte le forze razionali che conosceva, tutto gli consigliava di recedere dal suo proposito. Con obiettività diede ragione ai buoni consigli della coscienza, ma ciò nonostante, dopo tre quarti d’ora, era di fronte alla porta dell’appartamento con le chiavi in mano e il porno in tasca. Scivolò nella casa convinto che il rumore della serratura avrebbe svegliato anche gli abitanti di città limitrofe. Nulla.&lt;br /&gt;La casa era nel più assoluto silenzio. Deciso Armando entrò nella camera del fratello di Barbara dove, fra poster di moto, computer e mazze da baseball, il nostro eroe sapeva di trovare un Sony da 19 pollici con annesso videoregistratore.&lt;br /&gt;Infilò la cuffia e la collegò alla TV, infilò la cassetta, si sedette sul letto di fronte allo schermo e attese.&lt;br /&gt;Finalmente. Quando qualcuno desidera qualcosa e questo qualcosa così perseguito, invocato, sperato, bramato finalmente si ottiene, il risultato pare spesso inferiore alle aspettative. Armando vide sulle schermo una bellissima barca bianca ancorata in un porto che a lui parve quello di Cesenatico. Poi la telecamera si spostò all’interno dove una coppia eseguiva un saggio di conoscenza carnale. Un tizio si unì ai due, e la cosa non piacque ad Armando perchè l’avvento del nuovo personaggio riempiva il tubo catodico dei suoi particolari intimi. Anche le scene successive erano abbastanza deludenti. Fra primi piani più consoni a trattati di ginecologia che ad un film erotico, clisteri, pelle nera, animali, orkwerk Folletto, banane, stivali neri, deiezioni, falli, orgasmi tanto finti quanto le sentite condoglianze rivolte ad una ricca vedova il giorno del funerale del ricco defunto, fellatio, culi, gemiti monocordi doppiati fuori tempo, Armando sentì le palpebre farsi sempre più pesanti, sempre di più. I gridolini di piacere lo cullavano in un erotico dormiveglia da cui si svegliò di colpo. Sul video una biondona sui quaranta si dava da fare contemporaneamente con sei tizi vestiti da ciclisti. Ma non fu tanto la trama del film a svegliare Armando, quanto il fatto che le urla di piacere degli attori risuonavano in tutta la stanza, rimbalzavano sulle pareti, correvano per le stanze della casa, uscivano in strada, svegliavano le genti, coprivano il rumore delle guerre, il sussurro delle onde degli oceani, le parole delle persone, svegliarono il mondo intero.&lt;br /&gt;Il cavo della cuffia penzolava staccato dalla presa.&lt;br /&gt;L’inferno. La morte civica nella testa di Armando alla convulsa ricerca del telecomando. Lo trova. Aumenta il contrasto. Toglie la luminosità. Infine azzera il volume.&lt;br /&gt;In quel preciso momento si aprì la porta&lt;br /&gt;La signora Tina entrò nella stanza. Guardò per un attimo lo schermo televisivo; il Sony le rimandò le immagini mute di una orgia. Gli attori sembravano recitare una porno pantomima resa ancor più grottesca dallo squilibrio contrasto/luminosità. Poi lo sguardo si posò sul letto. Lì c’era Armando. O meglio, sul letta c’era un viscido verme strisciante, come avrebbe risposto Armando in quel momento se qualcuno gli avesse chiesto chi era.&lt;br /&gt;Vide la donna avvicinarsi avvolta nella corta camicia da notte. Armando si concentrò ancora di più nell’impossibile tentativo di dissolversi nel nulla o, come seconda scelta, di diventare invisibile. Aprì la bocca, ma l’aria si rifiutò di uscire. Tentò di balbettare qualcosa che avesse il barlume di una scusa, della giustificazione, della misericordia, ma gli uscì solo un debole quanto pietoso rantolo, che ricordava l’ultimo istante di vita di una anitra.&lt;br /&gt;La signora Tina gli posò un lungo dito bianco sulle labbra: - "Ssh, pulcino mio..." - mormorò armeggiando con la patta dei pantaloni - "non vorrai mica svegliare Barbara".&lt;br /&gt;Armando chiuse gli occhi cercando di dimenticare la tremenda somiglianza che c’era fra il profumo della signora e quello che usava la propria madre.&lt;br /&gt;La mattina dopo Armando derogò alle sue abitudini entrando in ufficio sul filo del ritardo. Si avvicinò alla scrivania del collega e gli pose il porno. L’uomo spostò lo sguardo dalla finestra alla videocassetta e si illuminò uscendo per un attimo dal suo impallamento postferiale.&lt;br /&gt;- "Ah, Magma! L’hai visto anche tu, come ti è parso?"&lt;br /&gt;Armando guardava serio le pratiche sul suo tavolo. Poi senza guardare in faccia il suo collega mormorò:&lt;br /&gt;- "Che storia!"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4530735146018532048-4020378609886794177?l=sturiellet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sturiellet.blogspot.com/feeds/4020378609886794177/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4530735146018532048&amp;postID=4020378609886794177' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/4020378609886794177'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/4020378609886794177'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sturiellet.blogspot.com/2007/06/magma.html' title='Magma'/><author><name>Filosofia zannona</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05317705149383765149</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_NGeGWx4__Ms/SDXR_b5DlcI/AAAAAAAAATA/q-IsWc6NyhY/S220/7+anni.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4530735146018532048.post-1452467469371032525</id><published>2007-06-17T14:26:00.001-07:00</published><updated>2007-06-17T14:26:41.011-07:00</updated><title type='text'>FUGHE</title><content type='html'>C'era poco da fare, era un "pacco" bello e buono. L'avevo capito da subito e, nonstante ciò, c'ero cascato come un pollo.&lt;br /&gt;"Ben ti stà" mi rimproverai accendendo una sigaretta e lasciando che lo sguardo vagasse oltre i tetti dell'Ospedale Militare. Là, oltre quelle mura dell'ex convento, c'era Padova, una città distante meno di un'ora dalla mia. C'erano negozi, ragazzi, donne, gente che si divertiva ignara di me, bloccato dall'altra parte del muro. Meglio della Caserma Addestramento Reclute da cui provenivo e dove ero rimasto tre giorni a guardarmi intorno indeciso se piangere o ridere di ciò che l'istituzione militare mi mostrava.  Ne ero uscito, anche se temporaneamente, ingobbito da un impermeabile grigio verde, con un assurdo capello da alpino in testa e, subito arrivato alla nuova destinazione, avevo fatto un giro tra i cespugli polverosi e asfittici della stazione. Un giro rapido per interrompere la sequenza di crampi alle gambe e di sudori freddi.&lt;br /&gt; Una piccola sorsata di conforto prima di affrontare un deserto di noia fatto di visite mediche dominate dall'angoscia di un ritorno al corpo, di suore, di preghiere, di sonni turbati dalla carenza bio-chimica del  corpo.&lt;br /&gt;Qua e là delle rare oasi: affinità elettive che si incrociano, seguono profumi illegali, indugiano su birre e sigarette consumate nevroticamente, scambiano sguardi. Infine si ritrovano.&lt;br /&gt;Era così che avevo conosciuto quel tizio di Bassano. Tarchiato con pochi capelli sul cranio da bardotto e i lineamenti del viso affilati dalla piazza, veniva da una famiglia benestante ed era già parecchio andato.&lt;br /&gt;Non mi interessavano i suoi tormenti e sensi di colpa, men che meno le motivazioni che stavano alla base di una discesa così veloce lungo il vizio, abituato oramai a  rapporti strettamente funzionali, il tipo rappresentava per me solo ed unicamente un utile tramite tra me e ciò a cui miravo. Il mio istinto ebbe ragione, infatti il ragazzo parlava tanto, troppo, e bastò una allusione, una soltanto, per portarlo entusiasticamente sull'argomento.&lt;br /&gt;- Ci sarebbe Paco, lui sà dove trovarla.- spiegò&lt;br /&gt;- Chi sarebbe questo Paco ?&lt;br /&gt;- Quel tipo là. - rispose indicando un angolo del cortile - Quello sdraiato sul muretto a prendere il sole.&lt;br /&gt;Alto, magro e con la capigliatura apparentemente risparmiata dallo scempio del barbiere militare, stava tranquillamente a prendere il sole, con i pantaloncini color Kaki e la Fruit bianca.&lt;br /&gt;Il tizio di Bassano lo trattava con quella deferenza che solitamente si riserva ad un capetto o, vista la situazione, al "tipo" quel personaggio da piazza dotato di un potere tanto enorme quanto effimero.&lt;br /&gt;Il Paco in questione, d'altronde, si muoveva ben conscio della sua parte: gesti sciolti, calmi derivati da quella sicurezza che solo fonti qualificate ti possono dare e che naufragano di fronte ad un rifornimento bruciato o ad una retata dei carabinieri.&lt;br /&gt;- Nessun problema.- continuava a ripetere una volta che aviammo le trattative - Si può fare. Alle 7 di sera, quando distribuiscono il rancio, ci troviamo nel cortile dietro, poi si fà spesa.&lt;br /&gt;- Non ce l'hai tu ?.- chiesi diffidente.&lt;br /&gt;- Lui esce e sà dove trovarla.- mi spiegò, non richiesto, lo scoppiato Bassanese.&lt;br /&gt;Alle 19 in punto mentre tutti i pazienti  del reparto Osservazione ringraziavano Dio per le schifezze che uscivano dalle pentole e dai tegami, ce la filammo elegantemente andando all'appuntamento.&lt;br /&gt;Oltre a noi c'erano due vicentini, le faccie stravolte dall'astinenza e quarantamila lire da aggiungersi al mucchio delle mie trenta.&lt;br /&gt;- Bene ragazzi, aspettate che io vado.- esordì Paco una volta che ebbe contato i soldi.&lt;br /&gt;- Un attimo - interruppi - Io i soldi in mano non li do nemmeno a mia madre.&lt;br /&gt;- Ok, allora o ti riprendi la tua fresca oppure vieni con me.- rispose senza guardarmi.&lt;br /&gt;E subito si diresse deciso verso il muro di cinta.&lt;br /&gt;Facendo leva su un paletto si arrampicò in cima, poi agrappandosi alla rete metallica si equilibrò verso un varco.&lt;br /&gt;- Vieni ? - chiese guardando da oltre tre metri di altezza il mio naso all'aria.&lt;br /&gt;Avevano già acceso le luci e un riflettore lo crocefiggeva contro quella recinzione, gli altri componenti del gruppo erano spariti e quel buco lassù nella rete era minaccioso. Di là da quel varco c'era uno sbattimento da farsi con tutti i crismi,  gente che affollava banconi di bar per un aperitivo,ragazzi padovani che prendevano accordi per la serata, impiegati che rincasavono stanchi di straordinario. Ma c'era anche una altezza considerevole, e la possibilità di essere scoperto e rispedito al corpo insieme allo scomodissimo marchio  di insofferente alla disciplina militare.&lt;br /&gt;Sorrisi dunque a quel tipo lassù in alto.&lt;br /&gt;- Non fare tardi che poi stò in pensiero.&lt;br /&gt;Ricambiò il sorriso e riprese le sue acrobazie infilando le lunghe gambe nel varco, ondeggiando pericolosamente verso il lastricato alle sue spalle e sparendo infine al di là del confine con il mondo.&lt;br /&gt;Questo alle 19.15 ora locale.&lt;br /&gt;Adesso l'orologio segnava le  23. e ancora non si era visto.&lt;br /&gt;Quindi mi aveva fregato. Matematico.&lt;br /&gt;Un "pacco" di quelli classici, da non raccontarsi in giro per non diventare un cane di paglia in servizio permanente.&lt;br /&gt;Accendo un'altra sigaretta  pensando al solito rito che mi sarebbe toccato l'indomani: cercare Paco tra una visita e l'altra, forse trovarlo, minacciarlo, ascoltare le sue scuse e non credere a una parola.&lt;br /&gt;Con gli altri tizi, magari lo si poteva portare in un angolo, rompergli il naso e vedere uscire quel sangue che aveva già metabolizzato i miei soldi. Picchiarlo per frustrazione, per non creare la fama di uno che si può fregare impunemente.&lt;br /&gt; Prendere a pugni la propria degradazione riflessa nell'altro.&lt;br /&gt;Sostanzialmente un atto di sopravvivenza gratuita.&lt;br /&gt;Il tizio di Bassano si avvicinò. Con il sottofondo del chiostro e quella sua felpa dal capuccio tirato sulla testa sembra proprio un fraticello.&lt;br /&gt;- Non si vede ancora.- annuncia&lt;br /&gt;- Già.&lt;br /&gt;La sua presenza mi infastidisce, la sua ovvietà pure, così come il suo coinvolgimento in una storia da cui ne esce solo della beneficenza .&lt;br /&gt;- Stò malissimo.- continua a ripetere - Se non torna Paco... Cristo devo chiedere all'ufficiale medico un paio di Roipnol...&lt;br /&gt;- Non te ne darà più - dico con cattiveria.- Ci sei andato già tre volte.&lt;br /&gt;Non riesco a fargli male, lui è più esperto di me circa l'ambiente, e infatti replica con sicurezza&lt;br /&gt;- Oh si che mi li darà! Lui vuole solo dormire in pace e ha paura che pianti un casino.&lt;br /&gt;Voglio rimanere da solo. In queste situazioni l'unica arma che può avere un minimo di efficacia è quella di aspettare.&lt;br /&gt;Una  cosa che si impara subito: far passare il tempo per interminabili minuti a bordo di una macchina, su una panchina, sotto un portico, fumando una sigaretta dietro l'altra mentre mille faccie si incrociano senza essere quella giustaposservando tutte le faccie che passano sperando di vedere quella giusta.&lt;br /&gt;- Io vado giù - sentenzia il ragazzo muovendosi.&lt;br /&gt;- Sì vai, vai.&lt;br /&gt;- No perchè stò troppo male. Sai com'è no ?&lt;br /&gt;Ieri non stava TANTO male. Se questa sera il suo dolore è forte come una pena d'amore la colpa è della speranza, dell'illusione.&lt;br /&gt;Accendo una sigaretta e riprendo l'attesa. Non di Paco, oramai lui non l'aspetto più, ma del mattino. Arriverà portandosi via questo nervosismo, questo sudore freddo che scende lungo la colonna vertebrale, queste lancette dell'orologio che si muovono troppo lente e troppo veloci.&lt;br /&gt;Un altro mozzicone di sigaretta scende a far compagnia all'altro, oramai spento.&lt;br /&gt;Mi muovo verso il mio reparto e la branda sperando solo in qualche ora di sonno.&lt;br /&gt; A un risveglio in un mondo meno bastardo non spero più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         - Sveglia. Dai coso... Bologna svegliati!&lt;br /&gt;Ho dormito solo due minuti, due ore, due secondi. Un sonno malsano, turbato dalle retroguardie della carenza, dai passi degli insonni, dai lamenti notturni provenienti dalle brande vicine e,ora, da qualcuno che mi scrolla.&lt;br /&gt;- Dai cazzo! - continua a dire una voce soffocata. I miei occhi scorrono su di lui senza vederlo, si fermano sulla mia roba ammonticchiata dietro la branda. Istintivamente la palpo.&lt;br /&gt;Sembra tutto a posto, nessuna mano estranea pare esserci messa in mezzo come quella sera, la prima, in cui mi trafugarono le stellette dalla divisa..&lt;br /&gt;L'ombra tiene la voce bassa per non farsi sentire.&lt;br /&gt;- Vieni dai, alzati.&lt;br /&gt;Mi sembra che sia Paco, ma forse è ancora colpa dell'illusione.&lt;br /&gt;Comunque sia quell'illusione la seguo nei cessi.&lt;br /&gt;- Cazzo, certo che hai il sonno duro.- dice mentre lava qualcosa sotto l'acqua.&lt;br /&gt;- Uhm ! Quando prendo sonno...&lt;br /&gt;Sul bordo del muretto che divide le latrine c'è tutto l'armamentario occorente per l'occasione.&lt;br /&gt;- E gli altri ?.- chiedo.&lt;br /&gt;- Non ce ne è abbastanza.- risponde con gli occhi fissi su quello che stà facendo.&lt;br /&gt;- In giro c'era un sacco di madama e non si trovava niente. Dieci carte ho dovuto tenerle per darle alla guardia giù nell'entrata...&lt;br /&gt;- E il buco nella rete ?&lt;br /&gt;- E' impossibile rientrare di là. Tieni. - conclude passandomi il cilindro di plastica talmente sbiadito che la gradazione fatica a leggersi.&lt;br /&gt;- Mi pare usata.- constato esaminandola con occhio critico.&lt;br /&gt;- E' usata. Raccolta da terra causa farmacia di turno troppo lontana. Comunque, male che vada, una epatite vale sessantagioeni di convalescenza.&lt;br /&gt;Un giorno forse verremo tutti riciclati in avvocati, medici, infermieri specializzati in analisi del sangue, dirigenti di multinazionali che passano sopra ogni valore e sentimento per realizzare il proprio obiettivo. In attesa del mondo nuovo non mi formalizzo sul pericolo  di una ulteriore imissione di virus, e nemmeno del fatto che una parte di quello che mi spetta è ben avvolto in un pezzetto di stagnola che riposa, tranquillo, nelle tasche di Paco.&lt;br /&gt;- Il filtro ?&lt;br /&gt;- Tienilo tu.- concedo.&lt;br /&gt;L'ago è spuntato e la mano è tremolante a causa del sonno, della carenza, dell'emozione di un incontro troppo atteso. Poi il sangue si fà strada, si coniuga con il liquido giallognolo e allora mi nasce il sorriso.&lt;br /&gt;Coperta chimica, brodo caldo in una sera d'inverno, biglietto per un attimo di requie, è tutto lì in un cilindro di plastica, a portata di un colpo di pollice.&lt;br /&gt;Solitamente gioco un po' con lo stantuffo, mi piace vedere il rosso che va e che viene, ma questa volta c'è l'incognita di un ago che potrebbe bloccarsi proprio sul più bello e schizzare tutto fuori, così spingo piano, con cautela.&lt;br /&gt;- Cazzo, non è male. - mormoro mentre l'onda sale,  rende pesante la nuca, la radice del naso, scalda la mia anima.&lt;br /&gt;Paco è ancora lì che traffica.&lt;br /&gt;- Vuoi una mano ?- chiedo sentendo che la mia voce è già arrocchita dalla depressione polmonare.&lt;br /&gt;Scuote la testa, poi sorride.&lt;br /&gt;- Com'è ? - domanda con soddisfazione.&lt;br /&gt;Annuisco e accendo due sigarette, come di solito si fà dopo un pranzo o una buona scopata.&lt;br /&gt;Ci lasciamo alle spalle il puzzo delle latrine e andiamo sotto il portico del chostro.&lt;br /&gt;Seduto per terra assorbo il fresco del muro attraverso la schiena mentre l'orologio dell'ospedale batte l'una di notte, qualche povera anima cammina fumando incontro al mattino.&lt;br /&gt;- Certo che sono proprio assurdi. Questo cazzo di orologio batte tutte le ore facendo un casino d'inferno e questo in un posto dove la massima parte della gente non riesce a dormire.&lt;br /&gt;- Una cosa  non assurda non trova posto nella vita militare.- commenta Paco.&lt;br /&gt;- Sei un vecchio saggio tu- ridacchio con voce impastata - Ti servirà domani con quei tipi che ti hanno dato i soldi ?&lt;br /&gt;- Boh ? - risponde alzando le spalle. - Chi se ne frega, tanto sono dei veneti !&lt;br /&gt;- Non, sul serio!- riprende con foga rispondendo alla mia risatina - Mi stanno sui coglioni. Per loro esiste solo Cristo, i soldi e il vino ! Sono tutti ubriachi e bigotti  oltre che Carabinieri. Sai il concerto che hanno fatto da te i Clash?&lt;br /&gt;- Quello gratis.&lt;br /&gt;- Esatto, quello. Da Fidenza siamo partiti in quattro, siamo arrivati a Castelfranco e zac! ecco lì i caramba. Documenti, solite storie e, stiamo già andando via che uno di loro mette la sua testa di cazzo in macchina, annusa e scova due cicche di spinelli nel portacenere. Morale: concerto perso e tutta la sera passata al comando ad ascoltare la paternale di un maresciallo. Veneto.&lt;br /&gt;- Vabbè, non puoi prendere un carabiniere da esempio.&lt;br /&gt;- No, lascia stare. Anche su alla mia caserma sono tutti di quella razza.&lt;br /&gt;- Beh, anche dal Car da cui vengo io sono tutti veneti.&lt;br /&gt;- Vedi ? Ho ragione o no?&lt;br /&gt;- Ma dai! Come tutte le persone alcuni sono tizi in gamba e altri sono da bruciare.&lt;br /&gt;- Al Car la gente non è ancora scoppiata.- dice dopo una lunga pausa&lt;br /&gt;- Invece, da dove vengo io, la storia è un'altra.&lt;br /&gt;Una storia brutta, pare, e anche lunga.&lt;br /&gt;Con voce resa asonnata dll'iniezione, Paco mi racconta una brutta favola ambientata in un mondo parallelo dove regnano stupidità, arroganza, solitudine.&lt;br /&gt;Cullato da quella ninna nanna chimica che ho dentro l'organismo, tengo le palpebre rilassate, la sigaretta che scandisce il tempo consumandosi tra le dita, il sonno allontanato da pruriti improvvisi. Quel mondo ora non mi può ferire, forse domani riuscirà a ghermirmi, ma questa notte no, questa notte sono protetto.&lt;br /&gt;Percepisco un cambiamento nel tono di voce del mio compagno. C'è dell'ansia nelle sue parole e dopo le lunghe pause riprende il discorso su note isteriche. Sintonizzandomi meglio capto singulti sempre più frequenti che interferiscono con un discorso oramai arreso alla comprensibilità.&lt;br /&gt;- Dai - mormoro voltandomi verso di lui proprio quando le lacrime iniziano ad uscire dai suoi occhi.&lt;br /&gt;Dolcemente attiro la sua testa sulla mia spalla.&lt;br /&gt;- Non ci voglio più tornare... non ci voglio più tornare là... mi fanno morire... voglio tornare a casa mia.&lt;br /&gt;Ora abbraccio forte quel corpo così agile e sicuro di sè e ora indifeso lontani chilometri da una città amata e odiata, da una canna fumata su un Dyane parcheggiato lungo gli argini, da un ragazza baciata con la complicità della musica dei Doors.&lt;br /&gt;- Io... quando ero a casa non mi facevo... gli odiavo i tossici... ma... non ci torno non ci torno lassù!&lt;br /&gt;Mi arrivano in testa le piazze piene di gente, la scazzatura del sabato sera, i temporali visti dai colli, quattro culi che provano le sospensioni al ritmo dei Led Zeppelin, i cessi della stazione, mura antiche da cui fuggire e da rimpiangere.&lt;br /&gt;- Non fare così, dai...- gli sussurro continuando a cullarlo.&lt;br /&gt;- Ce la fai, credimi, ce la fai. Uno come te non può non uscirne. Cacciaglielo in culo. Sopravvivi.&lt;br /&gt;Una anima in pena passa e lancia una occhiata fuggevole. Classificherà la situazione come una delle tante storie tra maschi che nascono non a causa di uno sbalzo ormonale ma per solitudine e disperazione. Dopo due passi la cosa finirà relegata in uno scomparto secondario della sua mente lasciandogli ,forse,  solo una piccola sensazione di nostalgia per un attimo di conforto che, nel suo forsennato girovagare non trova.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         - Ho già fatto un salto in medicina ma la suora non mi ha fatto entrare.&lt;br /&gt;Il tizio di Bassano mi parla mentre punto le stellette sulla divisa di panno. Le ho trovate questa mattina sopra un pacchetto di Camel nuovo, in bella vista sullla borsa. Ho saltato la colazione e un tenente medico mi ha informalmente avvertito che, quasi con sicurezza, oggi avrò il foglio di convalescenza così, anche se praticamente ho dormito un paio d'ore, mi sento fresco e riposato.&lt;br /&gt;- I tipi di Vicenza sono neri duri e ci aspettano dopo il rancio per andare a cercare Paco.&lt;br /&gt;Mi sono concesso il lusso di farmi la barba non avendo oramai bisogno di esaltare la mia oggettiva e innaturale magrezza.&lt;br /&gt;- No.- rispondo controllando nello specchio il mio stato.&lt;br /&gt;- Cone no?.- si stupisce il tipo.- In fondo ci hai messo trenta carte.&lt;br /&gt;- Trenta carte vanno e vengono. Anche i concerti dei Clash e la naja. Rimane solo la tua soppravivenza.&lt;br /&gt;- Conservati - raccomando infine dandogli un buffetto sul viso ottuso.&lt;br /&gt;Poi, con passo quasi marziale vado ad affrontare l'ultimo ostacolo tra me e la mia continua fuga.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4530735146018532048-1452467469371032525?l=sturiellet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sturiellet.blogspot.com/feeds/1452467469371032525/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4530735146018532048&amp;postID=1452467469371032525' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/1452467469371032525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/1452467469371032525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sturiellet.blogspot.com/2007/06/fughe.html' title='FUGHE'/><author><name>Filosofia zannona</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05317705149383765149</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_NGeGWx4__Ms/SDXR_b5DlcI/AAAAAAAAATA/q-IsWc6NyhY/S220/7+anni.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4530735146018532048.post-4697303063799505491</id><published>2007-06-17T14:23:00.001-07:00</published><updated>2007-06-17T14:23:26.158-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>-      Mi dai 50 carte che devo andare a farmi fare  un prelievo ?&lt;br /&gt;-      Se avessi 50 carte andrei al centro prelievi delle nigeriane di Via Tuscolano che chiedono solo 30. E con i 20 che avanzano andrei a mangiare alla Sosta. -  rispose Andrew ignorando la mano tesa.&lt;br /&gt;Renzone sogghignò allungando la mano verso il bicchiere di amaro, considerò che non c'era tanto liquido nel bocchiere e ripiegò su una Diana rossa.&lt;br /&gt;Fino ad allora la serata era stata loffia, troppo loffia. Era smontanto dal turno delle 18 ed ora, dopo tre ore buone buone era lì, impantanato al tavolino di plastica sotto il portico.&lt;br /&gt;-      vieni con me Renzone che ti porto in un posto buono ?&lt;br /&gt;Lui era già due ore che era l a quel cazzo di tacvolino a cenare con l'Unicum e non aveva nessuna prospettiva di far girare la serata. Ma dato che era un predatore da Bar e sapeva che bastava pazientare e qualcosa, prima o poi, succedeva o arrivava era stato l a bere ed aspettare. Nonostante la grande, grandissima noia che aveva, cercè di darsi un tono giusto per far capire che Renzone non andava poi in giro al primo invito.&lt;br /&gt;Quindi si tormentò mustacchi ingialliti dalle Diane e, serissimo, chiese:&lt;br /&gt;-      dove si và ?&lt;br /&gt;Andrew guardò un attimo quel faccione reso più roseo dalla corona dei lunghi capelli bianchi, si fissò un attimo sulle eruzioni cutanee che stavano apparendo sulla fronte di Renzone e la cosa gli diede un involontario sguardo serio e profondo. Così quando disse : - fidati Renzone, ti porto in un posto e basta. - l'altro , che avrebbe seguito anche chi gli avesse proposto di sbadilare letame pur di schiodarsi dal pantano del bar, ebbe la scusa per dire: - Ok, finisco questo e sono con te.- e non era arrivato all'ultima sillaba che l'amaro era oramai solo ed esclusivamente un problema del suo  fegato.&lt;br /&gt;Andrew manovrò la sua  rispettando una delle regole del bar: uscire dal parcheggio senza far spostare le macchine che ti chiudevano, e se la cosa riusciva dopo un tot di bevute, erano punti guadagnati.&lt;br /&gt;-      soccià se sapevo che avevi uno stereo così, prendevo una delle mie cassette.&lt;br /&gt;-      Non lo so Renzone, è un bagaglio che và e non và- rispose Andrew temendo che l'altro avesse nel borsello un nastro di Franco Paradise.&lt;br /&gt;-      No, ma dicevo così, sai che io ho scritto delle canzoni per Franco Paradise no ?&lt;br /&gt;-      Sì, me le hai fatte anche sentire. C'era quella sulla amicizia tradita…&lt;br /&gt;-      Esatto.&lt;br /&gt;-      Che poi mi hai detto che è una storia vera eccetera eccetera.&lt;br /&gt;-      Proprio lei. Al prossimo incorcio gira a destra.&lt;br /&gt;-      Dovevamo andare dall'altra parte.&lt;br /&gt;-      Giri poi alla traversa, ma volevo passare di qua a vedere se c'è ancora quella russa…&lt;br /&gt;La vecchia auto si destreggiava bene nelle strade deserte di una delle tante piccole zone industriali alla periferia della città. Quattro o cinque isolati di capannoni delimitati da strade in cui le  macchine aziendali parcheggiate nel pomeriggio lasciavano il posto, appena si accendevano i lampioni, alle  prostitute. Mentre si avvicinava il cartello che annunciava il confine della città con l'hinterland as Andrew venne in mente che recentemente si era volto il GP di Formula 1, cosa che lo interessava meno del campionato di cricket ma che era tra i massimi interessi del suo passeggero. Così, a livello preventivo, buttò lì un argomento neutro.&lt;br /&gt;-      Chi c'era lì al bar ?&lt;br /&gt;-      Stasera non c'era un cazzo. I soliti scoppiati. Oramai il posto si è rovinato. Io lo frequento di meno.&lt;br /&gt;Andrew evitò di indagare sui parametri del più e del meno considerando che oramai Renzone poteva quasi dirsi socio del barista, trascorrendo quasi il medesimo tempo nel medesimo locale.&lt;br /&gt;Quindi saggiamente (e ruffianamente) ne convenne pigiando un po' di più il pedale dell'acceleratore su uno stradone tanto bastardo da non sapere se era ancora città o già campagna.&lt;br /&gt;-      Forse ho capito dove mi porti.&lt;br /&gt;-      Non ti dico un cazzo Renzone.&lt;br /&gt;Erano entrati in uno di quei paesi subito fuori città, paesi che lo erano di nome, di storia e amministrativamente, ma che in pratica ora potevano definirsi solo ed esclusivamente dormitori. Ad un incrocio su cui si affacciava una vecchia casa colonica in demolizione, l'auto girò verso un gruppo di case tutte uguali e apparentemente disposte da un urbanista con seri problemi mentali, poi prese un'altra strada che finiva nel cemento. Parcheggiò (o meglio: spense il motore) in fondo, dove c'era il cordiolo di cemento che delimitava  una decina di metri di erba incolta al di là della quale si vedevano fioche luci. Sembrava impossibile con il buio, ma lì, fino a qualche anno prima c'era un capolinea di una linea del bus. E tra quelle fioche luci ce ne era una di un bar.&lt;br /&gt; E dove c'era un capolinea coincidente con un bar, c'era un ricordo di Renzone.&lt;br /&gt;Con insospettata agilità, questi uscì dall'auto, si grattò la buzza, infilò il borsello sotto braccio e trovò subito un sentiero lastricato nascosto tra le erbacce.&lt;br /&gt;Andrew riuscì a superarlo proprio in tempo per spalancare la porta del locale, buttare una occhiata dietro al bancone e lanciare un tonante:&lt;br /&gt;-      Ciao Gualtiero, guarda chi c'è !&lt;br /&gt;Un uomo che dimostrava almeno 5 anni di più di quella che aveva, uscì da dietro al banco mettendo a fuoco la porta attraverso le occhiaie e il fumo della sigaretta.&lt;br /&gt;Poi, il labirinto di rughe si distese in un sorriso che faticava a tenere a freno una dentiera bisognosa di un tagliando.&lt;br /&gt;-      Ma chi mi hai portato ! Il mio amico Renzone !&lt;br /&gt;L'abbraccio tra i due apparve più un incontro di sumo. Alla destra Renzone: polo blu in terital che tirava di brutto sulla prominenza alcolica della pancia,  cappelli all'omero con vaghe striature giallognole tra il bianco,  borsello abilmente tenuto sotto l'ascella.&lt;br /&gt;Dalla parte opposta il barista: permanente vecchiotta e bisognosa di un ritocco di tintura nera che arrivava sotto la scapola lasciando una striscia grigia sulla camicia bianca infilata nei jeans, sigaretta ultraleggera con cenere in precario equlibrio, accento ferrarese.&lt;br /&gt;All'incontro, intanto il bar si era fermato. Non ci voleva molto, dato che la vita nel locale sembrava fissata  in un tempo immobile scandita dai ritmi alcolici. Ampio, con due vetrine che davano sul marciapiede, la sala principale era atraversata da un lungo bancone ad angolo di fornte la quale troneggiava un tv seguita vacuamente da un maghrebino avido di ogni termine linguistico italiano. Alla sinistra del banco, una sala con qualche tavolino occupato dalla tossica ufficiale  del paese e da un pensionato meridionale, in fondo una teorie di macchinette mangiasoldi con davanti un paio di personaggi in stato catartico.&lt;br /&gt;Intanto i due protagonisti si erano finalmente sciolti dal lungo abbraccio finito in un pareggio.&lt;br /&gt;-      Come stai ?&lt;br /&gt;-      Non c'è male, e anche tu ? ti vedo in forma,&lt;br /&gt;-      Hai visto che te lo avevo detto che te lo avrei portato ? - si intromise Andrew sentendosi molto la Raffaella Carrà che riunisce famiglie dopo ventenni.&lt;br /&gt;-      Cosa bevi Renzone ? Guidi ancora i bus ?&lt;br /&gt;-      Ssssè ! prenderei un unicum. E tè suoni ancora ?&lt;br /&gt;-      Oramai solo ogni tanto. Ho preso una tastiera che è una favola ma sai… il bar, il tempo.&lt;br /&gt;-      ehh… tu sì che stai bene…&lt;br /&gt;-      Ma c'è il mio amico Renzone ! che piacere, che piacere…&lt;br /&gt;-      cosa ti avevo detto: che te lo portavo no ? io prenderei una Ceres.- interloquì ancora Andrew trovandosi in mano un bicchiere tracimante lo stesso J&amp; B che riempiva il bicchiere del barista.&lt;br /&gt;-      Alla amicizia ! - urlò questi brandendo il wisky come la fiaccola della statua della libertà.&lt;br /&gt;Seguì un logico brindisi a cui si associò la tossica di paese con la sua Moretti da 66 cl e una frase in maghrebino detta da qualche parte laggiù, vicino al bancone.&lt;br /&gt;        &lt;br /&gt;-      Quando facevo capolinea con il 98 prendevo sempre una piada e qualcosa da mandarla giù, e ci frequentavamo sai ? l'ho anche seguito quando faceva le serate con l' Orchestra. Molinella, Ostellato, Codigoro. Paesi di mmerda. Era bravino sai ?&lt;br /&gt;-Uhmm uhmm&lt;br /&gt;Andrew dapprima aveva provato a calcolare quanti soldi gli ersano partiti  nei vari giri di festeggiamento della riunione dei due personaggi. Poi, considerano l'impresa improba , si era concentrato nella duplice operazione di guidare con il  suo pilota automatico alcolico inserito  e di far finta di ascoltare Renzone ponendo, di tanto in tanto una domanda intelligente.&lt;br /&gt;-      No, ci siamo frequentati per un bel po' di tempo. Sua moglie, la Lina, cucinava una anguilla che era una favola. Loro sono di là: Comacchio, Portomaggiore o uno di quei paesi di mmerda lì.&lt;br /&gt;L'autista prese in considerazione l'idea di sfruttare un semaforo rosso per vomitare, poi trovò le sigarette, considerò che la tossica gliene aveva scroccate più di quelle che credeva e partì non aspettando il verde.&lt;br /&gt;-      Siete molto amici dunque.&lt;br /&gt;-      Io non ho amici. Al limite conoscenti.- sentenziò Renzone - e poi stò cancellando anche quelli.&lt;br /&gt;-      Vabbè, il problema è quello che ti dico sempre: sei troppo buono e la gente se ne approfitta.&lt;br /&gt;-      Sssè ! diciamo che è così. Comunque con Gualtiero ero di famiglia. Soccia la fighina che c'era prima l'hanno già caricata. Lo dicevo io.- considerò lanciando una occhiata professionale alle battone.&lt;br /&gt;-      Ma sai Renzo, quando abitavo lì da quelle parti quel bar lì l'ho un po' frequentato. Niente di che, tipo che alla sera era difficile che ci passavo. Più che altro colazioni. Poi mi hai detto che conoscevi il posto e così lo dico al barista e questo inizia a fare dei gran squasi come se avessi parlato di suo fratello emigrato in Australia e mai più rivisto.&lt;br /&gt;-      Eh… - sogghignò Renzone - a volte lascio dei bei ricordi.&lt;br /&gt;-      Peccato che non c'era la moglie. Lei la conoscevo un pelo di più, sempre un complimento per mia figlia... Da giovane doveva essere stata una gran bella donna. - concluse Andrew accostando ad una doppia fila di auto di fronte al consueto bar.&lt;br /&gt;-      Guarda mò qui com'era.&lt;br /&gt;Andrew spense il motore e accese le luci interne prendendo in mano le foto che Renzone aveva estratto dal portafoglio e che gli stava porgendo.&lt;br /&gt;Nella prima c'era l'amico. Pareva uguale ad ora ad eccezione di un ventre molto meno prominente, ma ad un esame meno approfondito si notava che i consueti baffoni e i capelli lunghi erano ancora neri. Seduto su un cofano di una Giulietta 1300 coupè teneva un braccio intorno alle spalle di una donna che Andrew riconobbe come la moglie  del barista al netto di anni di sacrifici e lavoro.&lt;br /&gt;-      Già. Era una gran bella donna. -commentò serio.&lt;br /&gt;-      Anche una gran bella chiavata se è per questo. - concluse renzone aprendo lo sportello prima di aggiungere:&lt;br /&gt;-      Bevi qualcosa ?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4530735146018532048-4697303063799505491?l=sturiellet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sturiellet.blogspot.com/feeds/4697303063799505491/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4530735146018532048&amp;postID=4697303063799505491' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/4697303063799505491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/4697303063799505491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sturiellet.blogspot.com/2007/06/mi-dai-50-carte-che-devo-andare-farmi.html' title=''/><author><name>Filosofia zannona</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05317705149383765149</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_NGeGWx4__Ms/SDXR_b5DlcI/AAAAAAAAATA/q-IsWc6NyhY/S220/7+anni.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4530735146018532048.post-3603331235554917668</id><published>2007-06-17T14:20:00.000-07:00</published><updated>2007-06-17T14:22:17.485-07:00</updated><title type='text'>AMORI</title><content type='html'>-    Ma come ho fatto... –  mormoro guardando una vecchia foto o evocando un ricordo seppellito dagli anni.&lt;br /&gt;Eppure... quel viso che incrocio e con cui, magari scambio  due o tre parole di circostanza, un po’ imbarazzate e non più complici, quel viso che ho baciato come se non esistesse niente altro al mondo, quel viso di cui ora cerco i tratti che mi avevano attirato trovando solo i segni del tempo. Quel viso un tempo l’ho amato. Anche se sembra impossibile, è giusto così. L’amore non ha gerarchie o classifiche. È chimica, è storia è tempo. È un percorso senza una meta definita. E come tale ha le sue tappe fatte di soste, su strade che si intrecciano, si incrociano, si superano, si intersecano e si divaricano.&lt;br /&gt; Tappe a volte dolorose e sempre infinite lontano dalle quali c’è sempre un altro orizzonte fatto di altre persone o magari sempre le stesse ma in un altro tempo.&lt;br /&gt;Un fiume che scorre lasciando fertili detriti dove nasce il nostro vivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) L’ Amore totale:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raccolgo una bambola abbandonata sul divano&lt;br /&gt;c’è anche una cuffia scelta da lei&lt;br /&gt;comperata da me&lt;br /&gt;anche se non mi piaceva poi tanto&lt;br /&gt;Sospirando raccolgo anche un guanto&lt;br /&gt;e mentre poso il tutto nella sua camera&lt;br /&gt;un lento e dolcissimo struggimento&lt;br /&gt;mi scalda il cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bellissimi&lt;br /&gt;Mi lascio andare in quel mare di parole&lt;br /&gt;Cullandomi passivo, in quella voce&lt;br /&gt;Ieri da paperina oggi da donna,&lt;br /&gt;sulle onde di una conosciuta ed amata orgogliosa giovinezza.&lt;br /&gt;Nelle parole, forse più che nei lineamenti&lt;br /&gt;Trovo la crescita del mio ieri&lt;br /&gt;E me la coccolo&lt;br /&gt;Me la accarezzo&lt;br /&gt;Me la proteggo&lt;br /&gt;Poi interrompe il flusso delle sue parole per chiedermi:&lt;br /&gt;“Che c’è papi ? sei sveglio ?&lt;br /&gt;e riapro gli occhi beato anche della sua preoccupata irritazione&lt;br /&gt;“Certo amore.  Sto bene. Sto da dio”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) L’ Amore prigioniero:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta la luce&lt;br /&gt;per rivivere una magia&lt;br /&gt;di una sera mai trascorsa&lt;br /&gt;di due mani solo sfiorate&lt;br /&gt;di una tensione che&lt;br /&gt;come dolce ricordo&lt;br /&gt;accompagna passi oziosi e senza meta&lt;br /&gt;in una notte la cui luce&lt;br /&gt;è quella di una candela&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) L’ Amore finito:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mettere i piedi sul divano per favore,&lt;br /&gt;Quando lo comprammo&lt;br /&gt;ci tenevamo ancora&lt;br /&gt;per mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) L’ Amore vulnerabile:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono le parole&lt;br /&gt;ma da dove escono.&lt;br /&gt;Da quella bocca che è&lt;br /&gt;tepore di cuscino&lt;br /&gt;abbraccio di un bambino.&lt;br /&gt;Vedere la complessità delle cose&lt;br /&gt;dentro ciò che è e ciò che è stato&lt;br /&gt;trovare la semplicità di un gesto&lt;br /&gt;l’importanza di un bacio non dato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) L’ Amore desiderato:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bello sarebbe amarti d’inverno&lt;br /&gt;trovare la tua mano gelida nella profondità della tasca&lt;br /&gt;riscaldare il naso sul tessuto dei tuoi vestiti&lt;br /&gt;intuire le tue forme sotto al mio maglione, dopo l’amore&lt;br /&gt;e scrivere i nostri nomi sulla condensa del vetro&lt;br /&gt;per poi vederli sfumare&lt;br /&gt;sapendo che basta un bacio&lt;br /&gt;per farli rinascere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6) L’ Amore dalla vita rubato:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Ciccio:&lt;br /&gt;Forse sei lì in quella montagna&lt;br /&gt;testimone delle risa e degli accordi di blues padano&lt;br /&gt;Ti sei sdraiato in lei&lt;br /&gt;insieme ai nostri sogni,&lt;br /&gt;insieme al nostro voler vivere,&lt;br /&gt;insieme al nostro amato caos&lt;br /&gt;E poi tutto è stato coperto di polvere&lt;br /&gt;Polvere bianca...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;7) L’ Amore genetico:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fiori&lt;br /&gt;colorati&lt;br /&gt;come un mattino di primavera&lt;br /&gt;Fiori&lt;br /&gt;profumati&lt;br /&gt;come l’odore della propria casa&lt;br /&gt;Fiori&lt;br /&gt;freschi&lt;br /&gt;come una confortante carezza&lt;br /&gt;Fiori&lt;br /&gt;che Ti vogliono bene&lt;br /&gt;…come noi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perso nel mio correre&lt;br /&gt;stanco e arreso sul confine&lt;br /&gt;della mia vita,&lt;br /&gt;sentii la sua mano che tentava&lt;br /&gt;, inutilmente, di piegare&lt;br /&gt;la sua innata ruvidezza all’amore.&lt;br /&gt;Aggrappato a quella carezza&lt;br /&gt;pesante e dolce&lt;br /&gt;cercai di dire quelle parole&lt;br /&gt;che anche dopo, dopo anni,&lt;br /&gt;mai non riesco a partorire:&lt;br /&gt;ti voglio bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;8) L’ Amore ricordato:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La luce di una candela fà luce&lt;br /&gt;sul ricordo della tua voce.&lt;br /&gt;Abbastanza fioca da addolcirne le tonalità&lt;br /&gt;Abbastanza forte da esaltarne le armonie&lt;br /&gt;Ideale, per farmi rimpiangere la tua assenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9) L’ Amore ritrovato:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciao Amica&lt;br /&gt;E ci rivedremo tra vent’anni&lt;br /&gt;o forse tra più di cento&lt;br /&gt;in un mondo più giusto&lt;br /&gt;solo dentro di noi.&lt;br /&gt;E con le dita toccheremo i nostri volti&lt;br /&gt;seguendone  le  rughe&lt;br /&gt;piano piano&lt;br /&gt;come percorrendo una strada&lt;br /&gt;che riporta a casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10) L’ amore andato via:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I rumori quotidiani&lt;br /&gt;sono sottofondo alla mancanza&lt;br /&gt;dei tuoi passi sulle scale,&lt;br /&gt;della chiave nella serratura,&lt;br /&gt;della tua voce&lt;br /&gt;con qualsiasi aggettivo&lt;br /&gt;comunque tua.&lt;br /&gt;Stupidità meccanica&lt;br /&gt;di una lancetta dei minuti&lt;br /&gt;che oltrepassa ogni tempo consueto&lt;br /&gt;lasciando l’angoscia di un tempo a venire&lt;br /&gt;dove tu non ritornerai più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11) L’ Amore istintivo&lt;br /&gt;Vorrei che esistesse un luogo,&lt;br /&gt;magari là tra le nuvole,&lt;br /&gt;fatto di prati&lt;br /&gt;dove correre&lt;br /&gt;con la lingua a penzoloni&lt;br /&gt;inseguendo un volo di farfalla&lt;br /&gt;o una pista con fiuto cacciatore.&lt;br /&gt;Vorrei che un posto così esistesse&lt;br /&gt;magari lassù tra le nuvole.&lt;br /&gt;E' facile immaginarlo qua da noi&lt;br /&gt;dove c'è solo nostalgia&lt;br /&gt;e il ricordo&lt;br /&gt;di un grande amico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12) L’ Amore immortale&lt;br /&gt;Un oggetto,&lt;br /&gt;naufrago nell’ esistenza,&lt;br /&gt;si arena tra le tue mani.&lt;br /&gt;E mentre il ricordo diventa dolore&lt;br /&gt;un battito d’ali&lt;br /&gt;lieve e impalpabile ti sfiora.&lt;br /&gt;Lo cerchi con lo sguardo&lt;br /&gt;trovando solo  il  tuo  quotidiano&lt;br /&gt;Ma ora, le tue lacrime&lt;br /&gt;incontrano un tesoro.&lt;br /&gt;Per quanto malinconico&lt;br /&gt;è un sorriso di memoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Moijto girl&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lago di ghiaccio, liquore e menta&lt;br /&gt;tracima dal bicchiere e si disperde in me&lt;br /&gt;lasciando sedimenti&lt;br /&gt;di benessere e conforto.&lt;br /&gt;Freschi e inebrianti quel tanto&lt;br /&gt;per arrivare in fondo a questa calda sera,&lt;br /&gt;ma non abbastanza capaci&lt;br /&gt;di annegare la tua assenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4530735146018532048-3603331235554917668?l=sturiellet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sturiellet.blogspot.com/feeds/3603331235554917668/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4530735146018532048&amp;postID=3603331235554917668' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' 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Solo uno: Zico. No, ho detto Zico. Capito ?&lt;br /&gt;Presi quelle quattro lettere lanciatemi dal collega, le abbinai al mio cognome e le feci andare avanti e indietro. No, non funzionava.&lt;br /&gt;- No, perchè ora ti dico: quando lo rivedi giocare Zico ? Eh ? Tra quattro anni ? E tra quattro anni tu dove sei ? - continuò il mio collega imperterrito.&lt;br /&gt;- Sono con un figlio di poco più di tre anni.&lt;br /&gt;Questo me lo avevano comunicato solamente la sera prima, durante uno di quei dopo cena apparentemente tranquilli, con la mia persona svaccata sul letto di lei a leggere un fumetto mentre si faceva venire l’orario per uscire.&lt;br /&gt;- Senti. Ti dico una cosa.&lt;br /&gt;- Uh ?&lt;br /&gt;- Hai presente che questo mese non mi venivano ?&lt;br /&gt;Certamente che lo avevo presente. Come lo avevo avuto presente tre mesi prima e ancora un paio di volte almeno.&lt;br /&gt;- Stavolta ci siamo.&lt;br /&gt;Probabilmente avrei dovuto dire qualche cosa del tipo "E’ meraviglioso !" poi abbracciarla commosso, andare di là in cucina ad annunciare ai suoi genitori il nostro matrimonio e cose del genere. Ma ero su un ottovolante e avevo preso una curva bella tosta, così rimasi muto.&lt;br /&gt;In quel mio silenzio lesse qualche cosa e proseguì: - Non ti chiedo assolutamente nulla, non ti preoccupare. Ti vorrò bene lo stesso e tra noi non cambierà niente. Io lo terrò comunque. Fai come ti senti di fare.&lt;br /&gt;L’ ottovolante fece un’ altra curva regalandomi una veloce visione di un pargolo uguale a me, di un pallone di cuoio, di una bambolina di carne che mi chiamava papà...&lt;br /&gt;- Se è femmina non c’è problema.- riuscii infine a dire. - Ma se è maschio come lo chiamiamo ?&lt;br /&gt;Rincasai ad un orario imprecisato oltre la mezzanotte e con il mio futuro status di padre messo in secondo piano rispetto alla voglia di dormire.&lt;br /&gt;- Buonanotte. - sentii sussurrare alle mie spalle e sussultai mio malgrado nel vedere il fantasma bianco che si vedeva in corridoio.&lt;br /&gt;" Come mai sei ancora alzata ?" mi venne da chiedere in maniera sgarbata. Ma conoscevo già la risposta. Era stata in bagno. Ci andava sempre quando rincasavo di sera, fosse stata l’una o le due o chissà che ora. Quindi mi limitai ad un - Buonanotte mamma.- mentre mentalmente prendevo l’appunto di cercare perlomeno di fare finta di dormire quando il mio erede sarebbe rientrato all’ovile.&lt;br /&gt;Il mattino dopo la mia corsa pareva essersi fermata. Alle rosee visioni della sera prima nate sull’onda dell’euforia ne erano subentrate altre di pannolini sporchi, di notti in bianco e di pianti disperati quanto misteriosi.&lt;br /&gt;Ma non era quello che mi preoccupava più di tanto (anche perché mi mancava una visione generale della questione) quanto una frase che lei aveva buttato lì: - Come la prenderanno i tuoi ?&lt;br /&gt;- Bene. -avevo risposto sicuro. E sicuro lo ero davvero. Non l’avrebbero presa male: mia madre forse si sarebbe messa a piangere combattuta tra l’ansia e la gioia; mio padre avrebbe dato un po’ in escandescenze per poi disperarsi pensando a come scombinavo le sue aspirazioni su di me e i suoi risparmi; entrambi avrebbero parlato dell’incoscienza del sposarsi a vent’anni senza casa e con un lavoro che da lì a 15 giorni sarebbe terminato.&lt;br /&gt;Logico quindi che non morissi dalla voglia di raccontare le novità e che volessi dare a loro circa otto ore di quiete prima della tempesta.&lt;br /&gt;Ma quando mi presentai, quella mattina, al mio più che precario posto di lavoro con contratto a termine, mi resi conto che sarebbe stata una quiete molto, molto, relativa.&lt;br /&gt;L’Italia di Bearzot aveva battuto l’Argentina e ora doveva affrontare il mitico Brasile di Socrates, Zico, Cerezo e altri nomi più o meno fantasiosi come il calcio che esprimevano.&lt;br /&gt;Ai brasiliani bastava un pareggio per superare il turno, mentre i miei connazionali avevano l’obbligo di vincere. Una possibilità che anche il più ottimista dei tifosi non osava sperare a voce alta.&lt;br /&gt;E di ottimisti ce ne erano pochi e comunque nascosti in mezzo ai tanti commissari unici, tecnici, critici, e Cassandre varie. Io mi tenevo ai margini del coro. Da quando il mio personale mito , Beppe Savoldi, era andato via da Bologna, prima la pallacanestro, poi un sdegnoso e un po’ snobistico disinteresse sportivo, mi rendeva un consapevole incompetente. Logico quindi che, con la scusa della pausa pranzo, cercassi un po’ d’aria dagli asfittici argomenti di quel giorno buttandomi nell’altrettanto asfissiante canicola estiva.&lt;br /&gt;Fuori dal problema dei Mondiali, la mia questione tornò a galla in tutto il suo splendore.&lt;br /&gt;"Stasera bisogna che dica tutto ai miei. " ragionai "In fondo quale sarà il problema ? Giusto la paternale che mi faranno. Diranno che ora dovrò comportarmi da uomo. Responsabile e maturo."&lt;br /&gt;Era indubbio: i due termini mi agghiacciavano ed evocavano quei scenari borghesi che evitavo come la peste. Però era necessario. Non potevo diventare marito e,sopratutto, padre continuando a fare la vita che facevo. Basta con i sogni di rock n roll, gli atteggiamenti da rude boy, gli eccessi notturni. Era ora di diventare grande.&lt;br /&gt;Programmare una carriera, scegliere un mutuo, fare un progetto, risparmiare per qualcosa di importante e duraturo.&lt;br /&gt;Sì, sarei stato un vero capo famiglia.&lt;br /&gt;Nel frattempo entrai in un negozio di dischi e mi comperai un paio di LP. Doppi.&lt;br /&gt;Probabilmente qualche residente bolognese era già al mare, forse madre e figlio che cercavano riposo su qualche spiaggia adriatica di bassa stagione attendendo il marito per il fine settimana. Mi venne in mente il mio vago progetto di partire per il Marrocco e sentii il bisogno di una birra. Il tizio dietro al bancone mi liquidò tanto frettolosamente che presi in seria considerazione l’idea di attaccarmi al barile della spina e svuotarglielo tanto non mi avrebbe sicuramente visto considerato che aveva occhi e mente in collegamento diretto con un tv portatile da cui uscivano le note dell’inno nazionale.&lt;br /&gt;Il ritmo dei miei passi per una Bologna calda e deserta si inseriva bene nel silenzio rotto solo dal rumore di qualche raro veicolo e dalla voce di Martellini che si propagava come una lontana eco sotto i portici. Lo scenario mi piaceva e aveva un potere distensivo sui miei nervi. Tra breve sarei arrivato a casa e avrei parlato con i miei genitori. Con calma, dicendo le mie ragioni e ascoltando le loro. Mi avrebbero visto così determinato e responsabile che non avrebbero potuto fare a meno di mettere da parte le loro angustie e godersi il loro nuovo status di nonno.&lt;br /&gt;Ma quando l’autista del bus, che guidava con una radiolina accesa appesa al cruscotto, mi scaricò alla fermata in un tempo da record, avrei preferito che la strada fosse lunga kilometri infiniti per posticipare l’incontro.&lt;br /&gt;Infine, arrivai alla porta di casa.&lt;br /&gt;Presi fiato ed entrai.&lt;br /&gt;Immerso in un volume spropositato, mio padre guardava la partita mentre mia madre frugava nei cassetti della credenza.&lt;br /&gt;- Ma li avevi anche ieri sera ? - chiese&lt;br /&gt;- Ti ho già detto di sì.- rispose lui frettolosamente.&lt;br /&gt;- Prima mi avevi detto di no.- rimbeccò lei vagamente inquisitoria.&lt;br /&gt;- Cosa vuoi che mi scriva tutte le volte che mi metto e mi tolgo gli occhiali ?&lt;br /&gt;- Come sei nervoso ! Non avrai mica scommesso al bar ?&lt;br /&gt;- Cosa avete perso ? - intervenni&lt;br /&gt;- Tuo padre non si ricorda più dove ha messo gli occhiali da guardare la televisione. - mi informò lei.&lt;br /&gt;Capii di essere arrivato in pieno dramma.&lt;br /&gt;Un solo paio di occhiali in due, il Brasile in tv e il "pater familias" di casa costretto a fissare lo schermo attraverso due lenti affumicate benché graduate.&lt;br /&gt;- Come stanno ?- volli sapere sedendomi con una birra.&lt;br /&gt;- 2 a 2.- rispose senza guardarmi - Ma non ce la fanno.- aggiunse in un impeto di ottimismo.&lt;br /&gt;- No eh ?&lt;br /&gt;- No. Non si può andare in vantaggio due volte con il Brasile e farsi prendere e a loro basta solo un pareggio per classificarsi e... a casa a casa a casa !&lt;br /&gt;Guardai sullo schermo una giustificazione a quel crescendo e intravidi un italiano che spazzava il pallone lontano dall’area.&lt;br /&gt;- Senti papi - iniziai esitante - Ti ricordi tutto quel discorso sulla responsabilità che mi hai fatto quella volta che ho graffiato la tua macchina uscendo dal garage ?&lt;br /&gt;- Eh !&lt;br /&gt;- Beh, ti volevo dire che avevi ragione. Un uomo si vede anche da come si assume le sue...&lt;br /&gt;- ROSSI !!!- urlò Martellini&lt;br /&gt;- E GRANDE !!!- esclamò alzandosi in piedi e unendosi al frastuono della Tv.&lt;br /&gt;- Hai trovato gli occhiali ?- chiese mia madre entrando in quel momento.&lt;br /&gt;Rividi alla moviola il goal del Paolino nazionale, mentre mio padre si aggirava per la sala, andava al frigo, lo apriva, lo richiudeva senza prendere niente, tornava e commentava:&lt;br /&gt;- Ma pensa tè ! E’ magro più di te e ha fatto già tre gol ! Dicevi della assicurazione ?.&lt;br /&gt;In silenzio presi un’altra birra e guardai oziosamente lo schermo che rimandava le splendide ma inconsistenti evoluzione dei brasiliani, l’arroccamento italiano, le proteste di Zico per la marcatura di Gentile. Pensai vagamente che probabilmente il terzino avrebbe già sputato il rospo, senza paura, come fosse un intervento in scivolata sul filo dell’area e cercai di costruirmi mentalmente il discorso. Ma ero sempre più distratto dalla tv e dal vagare di mio padre che toccava tutti i punti della sala commentando ad ogni scalo "Non finisce più" o "Soccia che partita ! " o entrambe le cose, oltre allo scaramantico " A casa" ogni qualvolta i brasiliani passavano la metà campo&lt;br /&gt;A questo si aggiungeva il controcanto di mia madre che alternava un "Abbiamo segnato ?" a "Va bene se da cena faccio i fagiolini ?" ottenendo in cambio, risposte al limite del grugnito.&lt;br /&gt;In breve dimenticai le mie angustie e, pur sapendo solamente il nome di tre o quattro dei nostri giocatori, mi trovai in piedi ad inveire contro l’arbitro che non fischiava mai la fine.&lt;br /&gt;Quando il dramma carioca fu finalmente sancito abbracciai mio padre e , già che c’era, anche mia madre di colpo coinvoltissima nell’ evento.&lt;br /&gt;- Dai papi. Facciamo un brindisi. - proposi tirando fuori dal frigo la bottiglia del vino.&lt;br /&gt;- Quello lo bevo a tavola. Vado giù a prendere una bottiglia buona.&lt;br /&gt;- Con il casino che hai in cantina lo trovi quando ci saranno gli Europei.&lt;br /&gt;- Non hai già preso due birre ?&lt;br /&gt;- Mamma, la Nazionale ha battuto il Brasile ! Te ne dò un po’?&lt;br /&gt;- Un dito solo che ho lo stomaco...&lt;br /&gt;Misi a tutti il bicchiere in mano e, levando il mio , declamai:&lt;br /&gt;- Alla Nazionale Italiana ... e al nipote in arrivo.&lt;br /&gt;Poi svuotai in un solo sorso tutto quanto. Giusto per ritardare di un altro attimo l’incontro con le loro facce.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4530735146018532048-4522185622526684855?l=sturiellet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sturiellet.blogspot.com/feeds/4522185622526684855/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4530735146018532048&amp;postID=4522185622526684855' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/4522185622526684855'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/4522185622526684855'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sturiellet.blogspot.com/2007/06/una-estate.html' title='UNA ESTATE.'/><author><name>Filosofia zannona</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05317705149383765149</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_NGeGWx4__Ms/SDXR_b5DlcI/AAAAAAAAATA/q-IsWc6NyhY/S220/7+anni.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4530735146018532048.post-8887686412710272642</id><published>2007-06-17T14:11:00.000-07:00</published><updated>2007-06-17T14:14:02.520-07:00</updated><title type='text'>Storia con eroi</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_NGeGWx4__Ms/RnWkCJh2f8I/AAAAAAAAARM/pQTp-tih4Gg/s1600-h/nonna.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5077144511754698690" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_NGeGWx4__Ms/RnWkCJh2f8I/AAAAAAAAARM/pQTp-tih4Gg/s320/nonna.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;- Ma sei ancora lì con quel latte?&lt;br /&gt;Chissà mai perché la nonna si stupiva ? Oramai doveva essere abituata, alla domenica mattina, ai miei indugi sulla tazza della colazione.&lt;br /&gt;- Scotta !&lt;br /&gt;La temperatura del liquido era solo una delle scuse che avevo in serbo per starmene lì seduto sul mio personale sgabello a guardare i grani di polvere risalire la luce del sole. Il fenomeno era simile alle bolle di sapone, solo che le fragili sfere si potevano vedere mentre il mio soffio le formava, i granelli no, non ne vedevo origine e destinazione. Dove andavano ?&lt;br /&gt;- Mettici un po' di latte freddo.&lt;br /&gt;- Sì - rispondevo prendendo una lunga sorsata dalla tazza di stagno e rovesciando il rimanente nell'acquaio controllando che non mi vedesse.&lt;br /&gt;La nonna arrivava dalla camera senza l'usuale vestito da casa, con il cappotto verde scuro dal collo di pelliccia e i capelli più bianchi del solito per effetto della spazzola. Chiudeva le persiane e cercava di mettere ordine nella mia riottosa capigliatura mentre mi attardavo a guardare ancora il misterioso pulviscolo che risaliva le sottili strisce di luce fino a raggiungere, ne ero quasi certo , il sole.&lt;br /&gt;Mi piaceva il sole, specie quando scaldava una giornata invernale. Sembrava una promessa e si sa, per i bambini le promesse sono sacre. Così trotterellavo allegramente al fianco della nonna che marciava spedita rispondendo cortese ai molti saluti dei passanti. Però non si fermava, a differenza di quando faceva la spesa e ogni pilastro del portico era buono per scambiare due chiacchiere mentre io, annoiato dalle cronache orali della strada, mi sfidavo a stare il più tempo possibile in equilibrio sul piede sinistro.&lt;br /&gt;Alla domenica mattina non c'era tempo per le soste, neanche a quella abituale di fronte alla immagine della Madonna, in fondo alla strada. Al massimo un bacio mandato sulla punta delle dita. La Madonna era sempre lì, il filobus, invece, andava via.&lt;br /&gt;A me pareva la tradotta militare che avevo visto in fotografia. Forse per il colore verde oliva o per lo snodo di gomma che lo divideva in due come i vagoni dei treni. Dentro era bellissimo, con il gabbiotto del conducente pieno di leve e pulsanti, le porte pneumatiche e il mondo, per me ancora irraggiungibile, dei sostegni lassù in alto. Circa i posti a sedere c'era solo l'imbarazzo della scelta: nei sedili a coppia disposti in modo da vedere fuori dal finestrino, o in quelli singoli rivolti verso il corridoio.&lt;br /&gt;Io, appena potevo, mi arrampicavo dove stava il bigliettaio prima di essere sostituito dalle macchinette. Con il seggiolino imbottito e un ripiano sul davanti si stava più in alto di tutti e dato che era stretto potevi anche fare la finta di cedere il posto agli anziani che sempre dicevano un po' spaventati:&lt;br /&gt;- No, no grazie.&lt;br /&gt;Il filobus faceva un sacco di rumore ed era sempre un viaggio pieno di scossoni. Ogni tanto un colpo più forte faceva uscire le guide dai fili e allora l'autista doveva scendere e, impugnando una lunga stanga rimettere tutto a posto che se no non si ripartiva. In quei casi c'era sempre un passeggero o un passante che iniziava a dare consigli, ma spesso l'occhiataccia del conducente lo zittiva.&lt;br /&gt;C'erano forse una dozzina di fermate che ci separavano dalla meta, e a me pareva un viaggio lunghissimo. Usciti dal centro si superavano la strada dove abitavo, la chiesa e la casa di mia zia, limite estremo della mia autonomia. Sapevo che quella linea arrivava fino a dove abitava una mia seconda zia, lontanissima, addirittura oltre un cartello con indicato il nome della mia città e sbarrato da una riga rossa.&lt;br /&gt;La sua casa era diversa da quelle che conoscevo. Innanzitutto non aveva gli scuri, ma delle specie di saracinesche in plastica che si tiravano su e giù con una corda ed erano belle anche se non si poteva spiare fuori come con le persiane, e poi i pavimenti in marmo e le piastrelle azzurre sulle pareti del bagno, sicuramente la stanza più interessante dell'intero appartamento. Quando capitavo là, cercavo sempre di farmi fare il bagno. In quella casa moderna infatti, l'acqua calda usciva dal rubinetto e non bisognava farla prima bollire sulla stufa come doveva fare mia madre.&lt;br /&gt;E poi la zia metteva nella vasca un liquido verde che faceva un buon profumo e una grande schiuma, e, a volte, rimaneva lì con me a giocare. Era divertente , ma avevo spesso l'impressione che, sotto sotto, mi fregasse perché con la scusa del gioco andava a finire che mi lavava sempre i capelli.&lt;br /&gt;Alla domenica mattina la nonna e io non arrivavamo fino dalla zia, scendevamo prima, di fronte allo stadio dove, a volte, mio padre mi portava a vedere la partita.&lt;br /&gt;Ce lo lasciavamo subito alle spalle , infilandoci per il lungo portico ingombro di botteghe di fiorai. Erano solo un centinaio di metri , umidi e colorati, poi ecco l'ingresso del cimitero comunale.&lt;br /&gt;Quella particolare entrata immetteva nel settore più antico, di quando la città viveva ancora tra le sue mura. Seguivo la nonna in quel labirinto di porticati su cui si affacciavano stanzoni luccicanti di innumerevoli ceri, cercando le tombe con le date più lontane e stupendomi del realismo delle statue in marmo.&lt;br /&gt;- Posso portare l'acqua? Eh … nonna, posso? - iniziavo a chiedere appena sui campi. Era un segno di maturità tenere il secchio verde e stare dietro alla nonna che sembrava guidata da una magica bussola: tagliava per un campo, svoltava un angolo ed ecco lì un parente!&lt;br /&gt;I fiori secchi venivano sostituiti con quelli freschi, il marmo pulito, il tutto con gesti resi abili dalla pratica e mormorando preghiere a fil di labbra. Io le ero grato per quelle soste purché non si prolungassero più di tanto perché se no la noia mi prendeva e,soprattutto, non rimaneva il tempo di passare dal mausoleo dedicato ai caduti, dove le statue avevano le stesse pose dei miei soldatini.&lt;br /&gt;Avevo solo una vaga idea di quanto fosse vasto il cimitero. Ai miei occhi appariva immenso, pieno di passaggi e scale misteriose che si moltiplicavano all'infinito. A volte immaginavo di perdermici e di trascorrerci la notte, nascosto a spiare i fantasmi che si levavano al chiaror della luna. Il pensiero mi incuteva angoscia e subito mi attaccavo alla mano della nonna.&lt;br /&gt;Lei mi guardava un po' perplessa ma non rifiutava mai quel inatteso contatto. In quel luogo dove la fretta appare incongrua, la sua voce era finalmente purgata dall'ansia del finire un vestito per tempo, ed ero contento che quelle dita sforacchiate dal cucito stringessero le mie invece che il suo consueto lavoro da sarta. In quei momenti pensavo che, senza quella mano, non avrei mai osato mettere piede in un cimitero.&lt;br /&gt;Il percorso era sempre lo stesso, con poche, fuggevoli variazioni: un paio tra la gli innumerevoli fratelli e sorelle che aveva avuto, qualche cugina, i miei bisnonni. Infine suo marito, mio nonno. Avevo fatto in tempo a conoscerlo e mi era stato sempre ripetuto di come lui fosse stato contento della mia nascita , primo e unico maschio dopo tre figlie ed una nipote. Assolutamente ignaro del fatto di essere l'unico infante di cui il nonno si sia mai occupato in settantadue anni di vita, godevo del privilegio di viaggiare su un sellino installato sulla canna della bicicletta, di ricevere 20 £. da investire in semi di zucca e di interrompere scope e tresette in osteria per dichiarare che avevo sonno e diventare così prioritario ad un settebello e primiera messi insieme.&lt;br /&gt;I miei amici avevano dei nonni molto imponenti, alti, grossi e con grandi baffi a manubrio o lunghe barbe bianche. Il mio era invece molto magro, con dei corti baffetti appena accennati e piuttosto basso di statura. La questione della statura non mi dispiaceva, anche perché, nelle sere d'estate, portava uno sgabello vicino alla finestra ed io, da lì sopra, ero alto come lui e allora veniva bene fare discorsi tra uomini o semplicemente ascoltare le tante voci di una strada abituata a vivere a cielo aperto.&lt;br /&gt;Dirimpetto alla finestra c'era un muro altissimo da cui spuntavano dei rampicanti e, talvolta, anche la luna.&lt;br /&gt;- Nonno, per te cosa c'è sulla luna ?&lt;br /&gt;- Mah, a me dicevano che ci sono tutte le cose che uno ha perso.&lt;br /&gt;- Anche i giochi che non trovo più ?&lt;br /&gt;- Tutti.&lt;br /&gt;- Delle volte io non uso i giochi, penso, che so, di essere un cow-boy e mi diverto lo stesso. Forse quando smetto di giocare anche i pensieri vanno lassù, eh nonno?&lt;br /&gt;- Probabile.Da qualche parte devono pure andare.&lt;br /&gt;- E quando sono lassù che fanno ?&lt;br /&gt;- Ah, c'è qualcuno che li tiene da conto. Vedi - indicava la luna - vedi che sembra una faccia ? Gli occhi, il naso, la bocca...&lt;br /&gt;- Ma , a me la nonna ha detto che quella è la faccia di un bimbo che è stato mandato lassù perché faceva arrabbiare.&lt;br /&gt;Il nonno non si lasciava prendere in contropiede.&lt;br /&gt;- Sì, ma poi stava così bene là che decise di fare il custode delle cose perse.&lt;br /&gt;Mi lasciavo convincere facilmente da questa versione che non aveva quella punta di tristezza che mi creava la storia del bambino esiliato in cielo.&lt;br /&gt;- Nonno, quando divento grande vado sulla luna e poi ti riporto l'orologio che hai perso. E se li trovo anche i tuoi capelli.&lt;br /&gt;- Dei capelli oramai non mi importa più niente. L'orologio invece... andevà acsè ban.- concludeva con una punta di rimpianto.&lt;br /&gt;Dopo pranzo dichiarava: - Adesso io e te ci facciamo un bel pisolino.&lt;br /&gt;La cosa non è che mi riempisse di entusiasmo, però mi intrigava il suo tono di complicità e così lo imitavo: chino sul tavolo a braccia conserte o con la fronte posata sui pugni chiusi. Il sonno girava, girava e non veniva mai, aprivo un occhio, uno solo, e spiavo il nonno. Inquadravo solo la sua testa con la pelle lucida e tirata e le vene e i capelli intorno. Di volta in volta diventava un melone, un uovo di pasqua, un paesaggio.&lt;br /&gt;- Nonno perché sei senza capelli proprio tu che fai il barbiere? - domandai una volta&lt;br /&gt;- Cosa c'entra, un barbiere i capelli li deve tagliare, mica riattaccare.&lt;br /&gt;- Sì, ma non mi sembra giusto.&lt;br /&gt;- E allora, pensa mò ad un muratore che costruisce una villa e poi magari abita in una baracca !.&lt;br /&gt;- E non può costruirsi una villa per lui ?&lt;br /&gt;- Eh ! Mica è così semplice.- sospirò - E comunque io i capelli li avevo , e tanti e dritti come i tuoi.&lt;br /&gt;- Davvero ? e poi cosa è successo ?&lt;br /&gt;- Poi è venuta la guerra.&lt;br /&gt;- Quale ?&lt;br /&gt;- La seconda.&lt;br /&gt;L'affermazione mi lasciava sempre un po' perplesso. Sapevo che aveva visto due guerre mondiali e che nella prima aveva combattuto tornando a casa integro. Come era possibile che fosse rimasto ferito nella seconda se non aveva nemmeno combattuto ? E nei capelli poi. Un mio amico aveva il nonno che era stato decorato perché mutilato ad un braccio durante il conflitto. Il mio avrebbe avuto una piccola medaglia per aver perso i capelli ?&lt;br /&gt;Dalla scuola non arrivava granché in merito alla II° guerra mondiale, ma io ne sapevo abbastanza perché leggevo i fumetti "Super Eroica", le famose storie di cielo, di terra e di mare dove tedeschi e giapponesi più erano feroci più brutte figure collezionavano. Ma soprattutto c'erano i ricordi, ancora freschi, dei miei genitori, che spesso uscivano incontenibili ad una semplice mia domanda.&lt;br /&gt;Del I° conflitto era invece più problematico trovare informazioni. Un libro di mio padre dove c'era un bel disegno di un ufficiale alpino che guidava un attacco tra morti, feriti e filo spinato, in piedi in mezzo al fuoco; il maestro che raccontava la storia di Enrico Toti e della sua stampella; la canzone del Piave; e il fatto che noi italiani, alla fine, quella guerra lì l'avevamo poi vinta.&lt;br /&gt;Chiedevo conferme al nonno che però si limitava a rivangare un aneddoto di trincea con protagonisti un sergente antipatico ed un cavallo nervoso. Doveva essere un episodio piuttosto buffo, perché quando arrivava a metà si metteva a ridere fino a che il catarro prendeva il posto dell'ilarità, diventava tutto rosso dai colpi di tosse e correva nello sgabuzzino che faceva da bagno.&lt;br /&gt;A me sarebbe piaciuto che fosse arrivato almeno una volta alla fine della storia, o che almeno avesse raccontato qualcosa d'altro, anche se meno buffo, ma lui alle mie indagini, dava sempre risposte che non mi soddisfacevano pienamente.&lt;br /&gt;- Tu sei stato un eroe ?- chiedevo&lt;br /&gt;- Mah! Ho fatto il mio dovere...&lt;br /&gt;- E quale era il tuo dovere ?&lt;br /&gt;- Di vincere, e di tornare a casa.&lt;br /&gt;- E abbiamo vinto no ?&lt;br /&gt;- Sai, gira e rigira, in guerra i poveretti come me non vincono mai.&lt;br /&gt;- E allora chi vince nonno ?&lt;br /&gt;- I "signori" ! Quelli non perdono mai !&lt;br /&gt;E così il nonno pur essendo stato in prima linea non aveva vinto perché non "signore". Non era giusto pensavo, ci sarebbe voluta una guerra in cui i poveretti potevano vincere.&lt;br /&gt;L'appartamento dove abitavano era composto da due camere, corridoio e una stanza che era il centro della vita quotidiana. Quella stanza era chiamata "casa" ed ogni altra definizione sarebbe stata stretta a quelle pareti lunghe e strette che riuscivano ad ospitare i fornelli, la stufa, tavoli e sedie e un piccolo water nascosto dietro una porta in legno. I ritagli di stoffa e i miei giochi che riempivano il pavimento erano illuminati dall'ampia finestra, unica distrazione della nonna che, di tanto in tanto, abbandonava la vicina macchina da cucire per affacciarsi e seguire qualche alterco giù in strada. A parte la camera dei nonni che dava anch'essa sulla strada, c'era la cameretta piena di vestiti solo imbastiti, roba da stirare e cose del genere, ma che una volta era stata la stanza della mamma e delle zie&lt;br /&gt;Si bisbigliavano i loro segreti sdraiate su un letto che di giorno si trasformava in mobile, lo stesso che, teoricamente, doveva essere riservato al mio riposo notturno quando, e succedeva di frequente dormivo dai nonni. Ma la cameretta aveva una finestra che dava direttamente sulle scale e quando qualche nottambulo accendeva l'interruttore generale il manichino da sarta si animava, la vecchia poltrona piena di abiti era ostile e pericolosa e l'ombra della grata alla finestra si allungava sul soffitto, proprio sopra di me, con il proposito,certo, di inghiottirmi. Di corsa riempivo lo spazio del corridoio e saltavo sul lettone dei nonni infilandomi tra di loro. Nascondevo il viso tra le pieghe della camicia da notte di lei, ascoltando i borbottii del nonno che duravano poco, forse perché stanco, forse perché non troppo dispiaciuto di quella intrusione. Una sera un ubriaco salì le scale con il passo sempre più pesante per il vino e declamando maledizioni al mondo e subito fuggii ad avvertire l'uomo di casa ancora sveglio.&lt;br /&gt;Saltai sul tavolo scompigliandoli le carte del solitario e annunciando:&lt;br /&gt;- Nonno c'è un nemico !&lt;br /&gt;- Che nemico ?&lt;br /&gt;- Sembrava un uomo cattivo, ma potrebbe essere un soldato.&lt;br /&gt;- Allora gli punti il fucile contro e dici: altolà! - spiegò mimando il gesto.&lt;br /&gt;- Vieni tu a farlo.&lt;br /&gt;- Perché ?&lt;br /&gt;- Tu hai fatto la guerra, sai sparare con il fucile.&lt;br /&gt;- Sì, però non avevo una buona mira, e poi non importa avere il fucile per ammazzare una persona.&lt;br /&gt;Nonostante la guerra al fronte il nonno diceva che non aveva mai ucciso nessuno. Però io sapevo che ci era andato molto vicino subito dopo la fine del II° conflitto.&lt;br /&gt;Stava arrivando il primo Natale della ricostruzione e nelle campagne e sui monti si sentivano botti isolati che non erano segnali di festa ma conti saldati in fretta prima della completa normalizzazione.&lt;br /&gt;Lui stava giocando a carte quando era stato interrotto.&lt;br /&gt;- Ven d'là ! Ven d'là !&lt;br /&gt;- Aspeta un atum.&lt;br /&gt;- Ven d'là at degh! Aiè un quel che te da vaddar !&lt;br /&gt;- Cus el d'achsè impurtant ? Al Negus ?&lt;br /&gt;- Un quel migliaur. Ven d'là che tal vaddet !&lt;br /&gt;Aveva posato le carte un po' riluttante, che era da ancora prima della guerra che non aveva la possibilità di fare re-bello, primiera e gli ori, e aveva seguito l'uomo decisamente euforico nello stanzino sul retro, occupato da un mucchio di persone che si fecero da parte al suo ingresso. Ciò che avevano da mostrargli era una preda. Braccia abbandonate lungo i fianchi, i vestiti troppo larghi per essere i suoi, con il colletto della giacca tenuto saldamente da una mano larga, appartenente ad un uomo che, vedendo mio nonno esclamò:&lt;br /&gt;- Vè mò cusa oia ciapè !&lt;br /&gt;L'altro non si mosse, rimanendo a capo chino riparato da una zazzera arruffata e sporca. Non aveva bisogno di alzare la testa, perché mio nonno la conosceva bene quella chioma. Per anni ci aveva passato pettine e forbici discutendo di famiglia e politica. In tante sere l'aveva valutata criticamente tra una mano di tresette e un bicchiere di vino novello, consigliando, infine, una spuntatina. L'aveva anche indovinata sotto il fez, girarsi in maniera ostentata per non salutare il vecchio compagno socialista e ora nemico, o forse vergognosa del suo taglio fatto da mani meno abili ma più fasciste.&lt;br /&gt;Sì, ricordava bene l'ultima volta che aveva visto quei capelli: in una stanza del Comando, china su un foglio dove si compilava la lista dei passeggeri di un convoglio diretto in Germania, con un biglietto di sola andata.&lt;br /&gt;Quei vagoni non erano nemmeno usciti dalla stazione, aperti come carta da una bomba americana che aveva dato il via a quattro mesi vissuti in una grotta insieme a cinque persone con cui dividere pidocchi, fame e paura. Ora ecco lì un complice di tante amicizie tradite, di oggetti, persone ed affetti dispersi, di vite da rimettere insieme con coraggio e pazienza. Un complice da consegnare alle nebbie della storia senza nemmeno sporcarsi di sangue le mani. Provò lo stesso vago senso di nausea che gli veniva quando, da bambino, vedeva sgozzare il maiale, e si passò una mano tra i capelli come sempre faceva quando era indeciso sul da farsi. Ma invece dei capelli incontrò la pella venuta alla luce durante i mesi della latitanza. Sospirò e disse:&lt;br /&gt;- Tatat ban cla caviera e pò va a let e cruvet. Barbazan tè e al Duce !&lt;br /&gt;Volse le spalle tornando alle sue carte e liquidando così un ventennio di storia.&lt;br /&gt;Tornavo dalle vacanze estive sempre pieno di energie e con tante nuove esperienze da trasmettere al nonno che, chissà perché, in villeggiatura non ci andava mai.&lt;br /&gt;Quell'anno poi era successo qualcosa di importante: l'uomo era andato sulla luna ed io avevo seguito l'evento in TV.&lt;br /&gt;- Dovevi vederlo nonno ! Peccato che non hai la tele!&lt;br /&gt;- Sì, ma ho visto le fotografie sul giornale.&lt;br /&gt;- Non è la stessa cosa dai !&lt;br /&gt;Raccontai per filo e per segno tutta la questione, dalle divergenze tra i commentatori italiani circa i metri che mancavano all'allunaggio a i saltelli di Aldrin sul suolo del satellite. Infine lo informai che sulla luna non c'era nessun essere vivente e, cosa ancor più grave, nemmeno un oggetto smarrito sulla terra.&lt;br /&gt;- Manderanno un altro razzo a cercare meglio.- fu il suo commento.&lt;br /&gt;Stavo per rimbeccare che si diceva modulo lunare e non razzo, ma poi pensai che forse era dispiaciuto perché lassù non avevano trovato traccia del suo orologio, e così mi ripromisi di spiegargli la differenza in un altro momento.&lt;br /&gt;Non ne ebbi il tempo perché l'autunno che seguì decise di andarsene con lui.&lt;br /&gt;Lo sognai per la prima e unica volta nella mia vita: nel letto matrimoniale dei miei genitori stava con due cuscini dietro la schiena a riprendere l'antico vizio del fumo.&lt;br /&gt;- Dicono che stai male.- lo informavo&lt;br /&gt;- Lasa chi deggan.- rispondeva con una alzata di spalle. Poi iniziava a raccontare la storia del cavallo scorbutico e del sergente antipatico e sembrava che, per una volta, la tosse avesse deciso di lasciarlo proseguire fino alla fine.&lt;br /&gt;Arrivò invece la voce di mia madre, agitatissima, ad interrompere il sogno.&lt;br /&gt;- Il babbo stà male. -&lt;br /&gt;Fu la mia sveglia quel mattino.&lt;br /&gt;Una volta aperti gli occhi tutto iniziò a correre a grande velocità. La mamma , ancora in camicia da notte, che tentava di spiegarmi che c'erano dei problemi con il nonno ricoverato, da un po' di giorni, all'Ospedale cittadino; la corsa in macchina fino dalla zia; di nuovo le coperte di un letto; una ultima inutile raccomandazione per me e mia cugina:&lt;br /&gt;- Dormite adesso e non preoccupatevi per il nonno.&lt;br /&gt;Ma di riprendere il sonno non se ne parlava nemmeno.&lt;br /&gt;Già il fatto di essere con la mia baby sitter preferita era per me una festa, perché, nonostante i nove anni di età che ci separavano, andavamo molto d'accordo. Con lei potevo leggere i suoi giornali di musica ed ascoltare i 45 giri dei Giganti e dei Rokets nel mangiadischi, in cambio le fornivo discrezione assoluta quando incontrava qualche ragazzo.&lt;br /&gt;Dopo aver un po' disquisito circa la storia del nonno, la coperta fatta a mano mi convogliò verso discorsi più confidenziali.&lt;br /&gt;- Hai fatto bene a non stare più con quello che giocava a calcio. Mi aveva promesso una foto del Bologna con gli autografi ma ...&lt;br /&gt;- Cosa ne sai tu ?&lt;br /&gt;- Quella volta che mi sei venuta a badare e se andata un attimo giù in strada, ho guardato dalla finestra e c'era un tizio con la moto.&lt;br /&gt;- Ma era un mio amico !&lt;br /&gt;- Però gli hai dato anche un bacio come a quell'altro! Ti ho visto dalla finestra ma non ho detto niente a nessuno, te lo giuro, neanche alla mamma!&lt;br /&gt;- Di te mi fido.&lt;br /&gt;- Davvero ?&lt;br /&gt;- Se non era così mica lo facevo venire sotto casa !&lt;br /&gt;Discorsi interrotti dalla serratura della porta. Mia zia attese di essere a fianco del letto per annunciare:&lt;br /&gt;- Il nonno non c'è più.&lt;br /&gt;- Questa è meglio che la copriamo.- proseguì attenuando la luce della bajour sul comodino con un fazzoletto e mentre mia cugina fuggiva dal letto lasciandomi , solo, preda di facili singhiozzi.&lt;br /&gt;Le dita della zia indugiarono sulle linee dei miei capelli, dolcemente come il tono consolatorio della voce, fino a che il pianto non si calmò.&lt;br /&gt;- Meglio che vada da quella figlia - mormorò - lei non riesce a piangere e tiene il dolore dentro.&lt;br /&gt;Ma forse non si poteva chiamare dolore. Forse il nome esatto era paura.&lt;br /&gt;Ora mia madre e le zie erano orfane a tutti gli effetti, come quei personaggi di storie strappalacrime che tentavo faticosamente di leggere. Per un nipote che aveva perso il nonno non c'era termine adeguato e così l'unica maniera per farmi compatire era di piangere. Nel tentativo di consolarmi qualcuno disse che il nonno se ne era andato in Paradiso vicino al Signore, ma la cosa peggiorò il mio stato d'animo, perché da che il nonno era entrato in ospedale non era passato giorno che non pregassi per una veloce guarigione rafforzando le mie orazioni con promesse . Invece quell'entità che mi avevano insegnato ad adorare se ne era completamente fregato dei miei sforzi. Lui che poteva avere tutti i nonni che voleva si era andato a prendere proprio il mio, come qualsiasi bambino più grande che ti ruba il gioco a scuola. E poi per portarlo dove ? In quel paradiso che pareva un luogo bellissimo ma che però, quando qualcuno ci andava piangevano tutti ? Perché disperarsi? Forse anche gli adulti, in fondo, non si fidavano più di tanto del Creatore.&lt;br /&gt;Intanto provavo a guardare la luna e le nuvole con il binocolo che mi avevano regalato sperando, chissà, di trovare traccia di quel uomo piccolo e pelato che si occupava di me.&lt;br /&gt;Infine venne il giorno che mi portarono al cimitero a vedere dove era il nonno. Esaminai attentamente le venature del marmo grigio scuro e le lettere dorate e in rilievo, poi provai a mormorare una preghiera fissando la sua foto in bianco e nero. Presto le parole imparate a dottrina cambiarono raccontando la storia di un cavallo scorbutico e di un sergente antipatico, fino ad una fine che mi fece reprimere a stento il riso. Da dietro il vetro, la faccia del nonno continuava a fissarmi, seria, ma io lo sapevo che anche lui stava facendo una gran fatica per non ridere, perché in un cimitero non si può ridere, nemmeno se sei morto. Così, senza farmi vedere, gli sorrisi strizzando l'occhio.&lt;br /&gt;Dopo il funerale la nonna si mise a letto con la febbre. Trascorsi un paio di giorni si alzò, rifiutò una proposta di matrimonio e, con i soldi ricavati dalla vendita dell'attrezzatura del negozio del nonno, riarredò la stanza principale. Rispetto a prima rimasero solo la stufa e la foto di Papa Giovanni. Ora mobili erano più chiari e, toccandoli, parevano di plastica, la macchina da cucire aveva un pedale elettrico e il posto solitamente occupato dal nonno era diventato territorio di un televisore ancora ignaro del suo futuro ruolo di capofamiglia.&lt;br /&gt;Ma la novità maggiore era la presenza di mio cugino, o meglio: la sua crescita.&lt;br /&gt;Quel curioso bambolotto biondo a cui cercavo di toccare la testa neonata (di nascosto perché già più volte ammonito circa la sua fragilità), quel motivo per cui dovevo fare silenzio per non turbargli il riposo, quell'alieno con cui non si poteva fare niente perché troppo piccolo, era ora diventato un comodo compagno con cui ingaggiare epiche battaglie e interminabili partite a palla nello stretto corridoio.&lt;br /&gt;Negli inevitabili litigi la nonna faceva da arbitro concludendo sempre che ero io a dover cedere perché "più grande". La cosa mi faceva sentire una sorta di perseguitato e manifestavo il mio dissenso barricandomi nella cameretta, se non da solo contro tutto il mondo almeno contro la nonna. In quei casi, mio cugino da acerrimo nemico diventava mediatore tra il potere nonnesco e me, ambasciatore imparziale di una vertenza che si concludeva con una mia onorevole e dignitosa resa quando il profumo proveniente dalla cucina annunciava l'ora di pranzo.&lt;br /&gt;I presunti torti subiti cessarono gradualmente sotto la spinta irreversibile dei giorni. Non più pomeriggi e mattine e sere in quella vecchia casa, ma solo brevi puntate all'uscita di scuola, per il pranzo. La mia maggiore autonomia e il cugino passato sotto la giurisdizione della nonna paterna, rendevano il linoleum libero da giocattoli, pur rimanendo sempre i ritagli di stoffa e l'odore del cibo.&lt;br /&gt;- E' merito dei tegami.- sbottavo di tanto in tanto.&lt;br /&gt;- Cosa è merito dei tegami ?&lt;br /&gt;- Il fatto che tu fai da mangiare meglio che la mamma. Anche lei è bravissima, ma la roba che fai tu ha un sapore diverso. Sono senz'altro i tegami.&lt;br /&gt;Dopo pranzo le stoviglie riposavano nell'acquaio e il loro posto veniva preso dalle carte per le due o tre rituali mani di briscola. In perenne attesa di un asso, esploravo i ricordi della nonna che, primogenita tra undici fratelli e sorelle aveva un sacco di cose da raccontare, anche se, prima o poi, si andava poi a finire di parlare del nonno.&lt;br /&gt;- Aveva dei capelli neri e dritti come i tuoi.&lt;br /&gt;- Ma và ! Quando lo diceva credevo che era perché si vergognava di essere pelato.&lt;br /&gt;- No, no. Si foss piovò di maccaron al infilzeva tot . Grazie per il carico.- concludeva soddisfatta che se anche era impegnata a parlare aveva sempre ben chiaro che cosa avevo scartato.&lt;br /&gt;Se la nonna era una miniera di nuovi aneddoti e storie circa quell'uomo che non avevo mai abbastanza conosciuto, non da meno lo era la sua camera.&lt;br /&gt;Dominata da quel lettone alto e largo, fonte di conforto notturno e di sgridate quando, appena rifatto lo trasformavo in zattera oceanica, tappeto elastico, Fort Alamo ,o qualsiasi altra cosa avessi nella mente, con due grosse palle di legno agli angoli della testiera e che sarebbero state quattro se il nonno, irritato dal continuo sbatterci contro, non avesse preso in mano la sega interrompendo così il motivo che proseguiva nella forma dei cassettoni e della toeletta.&lt;br /&gt;I due armadi erano zeppi dei vestiti delle clienti, ma nei cassetti o negli angoli si trovavano ancora gli oggetti salvati dagli sciacalli della guerra e poi appartenenti ad una vita ricostruita. Una medaglietta votiva, una moneta da 50 £. che il nonno aveva dato a sua moglie allo scopo di andare al cinema insieme alla loro ultimogenita e che lei, stupita, aveva messo nella custodia vellutata di un gioiello, per sacralizzare quel raro momento in cui il nonno aveva messo mano al portafoglio per una questione di svago (tra le altre cose la nonna mi informò che UN biglietto costava già 100 £.).&lt;br /&gt;Con le dita esploravo il mobile cercando le cose di due o tre generazioni prima della mia, cose già sorpassate dalla velocità del quotidiano ma che continuavano a parlarmi del mondo da cui io provenivo. Cose come la foto del nonno da giovane. Un rettangolo ingiallito che mi rimandava una immagine di lui sconosciuta, con la divisa dell'esercito e capelli neri, folti e dissidenti in cima al capo.&lt;br /&gt;Trovai anche il suo vecchio orologio, quello che non era più riuscito a rivedere in vita.&lt;br /&gt;Il quadrante era un po' ingiallito ma, data la carica, si svegliò subito dal suo lungo letargo e mentre emetteva il suo rassicurante tic-tac me ne stetti lì a guardare quel quadrante così rotondo da assomigliare ad una luna.&lt;br /&gt;Mentre le lancette in rame risorgevano ad una nuova vita, la strada dove abitava la nonna stava cambiando. I proprietari (due o tre in tutto che, si diceva, avessero fatto fortuna con la guerra) avevano calcolato che la manutenzione di quelle catapecchie, per quanto ridotta a meno del minimo indispensabile, era comunque onerosa. Meglio vendere tutto alle immobiliari iniziando da quelle più vecchie e cadenti. I rappresentanti dei nuovi padroni, fecero subito intendere che non c'era futuro per quelle scale buie e scivolose, per i portoni scardinati che si aprivano sotto al portico, per i cessi sul pianerottolo. Le vecchiette che nelle sere d'estate portavano la sedia fuori dalla porta di ingresso per prendere il fresco che scendeva dai colli, ma sopratutto, raccogliere gli aggiornamenti sulla vita della strada, sarebbero state sostituite da studenti fuori sede, svenati da un posto letto.&lt;br /&gt;In un film americano ci sarebbe stato un finale dove gli abitanti della strada si sarebbero riuniti a guardare le case completamente ristrutturate e avrebbero tirato fuori i tavoli per preparare una cena di gruppo con cui festeggiare l'eroe che aveva costretto o convinto i proprietari a dare dignità ai fabbricati permettendo che i vecchi inquilini rimanessero nei luoghi dove erano nati e vissuti. Ma in quella strada appena dentro porta non c'erano eroi, ma solo matti, immigrati e pensionati, e così anche le vecchie e buie botteghe si trasferirono una dopo l'altra costringendo la nonna a portare un po' più lontano le sue gambe sempre più stanche per entrare in nuovi negozi. Una mattina non rispose al campanello e mi misi ad aspettare in quel bar sotto casa dove gestore, da un paio di decenni, continuava a chiamarmi con un nome che non era il mio. Nel mezzo di una discussione tra due avventori circa la prossima campagna acquisti del Bologna, vidi la ben nota testa bianca discendere il portico bilanciandosi con due grosse borse della spesa.&lt;br /&gt;- Come mai non sei a scuola ?- chiese subito.&lt;br /&gt;- Ci sono le elezioni nonna, si fa vacanza.&lt;br /&gt;- Perché non stai a mangiare qui allora. Mangeremo un po' più tardi perché ho perso tempo con la messa ...&lt;br /&gt;- Di martedì mattina?- chiesi un poco stupito - C'è qualche ricorrenza particolare ?&lt;br /&gt;- No. Mi ero fermata in chiesa solo per appoggiare un attimo la spesa che con questo caldo non ce la facevo più. Stavo andando via e si è avvicinato il prete nuovo "Signora stia pure qua che inizio subito la messa". Non avevo intenzione di ascoltarla ma lò l'era achsè zentil !&lt;br /&gt;- Era così gentile che ci fa mangiare tardi.&lt;br /&gt;- Va là che ant'mor brisa ed fam! E poi quel pretino ti assomigliava anche&lt;br /&gt;- Prima che ti mettessi sù cla barbaza da carbuner.- concluse infine con una occhiata critica ma non troppo.&lt;br /&gt;Quelle gambe, ammirate dagli uomini del suo paese, ora facevano uno sforzo per sorreggerla sebbene il suo peso fosse notevolmente calato. Una domenica mattina accettò la mia offerta di accompagnarla al cimitero. Incuranti di tutto e di tutti, le persone si ostinavano a morire costringendo l'amministrazione comunale ad aprire nuovi ingressi e campi. Nonostante i cambiamenti e i nuovi passaggi, la bussola della nonna funzionava ancora a meraviglia e procedeva sicura, con le gambe che sembravano tornate a nuova vita e il nipote dietro che arrancava con il secchio.&lt;br /&gt;Arrivati dal nonno proposi scherzosamente:&lt;br /&gt;- Perché non ci mettiamo la foto che ho trovato io ? Tra l'altro ha i capelli.&lt;br /&gt;Ci pensò su un poco poi scartò l'idea.&lt;br /&gt;- Va bene anche questa, è venuto così bene.&lt;br /&gt;- Sai nonna che mi hanno detto che quando una persona muore l'anima prende la faccia e il corpo di quando aveva trentatre anni. Come gli anni di Cristo.&lt;br /&gt;- Ah, a quella età lì tuo nonno faceva la sua figura nonostante fosse piccolino. Lui diceva che aveva il fegato rovinato per colpa di quello che stava facendo Mussolini.&lt;br /&gt;- Non lo mandava giù eh?&lt;br /&gt;- Proprio per niente. Nemmeno quando era socialista come lui.&lt;br /&gt;- Mettiamola così - dissi rivolto alla lapide - Mussolini non c'è più ma il tuo orologio continua ad andare.&lt;br /&gt;Uscendo dal cimitero la nonna commentò scaramanticamente:&lt;br /&gt;- Adesso che il padrone vende questa sarà la mia prossima casa.&lt;br /&gt;- Beh! Per lo meno sei sicura che non hai lo sfratto!&lt;br /&gt;- Ah se è per quello credo che avrò anche dei vicini tranquilli! - rise lei&lt;br /&gt;- Facciamo così - proposi - Quando muori mi vieni in sogno e mi dai i numeri per un bel terno secco. Poi ti faccio una bella statua.&lt;br /&gt;- Che statua e statua. Basta che mi dici ciao quando passi di qua.&lt;br /&gt;Non ci fu nessun numero del lotto. Dio, o chi ne fa le veci, con discutibile senso di giustizia e equità le riservò una agonia tanto lunga quanto immeritata e inutile e un posto nel cimitero periferico per esaurimento di quello centrale. E' più piccolo, quasi accogliente e proprio a ridosso della tangenziale. Sovente ci corro accanto, frettoloso e distratto, e solo di rado realizzo che tra quei rettangoli di terra e marmo ce ne è uno che ospita la nonna. Potrei svoltare alla prima uscita e sostare qualche minuto, ma il pensiero di dover trovare un parcheggio e di cercare il punto in cui è sepolta mi sembrano, improvvisamente, difficoltà insormontabili. Mi dico che non ho abbastanza tempo per tentare di superarle ben sapendo che l'incalzare del quotidiano è da sempre la migliore scusa per non affrontare le proprie paure.&lt;br /&gt;Paure anche banali come entrare in un cimitero senza una mano, sforacchiata dal lavoro da sarta, che ti guidi; o come guardare una fotografia protetta dal vetro, troppo limitata al confronto di tutte le immagini catalogate nella testa; o avere per compagnia il rimpianto di una bacio non dato, di una carezza trattenuta o, peggio ancora, il desiderio di una sconfitta a briscola, di un viso disegnato tra i crateri della luna.&lt;br /&gt;Allora mi limito a mormorare un ciao esile e fragile. Abbastanza forte da rendere ancora più salda la memoria.&lt;br /&gt;A Quercioli ‘94&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A sinistra la futura nonna Ines con una delle sue 7 sorelle (e 5 fratelli) Fulvia. La foto è di un mese imprecisato del 1919&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4530735146018532048-8887686412710272642?l=sturiellet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sturiellet.blogspot.com/feeds/8887686412710272642/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4530735146018532048&amp;postID=8887686412710272642' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/8887686412710272642'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/8887686412710272642'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sturiellet.blogspot.com/2007/06/storia-con-eroi.html' title='Storia con eroi'/><author><name>Filosofia zannona</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05317705149383765149</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_NGeGWx4__Ms/SDXR_b5DlcI/AAAAAAAAATA/q-IsWc6NyhY/S220/7+anni.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_NGeGWx4__Ms/RnWkCJh2f8I/AAAAAAAAARM/pQTp-tih4Gg/s72-c/nonna.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4530735146018532048.post-4739400969047228560</id><published>2007-06-17T14:09:00.000-07:00</published><updated>2007-06-17T14:10:09.667-07:00</updated><title type='text'>LO SMOLLATO</title><content type='html'>Le prime 24 ore dopo che lei lo aveva lasciato, trascorsero piuttosto bene.&lt;br /&gt;In fondo non era la prima volta, chi è che  non litiga con la propria ragazza ogni tanto ?&lt;br /&gt;E si sà, quando si litiga volano anche parole che dovrebbero non uscire dalla tana&lt;br /&gt;Poi le telefonò&lt;br /&gt;- Pizza e cinemino ? – esordì allegramente&lt;br /&gt;- Non mi sembra il caso.- rispose lei un po’ freddamente.&lt;br /&gt;- Cinemino e pizza allora ?&lt;br /&gt;- Senti Roberto – aveva detto lei dopo un sospiro – Non ti ho forse spiegato che è finita ?&lt;br /&gt;- In che senso scusa ?&lt;br /&gt;Lei spiegò nuovamente “in che senso” e lo spiegò  con tono leggermente pedante e molto serio.&lt;br /&gt;Lui, attaccato alla cornetta, ascoltava sentendosi un po’ come l’alunno delle elementari che subisce la paternale della maestra. Quando riattaccò rimase un po’ perplesso poi vide il padre con le consuete ciabatte e il consueto accappatoio che attraversava il corridoio.&lt;br /&gt;- Papà, la Silvia mi ha smollato.&lt;br /&gt;- Morto un papa se ne fa un altro.- rispose serafico l’uomo.&lt;br /&gt;In attesa del prossimo conclave pensò di reagire come un vero uomo.&lt;br /&gt;Si chiuse in casa.&lt;br /&gt;Dentro al suo mondo quotidiano iniziò a esplorare quei territori solitari e aride di carezze ben conosciuti dai malati d’amore. Si addentrò nella vasta e labirintica landa del “perché” con relativo “forse” e perse, naturalmente l’orientamento che la guida che lei gli aveva fornito.&lt;br /&gt;Il suo  “non ti amo più” (detto con tante altre parole e imbarazzi), non pareva motivazione sufficientemente seria e razionale per lasciarlo dopo cinque anni.&lt;br /&gt;Senz’altro doveva esserci un altro motivo ben più grave e serio.&lt;br /&gt;Sì, ma quale ?&lt;br /&gt;“Forse è per quella volta che con i colleghi facemmo quel torneo di “w la figa e chi la stuzziga”. - ipotizzò - Ma gli chiesi scusa sessanta volte e mi classificai anche ultimo. Anzi, fui escluso a metà competizione per manifesta inferiorità”.&lt;br /&gt;“Allora le stà sul cazzo la mia macchina. Dice che il vecchio Golf è da maragli. Dice che quando qualcuno vede un Golf lo vuole subito sfidare. Sì, lo sfida dal meccanico che ci mette un quarto d’ora solo a mettersi in moto!"&lt;br /&gt; “Forse non gli piace più come scopo. Ma come può dirlo se lo facevamo una volta al mese ? Che ce l’abbia piccolo ? Ma no ! quando giochiamo a calcetto lo vedo il pisello degli altri, non è che siano messi poi troppo meglio ! A parte Scara, lui è un caso a parte. Ora che ci penso lei Scara lo conosce.”&lt;br /&gt;Senza accorgersene era già in pieno territorio del risentimento (oltre che in quello della demenzialità )&lt;br /&gt;- E’ una stronza. - sbottò dopo che ebbe scartato (ma non fino in fondo) le ipotesi più assurde. Una stronza fatta e finita e lui non l’avrebbe più cercata.&lt;br /&gt;Mai più.&lt;br /&gt;       Purtroppo, tra il suo proposito e la realtà c’era l’apparecchio telefonico. Posizionato nel corridoio di fianco alla agenda nuova (gentilmente regalata dalla azienda dove lavorava), l’apparecchio stava lì completamente indifferente al suo dolore di uomo e non solo si rifiutava di trasmettere le chiamate di lei, ma infieriva. A causa di una vecchia otite materna, l’apparecchio era tenuto al massimo e, quando squillava tutta la casa era scossa da qualcosa di simile ad un allarme antiaereo. Quando ciò avveniva, a Roby regolarmente prendeva un attacco di tachicardia ma, stoicissimo, si fiondava sulla cornetta prendendo tutti gli spigoli possibili e immaginabili sul percorso.&lt;br /&gt;Respirava a fondo e sollevava la cornetta con un   “pronto” impostato su un dolore forte ma vissuto in maniera dignitosa.&lt;br /&gt;Regolarmente scambiava due battute con qualche zia o altra parente o affine, dopodichè passava la cornetta alla madre impaziente e iniziavano  lunghe sedute in cui venivano elencate, con il viva voce inserito, una serie di morti, malattie e sfighe varie.&lt;br /&gt;       Il telefono, come è noto ai più, oltre ad avere la funzione di ricevere chiamate ha anche quella di trasmetterle. Su questo particolare punto Roby aveva le idee chiarissime.&lt;br /&gt;“E’ una stronza e, se mi vuole ,chiama lei. Io, se ne avrò voglia, le parlerò. Ma è LEI che deve chiamare, non esiste che lo faccia io. Io stò bene lo stesso, e risparmio. Anzi, mi stò già dimenticando il numero”.&lt;br /&gt;Quel numero lo compose diverse volte. Per  motivi di neccessità e urgenza, ovvero per chederle se, casualmente, non avesse lei un particolare cd che non trovava più, o per sapere la data esatta di nascita di un comune amico.&lt;br /&gt; Il più delle volte trovò un irritante tu tu di linea libera quanto inutile che frustrò ancora di più rancori e dolori. In una occasione il “pronto ?” era della madre di lei.&lt;br /&gt;- Buonasera sono Rossi della Sondaggi Italiani, vorrei parlare con la signorina…Silvia ?- si annunciò  imitando alla perfezione una voce ben lontana dalla sua reale.&lt;br /&gt;- Ah ciao Roberto ! Silvia è fuori con un amico. Quando torna le dico che hai chiamato.&lt;br /&gt;Dopo il balbettante ringraziamento di prammatica si fece qualcosa di simile ad un esame di coscienza. Era stanco di ascoltare canzonette che parlavano di amori lontani e perduti; stanco di commuoversi ogni volta che in tv c’era un film d’amore; stanco di cercare una calma al dolore con Nutella e crema al wisky combinazione che lo costringeva, tra l’altro, a lunghe sedute in bagno a meditare sulla sua infelicità anche intestinale.&lt;br /&gt;Per lunghe ore aveva pensato alle diverse soluzioni per riprendersi la sua Silvia. Il suo piano d’attacco era del tipo:&lt;br /&gt;“Potrei andare a trovarla. Ad un certo punto chiedo di andare in bagno, mi taglio le vene e, con il sangue scrivo sul muro è colpa tua.” Oppure: “ La incontro per strada. In quel momento c’è una rapina. La difendo e mi becco un proiettile che mi uccide. Anzi no… che mi manda in coma. Ecco sì: per difenderla entro in coma e mi sveglio solo dopo che lei mi ha detto che sono tutta la sua vita…. Chissà se mi funzionerebbe anche la polizza infortuni…”&lt;br /&gt;Ma capiva anche lui che erano percorsi difficilmente praticabili e che l’unica soluzione era, definitiva, di tornare a vedere gente, muoversi, divertirsi.&lt;br /&gt;Insomma: tornare a vivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;II&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;       Fuori dal portone ebbe una vertigine. Tempo.Tempo libero da trascorrere senza rendere conto a nessuno o quasi. “Dove sei stato ?” “Con chi ?” “Sicuro che non ci fossero donne ?”&lt;br /&gt;- La vita è un gigantesco ottovolante !. esclamò. – Su, quindi, in pista !&lt;br /&gt;Si però, quale era il percorso ?&lt;br /&gt;Decise che la cosa migliore da fare era prendere l’auto e prendere la strada dei colli.&lt;br /&gt;Alzò la musica e “Discoteque” rimbombò nell’abitacolo.&lt;br /&gt;- You need you know where’ s my love…&lt;br /&gt; cantò incurante del reale testo della canzone (in fondo era il bello della musica straniera: non capirci un cazzo), muovendosi mentre guidava in una cosa che a lui sembrava vagamente un ritmo musicale. Ah, che liberazione tenere la musica alta ! Che sollievo una chitarra distorta senza dover aggiungere “Amore, se ti rompe dimmelo che metto su un Baglioni.”. Oh sì, in fondo si stava bene da single, si stava bene, era tutto così rock-n’roll che considerò anche l’ipotesi di infilarsi gli occhiali da sole.&lt;br /&gt;Sottolienò questo stato d’animo spingendo acceleratore e volume, scalò la marcia, superò una Audi e urlò un – Yeahhh ! – sboccato e volgare come un Jagger dei primi tempi.&lt;br /&gt;-La notte è mia ! – urlò a squarciagola&lt;br /&gt;Un ApeCar procedeva davanti a lui con due luci che parevano lumini da cimitero e costringendolo a frenare tanto bruscamente da spegnere il motore.&lt;br /&gt;-Merda. C’è mancato un pelo. -Mormorò con il cuore in tachicardia spinta.&lt;br /&gt;Girò la chiave di accensione traendone il nulla assoluto. Provò diverse volte con la macchina che scivolava indietro, il motorino che tossichiava e Bono che urlava ad un volume spropositato.&lt;br /&gt;Qualcuno lampeggiò da dietro aumentando la sua già considerevole sudorazione isterica. Tentò almeno di spegnere lo stereo , ma spinse solo l’eject facendo uscire il nastro mettendo in circolo un fischio raspante di qualche radio mal sintonizzata.&lt;br /&gt;Al secondo lampeggio sbottò: - Ma và a cagare stronzo !&lt;br /&gt;Il carabiniere si affacciò dal finestrino.&lt;br /&gt;       Dopo aver mostrato tutti i documenti documentabili, atteso che la centrale confermasse che l’auto non era rubata e superata la prova del palloncino al secondo colpo (al primo lo ingoiò), prese la via per la città ascoltando, per radio, un vecchio radiodramma .&lt;br /&gt;Fu nei pressi dell’incrocio che l’odore di pizza gli fece venire appettito.&lt;br /&gt;- Ma sì, chi se ne frega. – commentò posteggiando.&lt;br /&gt;Dentro al locale faceva un gran caldo e un cameriere abbronzatissimo e con una gran coda da cavallo gli chiese se era solo, domanda a cui riuscì a rispondere con un – Naturalmente.- che sperò suonasse tanto da lupo solitario.&lt;br /&gt;Fu indirizzato verso un tavolino misero e solitario vicino ad una vetrinetta dove un neon semi scoppiato esaltava la tristezza di piatti freddi solo nel cuore.&lt;br /&gt; Nonostante gli scarsi avventori, il cameriere tardava ad avvicinarsi e lui si trovò presto con le mani nelle mani. Già, perché quando si è in compagnia, l’attesa è più o meno lunga in rapporto alla fame e alla qualità della compagnia, ma da solo , che faceva?&lt;br /&gt; Vagò con lo sguardo per il locale semideserto e si fissò su un personaggio che stava ad un tavolo poco distante dal suo. Di età pressappoco simile, cellulare sul tavolo e sguardo vacuo.&lt;br /&gt;“Anche lui stà passando quello che passo io.” ragionò Roby “ Non può essere altrimenti, guarda che faccia !”&lt;br /&gt;“Sì, sì, è uno smollato anche lui. Eh , ti capisco ! Siamo sulla stessa barca. “ pensò tentando un timido sorriso quando lo sguardo del tizio incrociò, vagamente, il suo.&lt;br /&gt;“Quasi quasi mi siedo al suo tavolo. In fondo due smollati stanno bene insieme. Perché no ? Un po’ di solidarietà maschile perdio ! Ci prendiamo una boccia di vino e brindiamo alla vita senza quelle due stronze, perché scometto i marroni che anche lui è appena stato smollato da una stronza come me.”&lt;br /&gt;Il progetto gli parve talmente sensato da fare quasi la mossa di alzarsi, ma il viso del tipo si era illuminato di colpo. Un ragazzo alto e con tutti i muscoli al posto giusto, dall’entrata si diresse verso il  tavolo del ragazzo sorridendo. Lo baciò sulle labbra e si accomodò tenendo una mano dell’altro tra le sue.&lt;br /&gt;- Desidera ? – chiese il cameriere.&lt;br /&gt;Roby si concentrò sul menù ma in realtà il suo pensiero era altrove.&lt;br /&gt;Dove, non lo sapeva nemmeno lui, ma sicuramente altrove.&lt;br /&gt;       Rincasando pensò a quello che gli era accaduto quella sera. Non era tanto sconvolto dal fatto che aveva sporcato i pantaloni bianchi con la Coca, ma quanto il fatto che di Coche ne aveva ordinate DUE.&lt;br /&gt;“ Due coche. E anche Medie !” e il rutto che gli venne su, confermò il fatto.&lt;br /&gt;Doveva essere proprio fuori di testa per fare una cosa simile. E per fortuna che di pizze ne erano arrivate solo una !&lt;br /&gt;Aveva mangiato con un ritmo più veloce del suo abituale, alzando lo sguardo solo ogni tanto, per imporsi una pausa osservando la gente agli altri tavoli.&lt;br /&gt;“Perché la mia storia non poteva essere come quella ?” si era chiesto notando la coppietta che, un paio di tavoli più sulla destra, mangiava placida. “Loro si vogliono bene. Si vede da come si guardano. Sono affiattati. Lei non darebbe a lui un dolore così grande come quello che dtò subendo io. “ Ammirando la coppia il cui lui stava spiegando qualcosa con larghi gesti seguiti dagli occhi attenti di lei, con gli occhi arrossati dalla commozione desiderò essere testimone alle loro nozze per augurare quella felicità che a lui era stata negata.&lt;br /&gt;- Sei uno stronzo ! – sbottò di colpo la ragazza – Uno stronzo fatto e finito !&lt;br /&gt;E gettando il tovagliolo nel piatto, prese la via dell’uscita.&lt;br /&gt;Una volta chetato il silenzio che, subito era calato sul locale, l’accompagnatore (ora solitario) si guardò intorno in cerca di una complicità che potesse alleviarlo dall’imbarazzo.&lt;br /&gt; Vigliaccamente Roby abbassò lo sguardo al piatto, concentrandosi sulla sua quattro stagioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;III&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;       In effetti da soli soli era dura. Ci voleva un amico. Se non proprio da dimenticare il male, almeno per mangiarsi un panino e sparare quattro cazzate.&lt;br /&gt;“ Bodo no. Ci parlava un casino con la Silvia. Anzi, per me le stava anche dietro.” Cogitò spulciando l’agenda.&lt;br /&gt;“ Potrei chiamare Stampo. Uhm… stà insieme alla MG. Mg e Silvia sono culo e camicia. No, Stampo è meglio di no.”&lt;br /&gt;Altri tre nominativi risultarono fuori città, un quarto era in prossimità del matrimonio e quindi era troppo occupato nei preparativi e un quinto mandò la sorella all’apparecchio.&lt;br /&gt;- E’ troppo depresso per parlare con qualcuno – lo informò questa – La sua ragazza lo ha smollato.&lt;br /&gt;Fu la madre che, al suo rientro dal lavoro,gli annunciò che  il telefono, finalmente, lo aveva cercato.&lt;br /&gt;- Hanno telefonato la marina e Dario. Hanno chiesto se li richiami. Se stai fuori dimmelo prima che stavo preparando un coniglio alla cacciatora…&lt;br /&gt;Marina e Dario, Dario e Marina. Probabilmente avevano telefonato insieme.&lt;br /&gt; Nella stessa cornetta. Marina e Dario, dario e Marina, il cui amore si rivelò in terza superiore ma,  probabilmente, era già nato in prima elementare. Marina e Dario , Dario e Marina oggi sposi e insieme per sempre. Dario e Marina, Marina e Dario a cui si aggiunge un nome che adesso dovrebbe avere quattro o cinque anni.&lt;br /&gt;Alle 19,45, puntualissimo, si presentò per la cena.&lt;br /&gt;- Vecchia canaglia. – lo accolse Dario con una stretta di mano eccessivamente energica.&lt;br /&gt;- Che piacere che mi hai fatto a venire !&lt;br /&gt;Bacini, grazie e il regalo che finisce tra le mani del bambino, bellissimo , che lo scarta, guarda perplesso la confezione di grossi dadi colorati con le figure di animali e, nonostante sia un bambino evidentemente ben educato, la ripone subito in un angolo, già morta, prima di chiedere:&lt;br /&gt;- Posso tornare al computer ?&lt;br /&gt;Dario che lo informa, quasi con l’aria di scusarsi, che il bambino segue un programma speciale alla scuola materna.&lt;br /&gt;- Sai… informatica, lingua inglese… cose del genere&lt;br /&gt;- Ah ah – commenta Roby – A mè all’asilo facevano cantare lodi alla Madonna.&lt;br /&gt;Poi la cena. Non male ma un po’ macrobiotica, con farro, fave e legumi vari inaffiati da un vini talmente blando da far rimpiangere quelle bottiglie di rosso spumoso e un po’ troppo euforizzante.&lt;br /&gt;- Da quando siamo diventati vegetariani, ho perso sei kg. – lo informa uno sodisfatto Dario dandosi sonore manate sullo stomaco. – Ora a tennis non mi batti più.&lt;br /&gt;E intanto Roby, che comunque non ricorda alcuna partita a tennis con l’amico, vaga con lo sguardo sulla ampia  stempiatura dell’ospite mentre questi mette in tavola l’argomento “che fine hanno fatto i vecchi compagni di classe ?”, seguito da una lunga dissertazione sulla fatica di essere un lavoratore autonomo.&lt;br /&gt;Marina , invece, non è apparentemente bisognosa di diete. Pare sempre quella e Roby la osserva mentre lei entra velocemente in cucina, si siede a tavola parlando dolce ma seria con il bambino, interviene nei discorsi del Marito con osservazioni intelligenti e piene di buon senso.&lt;br /&gt;Nella testa di Roby spunta un fioco ricordo di una festa tra compagni di scuola. Un bacio rubato in un angolo un po’ buio e la calda sensazione di una tetta tra la mano. Di chi era quella tetta ?&lt;br /&gt;E mentre Dario continua a ripetere : - Si lotta caro Roberto, si lotta. Vado via di casa alle 7 e torno alla sera tardi. Anzi, a volte anche dopo.- il ricordo si pianta nella testa come un fittone. “Impossibile che fosse lei. Stava già con Dario. Eppure c’è stato un momento che pareva si smollassero…”&lt;br /&gt;Quando il bambino lascia la tavola diretto, presumibilmente verso qualche video gioco che Roby troverebbe incomprensibile, Marina la razionale arriva al punto.&lt;br /&gt;-Così ora sei single eh ?&lt;br /&gt;- Già. – risponde lui funereo.&lt;br /&gt; L’ espressione di dario vira su una serietà di circostanza mentre la moglie riprende.&lt;br /&gt;- Ma… il motivo ? Lo sai ?&lt;br /&gt;-No. Cioe… dice che… dopo tanti anni. Forse non mi amava più…&lt;br /&gt;-Ah l’amore ! – interviene per un attimo Dario con tono sarcastico.&lt;br /&gt;-Ma cos’erano che stavate insieme ? Cinque, sei anni ?&lt;br /&gt;-Otto , Marina.&lt;br /&gt;Lei sospira, elimina una briciola dalla tovaglia.&lt;br /&gt;-Come mai non parlavate ancora di matrimonio ?&lt;br /&gt;Roby abbassa ulteriormente lo sguardo, che già era sceso dagli occhi al seno di Marina per un fugace esame (“eppure a quella festa…”)&lt;br /&gt;-Non è che non ne parlassimo… è che … dovevamo sistemarci.&lt;br /&gt;-Sì ma… Roby. Da quanti anni lavori tu ? eh ?&lt;br /&gt;-Sette.&lt;br /&gt; -E anche lei mi pare che abbia un buon lavoro no ?&lt;br /&gt;- Sì si...&lt;br /&gt;-E allora che cosa aspettavate ?&lt;br /&gt;Cosa aspettavano ? Lei aspettava che lui si decidesse, lui aspettava che lei cambiasse idea. Ma, detta così, in effetti la cosa pareva un po’ deboluccia e sparò la prima cosa che gli veniva in mente.&lt;br /&gt;- Beh, volevo lasciare passare un po’ di tempo così che magari avevo qualcosa tra le mani di più redditizio…&lt;br /&gt;- Non mi dirai che aspettavi che ti chiamassero ancora in tv ! – dice lei eccessivamente incredula&lt;br /&gt;- Per una volta che ci sei andato a raccontare barzalette !&lt;br /&gt;- Beh ho fatto anche delle Sagre paesane e dei festival dell’ Unità…&lt;br /&gt;- Sì va bene Roberto, sei sempre stato bravissimo a raccontare barzalette, ma non credere di essere un nuovo Gino Bramieri…&lt;br /&gt;- Mi accontenterei di Bisio. Lo hai visto in “Kamikazen” il primo film di&lt;br /&gt;Salvatores ?&lt;br /&gt;Marina sospitò gonfiando i pettorali e dando a Roby , per un attimo,  la certezza che la tipa della festa fosse proprio lei.&lt;br /&gt;- Insomma Roberto, devi metterti in testa che devi crescere. Hai oramai più di trent’anni, un lavoro sicuro. Una donna vuole anche delle certezze. Una casa… dei bambini… Guarda me e Dario. Lavoriamo tutto il giorno, abbiamo i nostri scazzi ma sono oramai vent’anni che stiamo insieme. E sai perché ?&lt;br /&gt;Scosse impercettibilmente la testa in un no mentre lei continuava.&lt;br /&gt;- Perché sappiamo assumerci le nostre responsabilità. Condividiamo le nostre responsabilità.&lt;br /&gt;- E’ dura a volte – intervenne Dario – Ma quando mi guardo intorno e vedo che cosa ho realizzzato... beh, amico mio, ti dico che ne vale la pena.&lt;br /&gt;- Non lo metto in dubbio .- mormorò Roby mentre la sedia diventava sempre più scomoda e i dubbi riguardante la paternità delle tette palpate lo stava ossessionando oltre ogni limite.&lt;br /&gt;Il discorso seguì ancora un poco questi binari, poi lui si prese una pausa andando in bagno.&lt;br /&gt;In piedi di fronte al water, ammirò la vasca da idromassaggio, scossandosi il pisello osservò la doccia ipertecnologica, tirando lo sciaquone notò il cesto della biancheria. E la bretella del reggiseno che da esso sporgeva. Prese l’indumento e lo esaminò attentamente. Non era molto pratico in materia e quindi non riuscì a valutare la misura, ma solamente a riconoscere una marca ampiamente publicizzata.&lt;br /&gt;Afferrò una coppa e si concentrò come se dovesse ascoltare una musica complessa, affondò il naso nell’altra coppa inspirando a occhi chiusi. Quando li riaprì, i vecchi ricordi non si erano schiariti. In compenso il bambino era sulla soglia e lo fissava leggermente perplesso.&lt;br /&gt;Con fare disinvolto roteò il reggiseno sul dito indice.&lt;br /&gt;- Non ti hanno insegnato a bussare prima di entrare in un bagno ? – chiese duro lanciando l’indumento sul cesto.&lt;br /&gt;- Ha la patta aperta. – replicò l’infante con sommo disprezzo.&lt;br /&gt;Fortunatamente non ci furono altri intoppi per tutto il resto della serata che, tra l’altro, fu piuttosto breve. Lui si lanciò in una serie di elogi sinceri all’arredo del bagno, scivolando su una dotta disquisizione circa i nuovi water iperteconologici giapponesi e concludendo con un paio di barzallette in materia che strapparono solo sorrisi educati.&lt;br /&gt;- Ciao Roby, è stato un piacere rivederti e… pensa a quello che abbiamo detto. – lo congedò Marina sulla porta.&lt;br /&gt;- certo Marina, ci penserò. Ah, senti… ti ricordi per caso quella festa… che facemmo 20, 25 anni fa in casa di Attilio ?&lt;br /&gt;- Attilio chi ?&lt;br /&gt;- Attilio… Morini… credo.&lt;br /&gt;- Non ricordo nessun Attilio e nessun Morini. – rispose lei dopo un attimo di riflessione. – Mi spiace. Perché ?&lt;br /&gt;- Oh niente. Niente di importante.&lt;br /&gt;In strada il Golf non ne voleva sapere di ripartire. Lui continuava a girare la chiave ma tutto rimaneva fermo e immoto. Infine si decise di chiedere aiuto a Dario il quale, con perfetta efficienza, collegò cavetti e batteria rianimando l’auto.&lt;br /&gt;- Da quanto tempo è che hai questa batteria ?&lt;br /&gt;- Credo da… da sempre, perché ?&lt;br /&gt;- Secondo me dovresti lasciare l’auto dall’elettrauto perché temo che a casa non ci arrivi. Ce ne è uno proprio dietro l’angolo e, tra l’altro, è mio cliente. Ti potrei accompagnare io a casa.&lt;br /&gt;Seguì il consiglio e sitrovò sprofondato nei comodi sedili di una Audi con Dario che guidava rilassato e senza nessuna fretta.&lt;br /&gt;- Non ti sarai offeso per quello che ti ha detto Marina, vero ?&lt;br /&gt;- Io ? Figurati !&lt;br /&gt;- No, perché ha un modo di dire un po’ da maestrina, ma… fidati. Da quando la conosco sono maturato molto.&lt;br /&gt;- Quello che conta è COSA dice, non COME lo dice.- concordò saggiamente Roby per subito aggiungere. – Guarda lì le somale… niente male.&lt;br /&gt;Parole sante. – concordò l’altro senza specificare su quale dei due argomenti fosse d’accordo.&lt;br /&gt;L’Audi svoltò per un largo vialone che attraversava una zona di uffici e dove, di sera, si svolgevano altri tipi di servizi.&lt;br /&gt;-Certo che ne devono fare di incassi. – commentò Roby osservando le lunghe code di auto di fianco alle prostitute.&lt;br /&gt;- Beh, tieni conto che molti di questi sono giovinastri senza né arte né parte, o curiosi solitari o in gruppo. Gente che si diverte come può. – concluse Dario con una sfumatura di disprezzo.&lt;br /&gt;Roby annuì distratto. Anche lui si era divertito come poteva trovandosi coinvolto in “puttan- tour” con i colleghi. Anche lui, passando per quel viale che lo riportava a casa, non resisteva alla tentazione di un decelerare di motore, di una occhiata prolungata, di un esame veloce ma attento. Anzi, proprio in fondo alla strada, scorgeva già l’alta sagoma di una mulatta con un corpo che la luce del neon rendeva ancora più statuario.&lt;br /&gt;Quasi captasse il suo pensiero, Dario rallentò ulteriormente, dandogli modo di ammirare con calma la ragazza.&lt;br /&gt;- Soccia che fisico ! Un giorno o l’altro giuro che mi fermo e le chiedo quanto vuole.&lt;br /&gt;- Trentamila bocca e figa.&lt;br /&gt;Roby guardò l’autista. Dalla sua espressione capì che, se ci fosse stata abbastanza luce, lo avrebbe trovato rosso come un cartarifrangente.&lt;br /&gt;-  Me lo diceva proprio ieri un collega… - mormorò pietosamente Dario.&lt;br /&gt;Roby decise che non era il caso di infierire.&lt;br /&gt;Tornò a concentrarsi su quella vecchia palpata di tetta convinto oramai che appartenesse proprio a Marina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IV&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;       Il lavoro di Roby, non era male. Dalle otto alle cinque di sera, orario flessibile, impiegato e buon stipendio. L’occorente per sistemarsi con una brava figliola quindi, ma , visto che questo occorente era diventato il suo problema principale, lui apprezzava ben di più altri aspetti del suo faticare quotidiano, come, ad esempio, i suoi colleghi.&lt;br /&gt;Ce ne erano di tutti i tipi, naturalmente, come in ogni microcosmo che si rispetti, ma, la cosa carina era che ce ne erano una serie di giovani e gaudenti.&lt;br /&gt;Pieffe, ad esempio, rigettava il suo inesorabile camminare verso i quarant’anni grazie ad un istrionismo degno dei migliori palcoscenici. Grezzo ma intelligente quanto bastava, con un fisico agile e scattante per niente ostentato, godeva fama di single impenitente nonché di figaiolo.&lt;br /&gt;Suo degno socio era Libero. Diverso per stile e fisico, il collega puntava tutto su uno sguardo semi magnetico, una ombrosità esistenziale e una aria da duro costruita ad arte per essere smontata, pezzo per pezzo, dalle ragazze. Completava il sodalizio di ultra trentenni con la mentalità di vent’enni , Salvatore che più che un uomo pareva un fumetto per via delle mosse e delle gag che riusciva a creare.&lt;br /&gt;Il trio, godeva di ottima fama nell’ambiente di lavoro. Si favoleggiava di uscite che culminavano con il cartellino timbrato senza passare da casa. Chiavi di appartamenti giravano vorticosamente e, se si incontravano alle macchinette distributrici del caffè, era tutto un gergo loro fatto di nomi di locali trendy, pub sconosciuti, nomi di donne che parevano soprannomi e viceversa.&lt;br /&gt;Alcuni colleghi erano usciti con loro. Raccontavano la loro esperienza con sorrisi e tanta, troppa, vaghezza alimentando, ulteriormente il mito.&lt;br /&gt;Roby li conosceva bene. A causa della loro prorompente vitalità li aveva incontrati spesso sui campi da tennis e da calcetto, lavorava con un paio di loro fianco a fianco e per questo, con loro, aveva aperto le dighe della confidenza.&lt;br /&gt;Naturalmente, da bravi nomadi del cuore, lo avevano adottato e per questo Roby non si stupì quando, una mattina,  Pieffe lo invitò in discoteca con loro.&lt;br /&gt;Lo so anche io com’è la questione. Uno incontra una e non esce più. Invece srà storia è deleteria per qualsiasi rapporto . – pontificò Libero che, negli ultimi dieci mesi aveva avuto circa 9 benservito da altrettante ragazze.&lt;br /&gt;- Conoscere gente nuova ti farà bene. C’è un intero mondo là fuori che ti aspetta. Non rinchiuderti..- lo spronò Pieffe.&lt;br /&gt;Soprattutto c’è della gran gnocca.- lo convinse infine Salvatore&lt;br /&gt;Infine Roby accettò. Non che gli ci volesse molto tempo, ma si dimostrò riluttante quel che bastava, giusto per una gratificazione comoda nel vedere gli altri che insistevano un poco.&lt;br /&gt;Però poi , quel fatidico Venerdì sera, si pose subito un problema: con che mezzi uscire ?&lt;br /&gt;Già perché ognuno dei tre amici era motorizzato su due ruote e ognuno di loro sperava di mollare gli altri e di andarsene in buona compagnia dove per “buona” era da intendersi, naturalmente, compagnia femminile. La discussione fu piuttosto lunga e molto tecnica. Ognuno tirò fuori dei numeri legati a statistiche di “rimorchio” piuttosto empiriche, si ragionò su percorrenze e possibilità e infine decisero che i ¾ del gruppo sarebbero andati via ccon la macchina di Roby e uno solo in moto, dopodichè… si sarebbe visto.&lt;br /&gt;Chiarita la questione trasporto, ci fù quella dell’orario.&lt;br /&gt;- Alle 23.00 sotto casa di Sal.- sentenziò qualcuno subito rintuzzato.&lt;br /&gt;- Alle 23.00 è presto ! Facciamo almeno alle 23.30 !&lt;br /&gt;Roby seguì sgomento la trattativa. Quando era ancora felicemente accoppiato, non disdegnava la discoteca anche se non era uno dei suoi luoghi preferiti per via del casino che impediva di apprezzare le sue battute. E poi , lui, alle 23.30, era già stanco di quei posti, anzi… era proprio il classico orario critico in cui avrebbe preferito, più di qualsiasi altra cosa, di andarsene a letto.&lt;br /&gt;Era sempre stato così. In forma smagliante, pieno di battute, pronto e dinamico fino alle 23. 28, 29 al massimo. Poi… una tremenda sonno si impadroniva di lui, gli appannava i riflessi, abassava le palpebre fino ad allora attente e ricettive. Quello stato durava qualche decina di minuti e non di più, durante i quali lui riusciva a fare solo le cose essenziali per la sua soppravvivenza: guidare la macchina fino a casa, mettersi il pigiama o, in casi estremi, rispondere a monosillabi e relegarsi sullo sfondo della compagnia fino a che la crisi non fosse passata.&lt;br /&gt;Comunque sia l’orario fu fissato (èur tra qualche mugugno) per le 23.15 ora locale.&lt;br /&gt;Non certissimo dell’ubicazione della casa dell’amico, Roby partì da casa circa un ora prima, vagò per sensi unici e corsie preferenziali e infine arrivò alla meta circa con tre quarti d’ora d’anticipo.&lt;br /&gt;Parte del restante tempo lo trascorse davanti al portone, sotto ad una pioggerella fastidiosa.&lt;br /&gt;Dopo un quarto d’ora di orologio e due giorni di nervi di Roby, la porta principale si aprì e ne uscì la sagoma di Salvatore che attraversò la strada e depositò nel cassonetto dell’immondizia, un voluminoso carico.&lt;br /&gt;. Cosa fai qua ? Perché non hai suonato ? – chiese al collega rientrando e accorgendosi infine, della sua presenza.&lt;br /&gt;Ci ho provato. Due volte. Non rispondeva nessuno.&lt;br /&gt;L’altro lo guardò con malcelata perplessità, poi si illuminò.&lt;br /&gt;- Forse avevo la musica un po’ troppo alta. Dai, vieni su.- concluse.&lt;br /&gt;- Ti và una birra ? - gli fu offerto in casa.&lt;br /&gt;Lui avrebbe preferito una Coca visto che poteva definirsi astemio “Ma un Sabato sera è un sabato sera - pensò - E vai con la trasgressione “ concluse accettando l’offerta.&lt;br /&gt;Comodamente seduto su una poltrona che aveva visto tempi migliori, Roby ascoltò le chiacchiere dell’amico, ricambiò con qualche confidenza e arricchì , anche se di poco, il suo repertorio di pettegolezzi sul lavoro. Intanto, un orologio ricavato da un vecchio disco in vinile segnalò che erano le 23.20.&lt;br /&gt;Sarà meglio che vada a cambiarmi. – annunciò Salvatore – Tra un po’ i ragazzi saranno qua.&lt;br /&gt;Roby annuì evitando di commentare il già certo ritardo e osservò l’altro che spariva nei corti meandri casalinghi. Diede una occhiata ai libri allineati e ai dischi per poi passare ai cd, infine si sedette di nuovo, prese una rivista musicale e iniziò a sfogliarla sorprendendosi di trovare un nome di un gruppo conosciuto.&lt;br /&gt;Si svegliò bruscamente a causa di una cacofonia da stadio che riempiva la stanza e, presumibilmente, anche oltre.&lt;br /&gt;_ Sei pronto per vivere ? - gli tuonò all’orecchio un euforico Pieffe.&lt;br /&gt;- Credo di essermi appisolato.- riuscì a mormorare cercando di risalire dagli abissi del sonno.&lt;br /&gt;- Eri tronco duro.- rettificò qualcuno.&lt;br /&gt;Preoccupatissimo per il saporaccio che sentiva in bocca e che certo avrebbe dato un durissimo colpo al suo fascino, Roby seguì gli amici all’esterno dove si scoprì di rimpaingere la pur scomoda poltrona sulla quale, perlomeno, non pioveva. Poi, cercando inutilmente di scuotersi dall’inerzia, guidò a lungo seguendo le indicazioni contradditorie dei compagni di viaggio; ammirò l’indignazione di Libero che, a parole grande amico di tutto il personale del locale aspettò con loro tre lunghi, umidi, quarti d’ora prima che il “buttadentro” accettasse di introdurli all’interno dell’ex capannone industriale; pagò una cifra che gli parve esagerata e infine fù ammesso nel tempio.&lt;br /&gt;Non era la prima volta che entrava in un locale da ballo, ma, come sempre, provò subito un senso di smarrimento. Le penombre rese schizzofreniche dalle luci, la musica tachicardica, lo sbalzo di temperatura con l’esterno lo frastornavano sempre. Vide le schiene dei suoi soci che avanzavano sicuri dentro la calca di corpi e si affrettò a seguirli.&lt;br /&gt;- Ehi ! - urlò Pieffe riuscendo a farsi sentire da sopra la musica.&lt;br /&gt;Mani levate, sorrisi, Pieffe che si stacca dal gruppo e ne raggiunge un altro, baci, abbaracci.&lt;br /&gt;Ridotti a tre il gruppetto avanza e poi, come in un sogno, Roby vede i suoi amici sorridere, aprire la bocca in un richiamo, alzare un braccio con un gesto di saluto.&lt;br /&gt;In breve rimase solo con un bicchiere di sangria in mano che Libero gli aveva affidato prima di farsi di nebbia.&lt;br /&gt;Cercò un punto di osservazione per fare il punto della situazione. Di certo c’era solamente che quel locale era diverso da quelli che frequentava con Silvia la quale, grande appassionata dei balli latino-americani, lo trascinava in posti dove signore di mezza età rivestite di abbaglianti lamè distruggevano distinti coetanei in giacche pastello e cravatte improbabili, machi con le camicie di seta e la coda di cavallo che si afflosciava dopo quattro o cinque tanghi, galli da bar con i bargigli oramai in disarmo.&lt;br /&gt;Qui dentro pareva non ci fosse una vera e propria caccia alla preda.&lt;br /&gt; In pista ognuno ballava perso dietro a ritmi che sentiva solo lui, probabilmente ipnotizzato dai bassi pompati che uscivano dagli amplificatori. Intorno si vedeva qualche gruppetto, tutti con qualchecosa da bere in mano, la bocca spalancata per dire qualcosa di udibile a ldi sopra della musica, il capo chino per ascoltare.&lt;br /&gt;- Non sei Roberto per caso ?&lt;br /&gt;Si girò al suono della voce per trovarsi di fronte un tizio alto più o meno come lui. In pochi secondi gli fece crescere i capelli di qualche centimentri, tolse il pizzetto platinato e una decina d’anni ed ecco Comellini, compagno di classe delle medie.&lt;br /&gt;- Massimo. - esclamò allora abracciandolo. - Come stai ?&lt;br /&gt;- Mi chiamo Mauro.- rispose l’altro sciogliendosi in fretta dalla stretta - Bene grazie. E tu ?&lt;br /&gt;Non doveva porre quella banale domanda. Roby si sentì autorizzato a fargli un sunto della propria vita condito da un migliaio di divagazioni e concluso da una serie di domande circa la storia dell’altro. Le risposte dell’altro furono  molto sintetiche e già si profilava un silenzio da cui l’ex compagno ne sarebbe sicuramente uscito con un “Ciao ci vediamo” lasciandolo di nuovo solo, quindi tentò un:&lt;br /&gt;- E gli altri ? Hai visto qualcuno ?-&lt;br /&gt;Era già pronto al suo: - No. Lui aveva visto casualmente un paio di personaggi e un bidello e questo gli fornì altri 30 minuti (un po’ stiracchiati) di monologo.&lt;br /&gt;Dopo una brevissima pausa passò a ricordare episodi legati alla vita scolastica. A causa della sangria, confuse le storie delle medie con quelle del liceo ma riuscì a stiracchiare un tre quarti d’ora circa e a strappare numero due sorrisi nell’altro.&lt;br /&gt;- Vado a prendere da bere. - tentò il tipo con chiari intenti dileguativi.&lt;br /&gt;- Oh, ti accompagno.- concesse Roby agitando il bicchiere vuoto.&lt;br /&gt;In mezzo alla calca ritrovò gli amici.&lt;br /&gt;- Oh Roby ! - lo chiamò Sal&lt;br /&gt;Si unì al gruppo mentre l’ ex compagno di scuola prendeva al volo l’occasione e fuggiva nella calca.&lt;br /&gt;- Ti và un Tequila bum bum ? - gli propose qualcuno.&lt;br /&gt;- Ma sì vai.&lt;br /&gt;Una barista dai capelli violetti preparò il beverone e mise il bicchiere di fronte a Roby che in impeto di euforia lo tracannò di un fiato.&lt;br /&gt;L’effetto fù sorprendente.&lt;br /&gt;- Vai !&lt;br /&gt;- Grande Roby !&lt;br /&gt;Alzò le mani per clamare il trionfo. In fondo non era niente. Un goal in rovesciata, un paniere da tre allo scadere. Normale per un eroe.&lt;br /&gt;- Grazie ragazzi siete un pubblico meraviglioso. disse sorridente prima di allontanarsi di qualche passo e crollare su un divanetto dove c’era un posto libero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;       La calcolatrice andava e faceva tatatac tatatac e ogni tatatac era una mitragliata nei nervi di Roby. Testa pesante, occhio opaco e meccanismi cerebrali un po’ nebbiosi, ricordava vagamente di essere stato accompagnato a casa da qualcuno dopo aver vomitato nel parcheggio del locale.&lt;br /&gt;- Andiamo a mangiare ? - gli chiese un collega indicando l’orologio e facendogli venire un subitanea ondata di nausea. Aveva pensato di saltare il rituale della pausa mensa, poi... in fondo qualche cosa bisognava mandare giù e i veri uomini si vedono in questi frangenti. Aprì la finestra dell’ufficio, inspirò profondamente l’aria fredda e infine, si sentì pronto per affrontare la cacofonia dicibi e odori.&lt;br /&gt;       Quando si mise in fila per pagare aveva il vassoio pieno di formaggi e verdure.&lt;br /&gt;- Sei a dieta ? - gli chiese la cassiera.&lt;br /&gt;Guardò quel bel viso incorniciato dai capelli neri sotto cui spuntavano due occhi da tuffarcisi subito anche se non si sapeva nuotare.&lt;br /&gt;- Peso 85 kg.- rispose annuendo sero.&lt;br /&gt;- 85 kg. ? - ripetè l’altra incredula.&lt;br /&gt;- Già. 55 di carne e 35 di ossa.&lt;br /&gt;La risata della ragazza gli annullò tutti gli odori e i rumori dell’ambiente.&lt;br /&gt;- Ora chiedimi come faccio a sapere il peso delle osssa.&lt;br /&gt;- Come fai a sapere il peso delle ossa ?&lt;br /&gt;- Facile. Dal totale ho tolto quello della carne.&lt;br /&gt;La seconda risata preceduta dallo sguardo complice colmo di aspettative, annullò proprio tutto.&lt;br /&gt;Ora nella mensa aziendale le luci al neon erano state sostituite da candele. L’odore dei cavoletti di Bruxelles pareva profumo di rose. Un vecchietto segaligno spuntò chissà da dove suonando una romantica melodia con il violino mentre le persone in fila sparirono tra gran sorrisi.&lt;br /&gt;In breve rimasero solo loro due e i loro sguardi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4530735146018532048-4739400969047228560?l=sturiellet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sturiellet.blogspot.com/feeds/4739400969047228560/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4530735146018532048&amp;postID=4739400969047228560' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/4739400969047228560'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/4739400969047228560'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sturiellet.blogspot.com/2007/06/lo-smollato.html' title='LO SMOLLATO'/><author><name>Filosofia zannona</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05317705149383765149</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_NGeGWx4__Ms/SDXR_b5DlcI/AAAAAAAAATA/q-IsWc6NyhY/S220/7+anni.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4530735146018532048.post-3272657510469072792</id><published>2007-06-17T14:07:00.001-07:00</published><updated>2007-06-17T14:07:41.865-07:00</updated><title type='text'>Bacio alla Francese</title><content type='html'>Questa volta mio padre mi strozza davvero.- osservò Piero guardandosi le scarpe della festa con la vernice nera latitante in più punti e un tacco aggrappato alla suola grazie ad un unico,ostinato, chiodo.&lt;br /&gt;Seguii il suo sguardo sui calzettoni bianchi, uno ammainato senza speranza, l'altro deturpato da una macchia di grasso.&lt;br /&gt;- E quello ? - chiesi indicando un graffio fresco fresco tra l'arcipelago di croste del ginocchio.&lt;br /&gt;- Quel giandone di Via Saffi ! Una falciata da dietro da impiccarlo sul posto.&lt;br /&gt;- Da quando vengono quelli è diventato impossibile giocare in parrocchia.- intervenne Massimo&lt;br /&gt;- Sono più stronzi della merda.- confermai- Per colpa loro non ho nemmeno fatto la comunione.&lt;br /&gt;- Come mai?&lt;br /&gt;- Perché oggi in chiesa c'era un casino di gente e tra confessione e penitenza quando ho finito tutto la comunione era già passata. Allora sono andato al campetto ad aspettare il secondo giro e uno di quelli lì prima fa un fallo e poi gol!&lt;br /&gt;- Questo cosa cazzo c'entra con la tua comunione?- chiese Massimo&lt;br /&gt;- C'entra sì. Gli ho dato dello stronzo,dell'idiota e della faccia da culo e in più mi è anche scappato un dio bòno dovevo tornare a confessarmi ma sòccia...&lt;br /&gt;- Da quanto tempo non ti confessi fratello? -scimmiottò Piero - Da dieci minuti padre. Un record!&lt;br /&gt;- Vabbè, mica posso passare tutta la domenica andando avanti indietro dal confessionale!&lt;br /&gt;- Tanto per quello che poi gli diciamo- sentenziò Massimo grattandosi il lungo naso da Comanche.&lt;br /&gt;- E' vero! Sono sempre le solite quattro cazzate - intervenì Piero che subito recitò- Ho disubbidito a mia madre, ho fatto incazzare,pardon, arrabbiare il maestro, mi sono dimenticato le orazioni...&lt;br /&gt;- ... ho commesso atti impuri.- suggerì Massimo&lt;br /&gt;- Oh, sei scemo ? Per una volta che mi è scappato detto mi ha piantato una di quelle tomelle !&lt;br /&gt;- Su San Luigi ?&lt;br /&gt;- Sì... no... ha detto qualcosa circa la fatica che si fa che è uguale a quella che si farebbe giocando una partita di calcio da novanta minuti.&lt;br /&gt;- Cazzo Piero, tu puoi fare i campionati di A e B contemporaneamente !&lt;br /&gt;- Allora te che non ci riesci ?&lt;br /&gt;- Mi scappa da ridere.- giustificai&lt;br /&gt;- E' un problema di concentrazione- spiegò Massimo&lt;br /&gt;- Comunque Don Mario non lo chiede mai- dissi cercando di spostare l'argomento - Don Ricci invece sì..&lt;br /&gt;- L'ha domandato anche a me&lt;br /&gt;Tutti guardammo Lucio che si era inserito a sorpresa nei nostri discorsi da adulti undicenni.&lt;br /&gt;- Cosa ti ha chiesto ?- inquisì Massimo&lt;br /&gt;- Se avevo commesso atti impuri, e quando gli ho domandato cosa voleva dire, ha detto che voleva sapere se mi toccavo.&lt;br /&gt;- Cosa hai risposto ?&lt;br /&gt;- Che quando accarezzo il gatto lui fa le fusa, e così anche io, mi tocco la testa per vedere se è così bello.&lt;br /&gt;Tutti ridemmo sguaiatamente.&lt;br /&gt;- Miao, miao.&lt;br /&gt;- Pucci, miao.&lt;br /&gt;- Si tocca la testa perché è una testa di cazzo!&lt;br /&gt;- Dai non offenderlo povero micino !&lt;br /&gt;- Sì, ma lui se ne sbatte le palle -sbraitò Piero afferandosi le orecchie e agitandole.&lt;br /&gt;Il bambino ci guardava indeciso se iniziare a piangere oppure unirsi alle nostre risate, poi Massimo gli risolse il dubbio assestandogli una manata sulle spalle sottili.&lt;br /&gt;- Bravo !- esclamò - Almeno che te lo chieda chiaramente.-&lt;br /&gt;- Cosa ?&lt;br /&gt;- Se ti fai delle pippe ! - Con un sapiente colpo di pedale impennò la bicicletta da cross, percorse qualche metro con la ruota anteriore sollevata dal marciapiede e,oramai vicinissimo al portone di casa, urlò: - Ci vediamo giù alle due e mezza.!&lt;br /&gt;- See - sbottò Piero - Con le scarpe nuove ridotte così e i compiti da finire, se soppravvivo sarò giù a mezzanotte!-&lt;br /&gt;- Io ho da fare la poesia a memoria.- dissi comprensivo.&lt;br /&gt;Il mio amico guardò Lucio ancora intento a massaggiarsi la scapola alata.&lt;br /&gt;- Te che cazzo di compiti hai da fare ?- chiese aggressivo.&lt;br /&gt;- Delle tabelline.&lt;br /&gt;- Tabelline ! Comoda la vita a otto anni.- commentò saggiamente incamminandosi verso il suo destino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Cambio portiere !&lt;br /&gt;- Ancora una azione, dai!&lt;br /&gt;- Soccia sono due ore che sono in porta !- protestò Dario prima di tornare in posizione.&lt;br /&gt;La partita di calcio era nel pieno del suo svolgimento, naturalmente nel nostro esclusivo Maracanà: la strada. Parallela ai larghi viali della circonvallazione, diritta e poco frequentata, era il territorio abituale delle nostre scorribande, specie dove i palazzi anteguerra lasciavano il posto a fabbricati più recenti inframmezzati da stretti cortili privati i cui cancelli diventavano ideali porte per i tornei.&lt;br /&gt;Roberto cercava un dribbling destreggiandosi tra l'avversario e una 600.&lt;br /&gt;- Dai cazzo passa !- sbottai - Chi sei, Chiarugi ?&lt;br /&gt;Non mi badò tentando piuttosto l'azione di fino usando il marciapiede come sponda. Inaspettatamente il gioco stava riuscendo quando Piero urlò:&lt;br /&gt;- Il gufo ! Il gufo!&lt;br /&gt;L'altro si bloccò subito cercando il temuto e odiato berretto bianco del vigile, pronto ad una rapidissima fuga con il pallone, Massimo gli soffiò la sfera e dalle sue lunghe gambe cavalettoidi uscì una bomba che esplose alle spalle del portiere.&lt;br /&gt;- Rete !- esultò alzando le braccia - Alla Pierino Prati !&lt;br /&gt;- Non vale ! - protestò subito Roberto - Piero ha urlato che c'era il vigile e invece non era vero.!&lt;br /&gt;- Solo un fido interrompe il gioco.&lt;br /&gt;- Ma dire che c'è il pullone è come dire fido.&lt;br /&gt;- Mica ho detto che c’ era il pullone.- intervenì Piero con stupenda faccia da bronzo.&lt;br /&gt;- No mica! e il gufo cosa è allora?&lt;br /&gt;- Un volatile.- rispose non trattenendo la risata.&lt;br /&gt;- Vaffanculo Piero, e anche te Massimo, tutti e due.&lt;br /&gt;- Vacci te- rimbeccò Massimo - E portati anche il tuo orso di pezza.&lt;br /&gt;Doveva avere toccato un tasto delicato perché Roberto cambiò colore, poi urlò -Stronzo !- dandogli uno spintone da dietro.&lt;br /&gt;- Alle spalle vigliacco- sibilò melodrammaticamente l'altro prima di reagire.&lt;br /&gt;Continuammo a passarci la palla gettando giusto un occhio distratto alla rissa.&lt;br /&gt;- Scommetto quattro soldatini formica su Massimo.- proposi&lt;br /&gt;- Non vale, vince sempre.- rispose Dario.&lt;br /&gt;- Perché tra di noi è vietato darci pugni in faccia.- spiegò Piero - Se no con quella canappia che si ritrova...&lt;br /&gt;- Ieri a scuola ho dato una tozza in faccia ad un tipo.- dissi con finta indifferenza.&lt;br /&gt;- Davvero ? - chiesero gli altri subito interessati.&lt;br /&gt;- Sì, aveva detto che ero un figlio di puttana.&lt;br /&gt;- E gli hai dato un pugno ?&lt;br /&gt;- In faccia.- confermai&lt;br /&gt;- E lui ?&lt;br /&gt;- Mi ha tirato uno schiaffo, poi è arrivata la proff. di matematica e bona lè.&lt;br /&gt;- Beh, un pugno è più tosto di uno schiaffo.&lt;br /&gt;- Anche un calcio nei marroni è tosto.- puntualizzò Dario.&lt;br /&gt;- Sì, anche quello.- concesse Piero.&lt;br /&gt;Nel frattempo la lotta si era conclusa, naturalmente con la vittoria di Massimo che grazie ad un colpo di simil judo aveva atterrato il contendente, e ora si univa noi sentenziando:&lt;br /&gt;- Tre a due per noi e Roberto in porta.&lt;br /&gt;- Era ora !!- gioì Dario lanciando la palla verso lo sconfitto.&lt;br /&gt;Ma questi era ancora troppo carico di rabbia repressa che scaricò tutta in un grandioso calcio alla sfera, mandandola a stamparsi contro la portiera di un mille cento.&lt;br /&gt;- Alaùra, porca madosca !- abbaiò una voce dall'alto - Avlì smattlar o ciam i carabinir ?&lt;br /&gt;- Chiama le corna che porti in fronte ! - ribatté Piero e, senza attendere ulteriori repliche ci disperdemmo immediatamente.&lt;br /&gt;- Quel tipo lì si incazza sempre quando giochiamo.- commentai una volta al sicuro.&lt;br /&gt;- Fa il panettiere e lavora di notte.&lt;br /&gt;- Ma perché gli hai detto quella roba ?&lt;br /&gt;- Perché è vero. - spiegò Piero - Ho sentito papà che diceva con la mamma che ha visto la moglie di lui con un altro uomo e che si baciavano, ed era un bacio alla francese, mica uno normale !&lt;br /&gt;- E come è un bacio alla francese ? - chiese Dario.&lt;br /&gt;Piero alzò le spalle. - Esattamente non lo sò, però la mamma ha detto con papà che lui è un malizioso e che si sarà sbagliato e lui ha risposto:" Nessun sbaglio, ti beli scurdè che mè, in chi cuì lè ai era un professaur ?"-&lt;br /&gt;Massimo intervenne: - Un bacio alla francese è un fiocco. Si bacia la donna mettendogli le labbra aperte sopra le sue, così.- cercò di mimare con le lunghe dita poi ci rinunciò. - Ma è più un casino spiegarlo che farlo.- concluse.&lt;br /&gt;- Ma lo fanno solo i francesi ?&lt;br /&gt;- Idiota, se lo fa anche mia sorella !&lt;br /&gt;- L'hai vista ?&lt;br /&gt;- No ma lo immagino. Quando fa le feste giocano sempre al giro della bottiglia, quindi...&lt;br /&gt;- Cosa è il giro della bottiglia ?&lt;br /&gt;- Ci si siede in cerchio con al centro una bottiglia vuota, poi uno dice , che so', fiocco, e fa girare la bottiglia su se stessa. Quando si ferma chi ha parlato dà un fiocco a chi è indicata dalla imboccatura.&lt;br /&gt;- E se sono due maschi?&lt;br /&gt;- Ci si stringe la mano oppure ci si dà una tozza sulla spalla, a meno che uno dei due non sia Roberto che allora gli si mette la bottiglia nel culo.&lt;br /&gt;- Bottiglia o no, quel gol non era valido.- concluse il diretto interessato-&lt;br /&gt;II&lt;br /&gt;Il largo manubrio della bici da cross sfiorò il pensionato fermo ad aspettare l'autobus.&lt;br /&gt;- Oh cinno !- protestò - Ti menga Nuvolari, và ban piò pianen !&lt;br /&gt;- Azidant ai vìcc baccocch e rimbambè ! - ribattei spingendo più forte sui pedali per riprendere lo sprint di Dario.&lt;br /&gt;- In volata !- urlò lui voltando per la nostra strada.&lt;br /&gt;Piegato in avanti pedalai freneticamente fino a raggiungere il gruppo di amici fermi a discutere sul marciapiede, e allora bloccai un freno lasciando andare in derapata la ruota posteriore.&lt;br /&gt;- Primo !- annunciai subito.&lt;br /&gt;- Col culo !- replicò subito Dario posteggiando la bici - Ti ho dato mezza ruota di distacco !&lt;br /&gt;Abbandonammo subito la disputa perché la banda sembrava intenta ad una più interessante discussione.&lt;br /&gt;- E' vero vi dico- stava dicendo un Lorenzo particolarmente stizzoso.&lt;br /&gt;Piero fischiò imitando la parabola di una bomba.&lt;br /&gt;- FFiiiuuuu bam! Zacca!.&lt;br /&gt;- Non è una zecca, è la verità !&lt;br /&gt;- Oh- disse qualcuno coinvolgendoci - Dice che ha visto una tivù a colori !&lt;br /&gt;- See, e magari con cinque o sei canali !- risposi subito.&lt;br /&gt;- La TV a colori c'è solo in America o in Inghilterra.&lt;br /&gt;- Vi dico che l'ho vista, in una villa in quella strada qua dietro.- replicò ostinatamente Lorenzo.- Si vede dalla strada cazzo !&lt;br /&gt;- E' vero, lì hanno anche la radio a colori !&lt;br /&gt;- E' la verità e voi siete degli stronzi !&lt;br /&gt;- Siamo stronzi ma a colori&lt;br /&gt;- Facciamo così- tagliò corto Massimo - Stasera si và a vedere. Potete tutti?&lt;br /&gt;- Io sì- risposi un po' insicuro.&lt;br /&gt;Piero sbuffò: - Cazzo se voglio uscire mi toccherà mangiare la verdura- poi, ad uso esclusivo di Lorenzo aggiunse:- Che poi se era una zecca ti caccio una tozza in testa che dopo ti ci vuole l'ascensore per scendere dal marciapiede !&lt;br /&gt;Dopo cena raggiunsi gli amici giù in strada.&lt;br /&gt;Gli ultimi scampoli dell'estate avevano lasciato nelle nostre famiglie briciole di permissività e c'era tutta la combriccola compreso Piero, che arrivò per ultimo e con una espressione schifata stampata sulla faccia.&lt;br /&gt;- Blah!- esordì - C'erano i broccoli. Se me li hai fatti mangiare per niente...- concluse mostrando a Lorenzo il pugno chiuso.&lt;br /&gt;- Allora ?- intervenne Massimo - dove cazzo stà questa Tv ?&lt;br /&gt;- Su verso Saragozza.&lt;br /&gt;- Abbiamo delle armi ?- si informò Dario.&lt;br /&gt;- Cazzo ce ne facciamo ?&lt;br /&gt;- Per difesa.&lt;br /&gt;- Quelli di via Saffi non arrivano fino a quelle parti.&lt;br /&gt;- Non eravamo in pace con loro ?&lt;br /&gt;- Non dopo che hanno cercato di menarmi.- risposi&lt;br /&gt;- Dai ! Veramente ?&lt;br /&gt;- Tornavo da ripetizione e mi hanno ataccato. - iniziai a spiegare - ho dovuto rompere la cerbottana in testa ad uno.&lt;br /&gt;- Ma tu vai a ripetizione con la cerbottana ?&lt;br /&gt;Ignorai l'obiezione proseguendo nel racconto: - Ho tirato un calcio nella gamba ad un altro e una spinta ad un terzo, poi sono sfuggito al quarto che mi ha inseguito...&lt;br /&gt;- A me avevi detto che erano in due, non in quattro.- intervenì un sospettoso Piero.&lt;br /&gt;- Vabbè !&lt;br /&gt;- Andiamo o stiamo qui a fare la muffa?- sollecitò Massimo incamminandosi.&lt;br /&gt;- Almeno una fionda.- borbottò Dario poco convinto.&lt;br /&gt;Uscimmo dal nostro territorio diretti verso una delle vecchie zone residenziali appena fuori la cerchia delle muea. Ora eravamo più composti e silenziosi, intimoriti dalle facciate dei palazzi piene di decorazioni e fregi e dalle pesanti cancellate oltre le quali si intravedevano spezzoni di ville e giardini.&lt;br /&gt;- Da te si vede il retro di queste case ?- mi chiese Piero.&lt;br /&gt;- Di quelle più in giù.- risposi indicando il prolungamento della strada verso via Andrea Costa.&lt;br /&gt;- Come sono ?&lt;br /&gt;- Hanno dei giardini enormi ! Pieni di alberi e attaccati a quelli che ci sono nella nostra strada.&lt;br /&gt;- Ad abitare dal lato dove sto' io non si direbbe che la nostra via abbia tanti giardini.&lt;br /&gt;- Ce ne sono un casino, non grandi come quelli di questa strada, ma ce ne sono sì.&lt;br /&gt;- Mi piacerebbe averne uno.&lt;br /&gt;- Per giocarci ?&lt;br /&gt;- Va là ! Per quello c'è già la strada. No, mi piacerebbe per tenerci un cane.&lt;br /&gt;- E che te ne fai di un cane ? - intervenne Dario.&lt;br /&gt;- Lo addestro a mangiarti i marroni.&lt;br /&gt;- Allora muore di fame- rilanciai&lt;br /&gt;- E' quella ! è quella! - annunciò un eccitatissimo Lorenzo indicando una palazzina gialla protetta da una recinzione.&lt;br /&gt;Massimo adottò subito il suo miglior cipiglio da condottiero.&lt;br /&gt;- In camuffa adesso. Siamo lontani da casa e se ci scoprono succede un casino.&lt;br /&gt;- Chiamerebbero la polizia ?&lt;br /&gt;- Può darsi, quindi occhio.&lt;br /&gt;Abituati a scavalcare cancelli ben più ostili per recuperare palloni calciati fuori mira, in pochi secondi eravamo agrappati sull'inferriata ad allungare lo sguardo oltre la finestra indicataci da Lorenzo.&lt;br /&gt;Una grossa poltrona dal tessuto a fiori da cui spuntava una lucida nuca, quadri alle pareti, un tavolo. I mobili scuri accentuavano la prima penombra serale, rischiarata solo dal monoscopio della Tv. Ma non era il solito biancore latigginoso ben conosciuto, bensì una luce rossiccia.&lt;br /&gt;Riuscii a vedere un primo piano di Alberto Sordi, prima che Dario esclamasse:&lt;br /&gt;- Cazzo, ha la faccia verde !&lt;br /&gt;La nuca pelata si voltò verso di noi.&lt;br /&gt;- Via !- ordinò Massimo lasciandosi cadere sul marciapiede.&lt;br /&gt;Ripercorremmo la strada a passo di fuga, poi, stabilito che nessuno ci inseguiva per incarcerarci, riprendemmo l'andatura normale.&lt;br /&gt;- Visto... visto che avevo ragione ? è a colori.- ansimò Lorenzo.&lt;br /&gt;Il pugno gli arrivò con precisione sul nervo della spalla.&lt;br /&gt;- Era un foglio di plastica colorato. Deficente ! Celeste in alto, rosso verde in basso.&lt;br /&gt;- Ma vi immaginate vedere "Belfagor" in quella maniera ?&lt;br /&gt;- Tu Dario hai paura di vederlo anche in bianco e nero&lt;br /&gt;- Non è vero !&lt;br /&gt;- Dai che lo sappiamo che quando lo danno in Tv vai a letto.&lt;br /&gt;- Volete che vi racconti l'ultima puntata ?- replicò in tono di sfida.&lt;br /&gt;- Avrai letto la trama sul Radiocorriere.- disse Massimo&lt;br /&gt;- O essertela fatta raccontare da tua madre.&lt;br /&gt;- Oh ! Ma e il Quartetto Cetra con le faccie verdi ? - proposi.&lt;br /&gt;- Soccia che schifezza !&lt;br /&gt;- Mai più dei broccoli di mia madre. - sentenziò Piero tirando una pedata a Lorenzo.&lt;br /&gt;- Oh, ma mi lasci stare ?&lt;br /&gt;- Può darsi. Dopo che ti avrò ucciso però:&lt;br /&gt;Abbassò il tono di voce sussurando:- E non andrò nemmeno in galera perchè evocherò un mostro che alla notte verrà in camera tua e per prima cosa ti paralizzerà la lingia. Poi ti toglierà una unghia dopo l'altra ...&lt;br /&gt;- Dai piantala !- si spazientì l'altro con sommo gaudio di Piero.&lt;br /&gt;- Il mostro broccoletto, verde e puzzolente....&lt;br /&gt;- Guardate ! - Interruppi - stanno buttando giù il vecchio capannone.&lt;br /&gt;Andammo tutti a vedere il fabbricato dall'altra parte della strada già in buona parte della strada già per buona parte fatto sparire da una impresa di demolizioni.&lt;br /&gt;- Cosa ci faranno ?&lt;br /&gt;- Forse un condominio ?&lt;br /&gt;- Già come quello al''angolo con i viali.&lt;br /&gt;- Chissà se mettono un portiere anche qui. - si chiese Massimo riservandoci un sorrisetto complice e un po' maligno.&lt;br /&gt;Infatti i nostri rapporti con il custode del complesso immobiliare non si potevano esattamente definire idilliaci. Nel corso del nostro abituale girovagare eravamo entrati nel cortile interno su cui si affcciavano i moderni palazzi, e stavamo discutendo sul senso misterioso di quel giardinetto con tutta una serie di cartelli che ne limitavano il gioco e i rumori quando il portiere uscì dal suo gabbiotto a vetri e ci affrontò claudicante ma non per questo, meno battagliero.&lt;br /&gt;- A che numero state ? - chiese sospettoso.&lt;br /&gt;- Al dieci. - rispose Massimo con sicurezza.&lt;br /&gt;- Qui i numeri arrivano solo fino al sette. Via, aria, tornate a casa vostra.&lt;br /&gt;- Perchè ? Non stavamo mica facendo niente di male. - replicai per niente intimorito dal suo tono spiccio.&lt;br /&gt;- Perchè questa è proprietà privata. Fora, raus.!&lt;br /&gt;- Dove stà scritto?&lt;br /&gt;- Cinno ! Và a cà tò o tal dagh mè duvel scrett !! - rispose spazientito aviccinandosi minacciosamente.&lt;br /&gt;Naturalmente, grazie a questo fatto, il luogo acquisì una attrazione irresistibile, tanto più che scoprimmo subito l'esistenza di una rampa d'accesso ai sotteranei che diventarono il posto ideale per far scoppiare petardi, attendere che comparisse il portiere, nasconderci nel labirinto di box, cantine e scale comuni, fare due o tre botti in barba alle sue maledizioni e così via.&lt;br /&gt;- Vè lì, c'è un cancello.&lt;br /&gt;Dario indicò un pezzo di recinzione abbandonato in mezzo ai detriti. Due sbarre erano incurvate quel tanto che bastava per permettere ai nostri corpi di intofularsi dentro.&lt;br /&gt;- Vi ricordate quella volta che ci abbiamo trovato il barbone ?&lt;br /&gt;- Merda che pippaculo !&lt;br /&gt;- Che poi era innocuo.&lt;br /&gt;- Sì, dicevano così, però...&lt;br /&gt;- E scappando Lorenzo si è incastrato tra le sbarre ! - ricordò Dario sghignazzando.&lt;br /&gt;- E si è messo a piangere !&lt;br /&gt;- Non è vero!- protestò l'interessato.&lt;br /&gt;- Va là pallone!&lt;br /&gt;- Ciccio bomba cannoniere ha tre buchi nel sedere ...- iniziammo a cantare, ma Massimo ci zittì subito.&lt;br /&gt;- C'è qualcuno.&lt;br /&gt;Da dietro un escavatore sbucò una figura magra e curva che indossava un vecchio impermeabile militare completamente incongruo per il clima.&lt;br /&gt;- E' il barbone !&lt;br /&gt;- Cazzo lo dicevo io che ci voleva almeno una fionda ! - osservò un preoccupato Dario.&lt;br /&gt;L'uomo parve non notare la nostra presenza, o forse non gliene fregò niente, si chinò a raccoglieree qualcosa che poi ripose in una vecchia borsa da ginnastica, scavalcò delle pietre e sparì in quello che restava del magazzino.&lt;br /&gt;- Chissà dove andrà a stare ?&lt;br /&gt;- Probabilmente in quella casa di fianco alla tua.- rispose Massimo.&lt;br /&gt;- Non è vuota ?&lt;br /&gt;- Per adesso sì - risposi - Però iere c'erano in giardino dei tipi con degli strumenti strani.&lt;br /&gt;- Forse cercavano un tesoro.&lt;br /&gt;- O forse un cadavere.&lt;br /&gt;- Per me l'unica cosa che possono trovare sono delle topacce lunghe un metro. Ogni tanto dalla finestra provo a spararci con l'Oklaoma ma... riga.&lt;br /&gt;- La pisola non va bene - intervenì Massimo - Bisogna che venga con la carabima e i pimbini.&lt;br /&gt;- Bisognerebbe avere un fucile con il canocchiale. - suggerì Dario.&lt;br /&gt;- O un gatto.&lt;br /&gt;- No Piero, il gatto non basta - replicai - Sono tope grosse come cavalli.&lt;br /&gt;- Allora una tigre - rilanciò l'amico - E dove c'è una tigre chi c'è ? Sandokaaaan ! - concluse saltando sulle mie spalle.&lt;br /&gt;- Prendiamo il leone dei giardini Margherita.&lt;br /&gt;- Tra un po' ci metteranno una pantera . - rivelò Lorenzo&lt;br /&gt;- Una pantera ?&lt;br /&gt;- Sì, nera.- confermò serio.- Ho visto quando la portavano...&lt;br /&gt;Un cazzotto diretto al centro della schiena lo interruppe.&lt;br /&gt;- Bona lè con le zecche - tagliò corto Massimo - Andiamo a casa che hanno già acceso i lampioni.&lt;br /&gt;- E che siamo anche senza armi.- sottolineò Dario.&lt;br /&gt;III°&lt;br /&gt;Il bordo del marciapiede era uno stretto passaggio gettato su un dirupo e, nonostante la pesante cartella sulle spalle e la leggera pioggia autunnale me la stavo cavando abbastanza bene riuscendo ad evitare la caduta. Alzai lo sguardo per valutare la distanza che mi separava dal portone di casa e vidi Massimo fare un richiamo con il braccio.&lt;br /&gt;Dimenticai i coccodrilli che imperversavono sotto di me e saltai atterrando in una pozzanghera.&lt;br /&gt;- Hai molti compiti ? - chiese una volta che lo ebbi raggiunto.&lt;br /&gt;L'espressione grave prometteva una azione interessante e d'istino risposi:&lt;br /&gt;- No, perchè ?&lt;br /&gt;- Il portiere ha preso Piero.&lt;br /&gt;- Cazzo ! - esclamai colpito._ Cosa è successo ?&lt;br /&gt;- Ieri pomeriggio siamo andati giù nel soterraneo con un porno, hai presente dove ci mettiamo sempre ?&lt;br /&gt;- In quel box vicino alla scala.&lt;br /&gt;- Esatto. E' il posto migliore perchè puoi fuggire o dalle scale o dal garage. Bene, stavamo leggendo la posta intima quando è arrivato quel pezzo di merda.&lt;br /&gt;- Siete scappati dalle scale ?&lt;br /&gt;- Sì, come abbiamo già fatto un fottio di volte, però lo stronzo prima di scendere aveva dato un giro di chiave alla porta che c'è in cima.&lt;br /&gt;- Merda ! e allora ?&lt;br /&gt;- Ah, allora un cazzo. Ci siamo trovati sul pianerottolo con davanti una porta chiusa a chiave, e dietro una scala da cui saliva un infame incazzato. Io gli ho tirato il giornalino in fronte e sono riuscito a sfuggirgli, ma Piero no, l'ha beccato in pieno.&lt;br /&gt;- Cazzo che sfiga !&lt;br /&gt;- Già, pensa a casa che bordello. Non vorrei essere nei suoi panni.&lt;br /&gt;Meditammo un po' sulle sfortune della vita e del nostro amico in particolare poi Massimo propose:&lt;br /&gt;- Ho già una mezza idea per la spedizione punitiva, ci vediamo alle tre ?&lt;br /&gt;- Cazzo, neanche da chiedere.&lt;br /&gt;Con ramazza e paletta il custode raccoglieva un paio di foglie secche, zoppicava verso il bidone in plastica e le buttava dentro.&lt;br /&gt;- Perchè ne raccoglie così poche ?- chiesi a bassa voce.&lt;br /&gt;- Perchè così sembra che lavori di più.- rispose Massimo.&lt;br /&gt;L'uomo ci mostrò nuovamente le spalle, preso dal suo tran-tran e ignaro di essere spiato.&lt;br /&gt;- Ora !- sussurrò il mio socio.&lt;br /&gt;Al riparo della colonna fece scattare l'accendino innescando la miccia della serie di petardi. Con gli occhi fissi sulla zimarra grigia del nemico arrivammo velocemente all'alto bidone dei rifiuti, gettammo le bombe e ritornammo silenziosamente al riparo.&lt;br /&gt;I tempi furono perfetti. Il custode tornò con il magro carico di fogliame, alzò la paletta per depositarlo e dal bidone uscirono una serie di botti a raffica.&lt;br /&gt;Con insospettata agilità saltò all'indietro lasciando cadere gli attrezzi del mestiere, poi ci vide in fuga, realizzò all'incirca cosa poteva essere accaduto ed iniziò ad urlare:&lt;br /&gt;- Brott delinquant d'un assassen ! S'av ciàp av tir al coll !&lt;br /&gt;- Tirati l'oca !- ripondemmo lanciandogli un altro petardo.&lt;br /&gt;Una volta al sicuro commentammo:&lt;br /&gt;- Hai visto che faccia che ha fatto ?&lt;br /&gt;- Soccia, ancora un po' e gli pigliava un coccolone !&lt;br /&gt;- Se gli deve tirare una crepa spero che succeda quando si tirerà una pippa con il MIO giornalino. - augurò Massimo.&lt;br /&gt;- Che cosa era ?&lt;br /&gt;- Un "Caballero Speciale".&lt;br /&gt;- Dai ! Ma costa un fottio !&lt;br /&gt;- E dovevi vedere le foto - mi infomò aggiungendo - Me l'aveva dato un mio compagno di classe.&lt;br /&gt;- Giura !&lt;br /&gt;- Sì, sì, in una scuola privata come la mia ci sono dei tizi che sono stati bocciati quattro, cinque volte. Quasi tutti con il motorino, altri con la ragazza...&lt;br /&gt;- E ti trovi bene ?&lt;br /&gt;- Meglio di prima senz'altro. E tu ? Hai poi cambiato sezione ?&lt;br /&gt;Annuii.- Quest'anno siamo in quattro di ripetenti che abbiamo cambiato.&lt;br /&gt;- Dove ti hanno messo ?&lt;br /&gt;- Nella effe.&lt;br /&gt;- E' mista no ? - chiese da vero esperto della Scuola Media Statale.&lt;br /&gt;- Sì, ma a parte due con la puzza sotto il naso, le altre ragazze sono tutte delle buffe. I maschi perlomeno rompono di meno, adesso non devo fare a pugni un giorno sì e l'altro anche, in quanto ai proff. ... beh, sai com'è loro sono proff.&lt;br /&gt;- Dove sono io non rompono poi tanto. Mio padre dice che in una scuola privata l'importante è pagare, mica studiare.&lt;br /&gt;Un motorino ci passò davanti scalando le marce.&lt;br /&gt;- Bello il "Corsarino"- commentai.&lt;br /&gt;- Meglio l'Aspes&lt;br /&gt;- Dici ?&lt;br /&gt;- Senz'altro. Ce l'ha un tipo in classe mia e tira di brutto. Inoltre attira le fighe come mosche sul miele.&lt;br /&gt;- Beato lui.&lt;br /&gt;- Oh, se è per questo io la prossima settimana faccio i tredici, dopo ho ancora una anno e una bella moto non me la leva nessuno.&lt;br /&gt;- E tuo padre ? Cosa dice ?&lt;br /&gt;- Mio padre ? - chiese sinceramente stupito. - Lui gira per il suo lavoro, non dice niente, paga e basta, come ha sempre fatto.&lt;br /&gt;- Sì, ma un conto è un gioco e un conto una moto.&lt;br /&gt;- Perchè ? Per lui l'importante è che non rompa i coglioni le poche volte che è a casa.&lt;br /&gt;Stavo contando le rare volte che avevo visto il suo genitore nonostante l'assidua frequentazione della casa, quando Massimo cambiò improvvisamente discorso.&lt;br /&gt;- Ah, senti. Quando dò la festa, è logico che sei invitato, però...&lt;br /&gt;- Però ?&lt;br /&gt;- Quest'anno niente bambinate. Verranno dei miei compagni più grandi balleremo. Una cosa seria insomma. Tu sai come si balla un lento ?&lt;br /&gt;- Un lento ?&lt;br /&gt;- Sì, è facile. Guarda tu prendi la ragazza così. - spiegò stringendo una ipotetica dama - Muovi un piede, poi l'altro praticamente rimanendo fermo dove sei.&lt;br /&gt;- Mi sembra un ballo abbastanza del cazzo.&lt;br /&gt;- Infatti. Il ballo è del cazzo, però ti permette di concludere.&lt;br /&gt;Andò avanti con la spiegazione sotto il mio sguardo sempre più attento.&lt;br /&gt;- Stringi un po' i fianchi, ti metti guancia contro guancia e stringi ancora un poco. Se rimane ferma in quella posizione allora colpisci.&lt;br /&gt;Vide il mio sguardo un po' perplesso e chiarì : - La fiocchi.&lt;br /&gt;- E' una cosa sicura ?&lt;br /&gt;- S', male che và cambi ragazza.&lt;br /&gt;Dovevo avere fatto una faccia un po' perplessa perchè chiese bruscamente - Se non te la senti dillo !&lt;br /&gt;- Scherzi ? - esclamai risentito - E' che ... boh ? da quando mi hanno messo nella mista le fighe mi sembrano tutte degli Ufo.&lt;br /&gt;- Dillo a me che vivo da quasi tredici anni con una sorella maggiore! e le tette che non crescono abbastanza, e i ritagli su Battisti, e il diario che se lo leggi scoppia la guerra mondiale...&lt;br /&gt;Meditammo un poco poi tornò a chiedere.&lt;br /&gt;- Allora ? te la senti o no ?&lt;br /&gt;- Cazzo se me la sento - risposi con enfasi ecessiva - Il mese scorso ho compiuto dodici anni, mica sono più un cinno eh !&lt;br /&gt;Stringendo leggermente i larghi fianchi della ragazza, cercai un minimo di contatto tra le nostre acnoidi guancie. Non diede segno di notare la mia manovra, continuando nel suo fissare il ragazzone biondo attualmente impegnato in una simil conferenza sul motocross.&lt;br /&gt;" Sei uomini e tre donne- pensai - e la più ranza è qui, tra le mie braccia."&lt;br /&gt;Un vago senso di nausea a causa del suo profumo troppo dolciastro crebbe piano piano ma lo repressi tentando un consolidamento della presa.&lt;br /&gt;Questa volta mi scostò leggermente sospirando:&lt;br /&gt;- Scusa, ti dispiace se respiro un poco ?&lt;br /&gt;- Prego.- risposi pensando che, se non altro, si era finalmente accorta della mia presenza.&lt;br /&gt;Massimo fece il suo ingresso reggendo trionfalmente una bottiglia di "Fanta" vuota.&lt;br /&gt;- Facciamo il gioco della bottiglia ? - propose tra l'approvazione generale.&lt;br /&gt;Con reciproco sollievo mi separai dalla compagna di ballo e sedetti in cerchio con gli altri.&lt;br /&gt;La sproporzione numerica tra i due sessi, rendeva però la questione piuttosto frustrante, ed ero molto più interessato alla ciotola dei pop-corn che allo svolgimento del gioco, quando il collo del vetro mi puntò direttamente.&lt;br /&gt;- Preferisci il bacio che avevo indicato oppure un pugno sulla spalla ?&lt;br /&gt;chiese il biondo con ironia.&lt;br /&gt;Incassato il cazzotto come necessario viatico ad un prossimo, misterioso piacere, feci rotare la bottiglia dichiarando: - Fiocco ! detto anche bacio alla francese.&lt;br /&gt;L'infame contenitore girò su se stesso e quando infine si fermò, la Titti Venturoli, una delle ragazze più carine del quartiere, fu la prescelta dalla sorte.&lt;br /&gt;- Cazzo che culo!- sottolineò il biondo.&lt;br /&gt;Qualcuno spense le luci.&lt;br /&gt;" Devo aprire labocca. Metterla sopra la sua, no... sotto...- ripassai mentalmente mentre la ragazza e il panico si avvicinavano.&lt;br /&gt;Sentii le sue tette contro il petto e cercai di abbandonarni alla morbidezza del suo golfino e alle braccia sul collo.&lt;br /&gt;Piacevole senz'altro, ma nulla di più. E stavo già chiedendomi dove stesse di casa tutto quel piacere che si sarebbe dovuto provare, quando lei si scostò bruscamente.&lt;br /&gt;- Non ci mette la lingua !- annunciò più stupita che indignata.&lt;br /&gt;Le luci furono riaccese, sbattei un poco le ciglia infastidito, e vidi le espressioni beffarde intorno a me. Tentai di darmi un'aria disinvolta.&lt;br /&gt;- Ah! ecco cosa ci voleva, me ne ero dimenticato.- e immediatamente pensai che, con potevo figurare come esempio in un manuale di cretinisia perfetta.&lt;br /&gt;- Massimo !- urlò il biondo- perchè non gli hai dato qualche bella ripetizione pratica prima di invitarlo ?&lt;br /&gt;Il padrone di casa rispose allo sfottò con una risatina nervosa incenerendomi, nel contempo, con lo sguardo.&lt;br /&gt;Trascorsi il resto della serata fantasticando il rogo del motorino del biondo e cercando di seppelire l'improvvisa freddezza di Massimoni sotto Kili di patatine e litri di Coca-cola.&lt;br /&gt;Nel corso della notte mia madre mi raggiunse in bagno dove, chino sul water, stavo rimettendo i risultati del mio primo, deludente contatto con l'altra metà del cielo.&lt;br /&gt;IV&lt;br /&gt;Dario si chinò sfiorando con il naso il cilindro del motore, si girò verso la finestra del piano rialzato e chiese:&lt;br /&gt;- Quanto fa ? Gli ottanta ?&lt;br /&gt;- Con il carburatore che gli ho messo io, sì.- puntualizzò il ragazzo appoggiato al davanzale&lt;br /&gt;L'altro annuì, diede un'altra occhiata al motorino e commentò:&lt;br /&gt;- Acceleratore Tomaselli.&lt;br /&gt;- Il migliore.- commentò un Massimo tutto costretto tra l'infisso della finestra e le ampie spalle del suo amico.&lt;br /&gt;Sfiorai il sebatoio color celeste metalizzato.&lt;br /&gt;- Esce così ?&lt;br /&gt;- Nooo, l'ha messo su lui.- rispose ancora Massimo con evidente soddisfazione. - Non è figo ?&lt;br /&gt;- Non male.- concessi.&lt;br /&gt;Guardai il proprietario di quella meraviglia a due ruote:&lt;br /&gt;- Che sigarette fumi ?&lt;br /&gt;- Marlboro Oro. Ne vuoi una ?&lt;br /&gt;- Il pacchetto. Vuoto però. Cioè, io faccio collezione di pacchetti, non fumo.- mi sentii in dovere di spiegare.&lt;br /&gt;Tirò fuori una sigaretta dalla scatola, se la posizionò dietro l'orecchio, come un salumiere con la biro e si allungò nel porgermi il pacchetto.&lt;br /&gt;- Tieni.&lt;br /&gt;- Grazie.- risposi prendendo l'oggetto. - Ma poi giri così ?&lt;br /&gt;Si diede un colpetto gaio sull'orecchia.&lt;br /&gt;- Non và mica a male.&lt;br /&gt;- Ha altri due pacchetti nel borsello.- spiegò un Massimo sempre più contento.&lt;br /&gt;Il tizio lanciò la cicca,oramai al termine, in una parabola che si concluse in strada.&lt;br /&gt;- E' meglio che andiamo a finire quelle equazioni, che se fossero pezzi di motore a quest'ora sarebbero già a posto.&lt;br /&gt;Scomparirono all'interno della stanza e Dario e io riprendemmo il nostro ciondolare per la strada.&lt;br /&gt;- Oh! Ma quanti anni avrà quello là?&lt;br /&gt;- Boh ? Quindici, sedici.- risposi distrattamente lanciando il pacchetto in alto e riprendendolo al volo.&lt;br /&gt;- John Fultz a rimbalzo ! - urlò l'amico cercando di intercettare la scatola.&lt;br /&gt;Tirai una gomitata ma una spinta mi sbilanciò , Dario si lanciò al recupero del prezioso pacchetto, mi afferrai alla sua maglia tirandolo indietro ma lui riuscì a colpirlo con la punta della scarpa .&lt;br /&gt;- NO ! - urlai, ma preso dall'euforia riuscì a scalcarlo una seconda volta mandandolo a rimbalzare contro il muro.&lt;br /&gt;- Dio bono! si rompe !&lt;br /&gt;Si chetò di colpo pur continuando a ridere e riuscii a raccogliere il prezioso oggetto.&lt;br /&gt;- Ecco. Si è rovinato.- commentai indicando un punto del cartone che si era scollato. - Sei contento? sei felice adesso?&lt;br /&gt;- Ma dai che non si è fatto un cazzo!&lt;br /&gt;- Invece si è rotto! Mancava dalla mia collezione, me lo hanno dato e TU l'hai rotto.&lt;br /&gt;- Te ne darà un altro, ha detto che ne aveva.&lt;br /&gt;- Lui fuma per dare i pacchetti vuoti a me.&lt;br /&gt;- Dù maròn! Per un pacchetto di sigarette poi. Neanche fosse una figa.!&lt;br /&gt;Restammo muti e incazzati, io a fissare il pacchetto, lui a fissarsi le scarpe.&lt;br /&gt;- Ce le hai le Amadis?- chiese bruscamente.- Le fuma mio babbo.&lt;br /&gt;- Con o senza filtro?- chiesi senza guardarlo.&lt;br /&gt;- Credo con.- rispose senza troppa convinzione.&lt;br /&gt;- Ci guarderò.&lt;br /&gt;Fece per dire qualchecosa poi ci rinunciò allontanandosi di qualche passo, pensieroso.&lt;br /&gt;- Vai di sinistro!- urlai improvvisamente lanciandogli il pacchetto. Colto di sorpresa reagì d'istinto respingendolo con una mano, calciai al volo mandando quello che era diventato un cartoncino informe in mezzo alla strada.&lt;br /&gt;- Cazzo fai?.- chiese preplesso.&lt;br /&gt;Alzai le spalle. - Era poi solo uno stupido pacchetto.&lt;br /&gt;- Ma ti mancava.&lt;br /&gt;- Anche le Amadis mi mancano. E poi se hanno il filtro sono pregiatissime.&lt;br /&gt;- ?&lt;br /&gt;- Le Amadis con filtro non esistono, coglione!- conclusi ridendo&lt;br /&gt;- Fanculo, e io che pensavo già a come truccare il pacchetto.&lt;br /&gt;Il rumore del motore aumentò di intensità alzandosi di giri, quando pareva fosse oramai sul punto di scoppiare il cambio di marcia lo riportò a livelli quasi sopportabili. Massimo ci sfrecciò davanti alzando solo un poco il mento in risposta al nostro saluto.&lt;br /&gt;Piero lo seguì con lo sguardo commentando:&lt;br /&gt;- Spero che sbielli.&lt;br /&gt;- Un Zundapp non sbiella mai.&lt;br /&gt;- Se è una testa di cazzo quella che lo guida sbiella qualsiasi moto.&lt;br /&gt;Ci accomodammo sul gradino di un portone.&lt;br /&gt;- Ti stà un po' su Massimo eh? - chiesi&lt;br /&gt;- Sembra Marlon Brando !&lt;br /&gt;- Dai, un po' sbruffone lo è sempre stato.&lt;br /&gt;- Cazzo, con la pilla che ha suo padre ! Tutti i giochi più belli li aveva lui, solo che prima era solo sbruffone adesso è anche testa di cazzo.&lt;br /&gt;- E' diventato così da quando esce con quelli della sua classe.&lt;br /&gt;- Teste di cazzo anche loro.&lt;br /&gt;- Ma l'hai notato ? - continuò - Tutto fighetto con le scarpine a punta... io vado alle feste, io ho la figa... Ma che cazzo vuoi avere? Va là !&lt;br /&gt;- Beh, magari con la moto è più facile avere la ragazza.&lt;br /&gt;- Come guida lui è più facile che si faccia un pullone.&lt;br /&gt;- Sai che dove vado a stare io c'è un vialone che sembra fatto apposta per farci le riprese con le moto. Però non so' se me la comprano.&lt;br /&gt;- Perchè? Non fai i quattordici?&lt;br /&gt;- Sì, ma mio padre dice che i soldi gli servono per la casa nuova...&lt;br /&gt;- Allora...- iniziò dopo qualche minuto di meditazione- L'hai poi vista?&lt;br /&gt;- Che cosa ?&lt;br /&gt;- La casa nuova.&lt;br /&gt;- Ah! Si vedono solo un fottio di grù. Sono palazzi altissimo e con un casino di prati intorno.&lt;br /&gt;- Dove è?&lt;br /&gt;- A San e qualcosa&lt;br /&gt;- San Donato?&lt;br /&gt;-No, inizia per elle.&lt;br /&gt;- San Lazzaro? Sì, cioè sempre a Bologna ma vicino a quel posto lì.&lt;br /&gt;- Cazzo! E' in là da matti.&lt;br /&gt;- Sì, è il là- convenni&lt;br /&gt;- Allora non ci vedremo più.&lt;br /&gt;- Cazzo dici ?C'è la scuola, la bici...&lt;br /&gt;- A scuola hai l'esame e poi vai alle superiori, e con la bici non stai a venire da là fino a qua.&lt;br /&gt;- Guarda che non ho più la Graziella, la mia è una bici seria.&lt;br /&gt;- Anche la Graziella era una bici seria, eri tu che eri mongolo.&lt;br /&gt;- Oh parla il drago!&lt;br /&gt;- Io non mi sono mai imbussato nel passo carraio.&lt;br /&gt;- Io mi imbussai perchè mentre facevo l'impennata mi si staccò il manubrio. Colpa della bici.&lt;br /&gt;- See! Da San Lazzaro a qua è meglio che ci vieni in ambulanza.&lt;br /&gt;- Allora vieni tu. Ci sono un sacco di prati e nussun gufo che rompre i coglioni.&lt;br /&gt;- Senza gufo non c'è gusto. Poi troverai altri amici, altri giochi...&lt;br /&gt;- Che due palle Piero! Solo perchè uno và a stare da un'altra parte!&lt;br /&gt;- E' che non ho capito perchè non puoi stare quà.&lt;br /&gt;- Beh, è una casa nuova... c'è il riscaldamento... due bagni...&lt;br /&gt;- Cagate così tanto in casa vostra.?&lt;br /&gt;- Vaffanculo Piero. Vorrà dire che quando dovrai pisciare ti verrò a prendere in moto e ti porterò a casa mia. Magari là è anche pieno di ragazze.&lt;br /&gt;Lui annuì distrattamente, con il mento appoggiato sui pugni e lo sguardo perso nel cemento che ci stava intorno. Quasi non lo udii quando mormorò:&lt;br /&gt;- La moto non te la compreranno mai. E io e te non vedremo mai più.&lt;br /&gt;V&lt;br /&gt;Capovolsi il mondo toccando, con la punta delle scarpe, l'erba dietro la mia testa.&lt;br /&gt;- Pensa vedere il mondo sempre alla rovescia- dissi con la voce un poco congestionata - Non solo le cose, anche tutte le impressioni, i caratteri... tutto.&lt;br /&gt;- Andrebbe a finire che ti chiederesti cosa si vede mettendosi alla dritta.&lt;br /&gt;Tornai in posizione orrizontale rizzando il busto.&lt;br /&gt;- Ehi!- sbuffai - Che sballo tirarsi sù di colpo!&lt;br /&gt;- E' il posto che è uno sballo- commentò Roberta giocando con le dita del piede.- Peccato che ci voglia una vita ad arrivarci.&lt;br /&gt;- Aspetta che prendo la patente.&lt;br /&gt;- See! Non sai guidare nemmeno un Ciao!&lt;br /&gt;- Guarda sbarba che quando avevo undici anni io scorazzavo con mio cugino sul Mosquito di suo fratello.&lt;br /&gt;- Gran centauro. E poi ?&lt;br /&gt;- Poi una sega, lui se ne accorse e ci gonfiò di botte.&lt;br /&gt;- Dopo non hai più preso una moto?&lt;br /&gt;- No. Credevo che i miei me la regalassaro quando ci trasferimmo, invece a quindici anni giravo in autobus e mi dissi che era meglio aspettare i sedici così mi sarei comperato un 125. Hai presente il Benelli 125?&lt;br /&gt;- Bello&lt;br /&gt;- Sì, bello e costoso. Presi una serie di depliant e riviste e intomellai mio padre per un paio di mesi. Alla fine lui fece una botta di conti e saltò fuori che si poteva permettere giusto un College o uno stereo. Scelsi lo stereo e continuai a girare in bus.&lt;br /&gt;- Beh, il tuo stereo non è malvagio.&lt;br /&gt;- No, però ero convinto che con la moto potevo anche farmi la ragazza, con lo stereo no.&lt;br /&gt;- Sai che mi stai un po' sul cazzo quando parli così?- disse lei in tono di rimprovero. - Mica tutte le ragazze vanno dietro a quelli con la moto.&lt;br /&gt;- Vabbè, il tuo ragazzo ha la macchina!&lt;br /&gt;- Ha solo la patente.- puntualizzò - E ci stò insieme non per questo, ma perchè... così.&lt;br /&gt;- Ok, ammetto che è un discorso stronzo.- concessi - Resta il fatto che sono senza ragazza.&lt;br /&gt;- Ma se hai un sacco di amiche!&lt;br /&gt;-Sì, ma sono solo amiche.&lt;br /&gt;- Perchè non ti schiodi. Scusa di che cosa hai paura ? Al massimo ti dicono di no.&lt;br /&gt;- E' che... insomma, si parla, si stà bene insieme e poi iniziano a raccontarmi le loro storie, i loro amori infelici...&lt;br /&gt;- Con te si parla bene.- disse lei seria.&lt;br /&gt;- Non mi riferivo a te. Visti i precedenti è più probabile che venga sfogarsi un tuo ex- conclòusi con un sorriso malizioso.&lt;br /&gt;- Ah, ma oggi siamo proprio sfigati ! - esclamò - Prima la moto poi i miei maschietti... vaffanculo.&lt;br /&gt;Ridendo mi spinse la spalla con il piese facendomi perdere l'equilibrio. Strappai una manciata d'erba e la tirai verso di lei. Immediatamente iniziò una battaglia furibonda poi, di colpo scattai per bloccale le braccia.&lt;br /&gt;- Il solletico non vale.- urlò&lt;br /&gt;- Vale SOLO il solletico.&lt;br /&gt;- Ma lo temi anche tu sai?&lt;br /&gt;Con un sottofondo di risatine isteriche continuammo a giocare fino a che il respiro si fece più afannoso e cresceva in me la voglia di abbandonarmi alla sua scherzosa violenza.&lt;br /&gt;Infine me la trovai seduta sul bacino che mi teneva fermi i polsi contro l'erba.&lt;br /&gt;- Bloccato.- annunciò contenta.&lt;br /&gt;Ora mi sentivo come se avessi un po' bevuto, con un sottile senso di vertigine e la sensazione che ,se avessi aperto bocca, avrei detto una colossale cazzata.&lt;br /&gt;- Ho un'arma segreta.- annunciai inarcando un poco i fianchi.&lt;br /&gt;Immediatamente mi diedi del deficente, ma lei rise lo stesso continuando a tenermi bloccato.&lt;br /&gt;- Veramente non hai mai baciato una ragazza?&lt;br /&gt;I suoi ricci mi solleticavano piacevolmente il collo e mi sembrava che tutti i suoni si fossero smorzati ad ecezzione della sua voce.&lt;br /&gt;- Banale dimenticanza di gioventù.&lt;br /&gt;Rise ancora scuotendo il capo.&lt;br /&gt;- E se avessi voglia di colmare questa lacuna ? Posso?&lt;br /&gt;Non attese la mia risposta e io mi sentii andare sott'acqua mentre assaporavo il gusto di liquerizia che aveva sulla lingua.&lt;br /&gt;Dopo un tempo che per me era valutabile in anni, si staccò dolcemente sorridendomi.&lt;br /&gt;- Non aveva tutti i torti.- mormorai.&lt;br /&gt;- Chi ?&lt;br /&gt;- Un mio vecchio amico, diceva che era più semplice farlo che spiegarlo.&lt;br /&gt;- Allora fallo di nuovo.- sussurò.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4530735146018532048-3272657510469072792?l=sturiellet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sturiellet.blogspot.com/feeds/3272657510469072792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4530735146018532048&amp;postID=3272657510469072792' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/3272657510469072792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/3272657510469072792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sturiellet.blogspot.com/2007/06/bacio-alla-francese.html' title='Bacio alla Francese'/><author><name>Filosofia zannona</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05317705149383765149</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_NGeGWx4__Ms/SDXR_b5DlcI/AAAAAAAAATA/q-IsWc6NyhY/S220/7+anni.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4530735146018532048.post-2410246861780182309</id><published>2007-06-17T14:06:00.001-07:00</published><updated>2007-06-17T14:06:39.691-07:00</updated><title type='text'>INTIMO</title><content type='html'>-       Anche tu ce l'hai. . .&lt;br /&gt;Bastò quella frase per uccidermi.&lt;br /&gt;Fu una sera di un mese imprecisato, comunque tendente ad una estate.&lt;br /&gt;Fu una sera di un anno imprecisato , comunque tendente ad una rivoluzione.&lt;br /&gt;Un accanimento terapeutico di quelli che non ci credi che la ragione non possa, alfine, trionfare. Di quelle corse, al 90° per il goal del pareggio.&lt;br /&gt;"Sarò io l'Eroe se il mondo non è capace di darmi un eroe vero." Ma una vita non è una gara di balloncesto con un eroe che tira da tre ad un secondo dalla fine.&lt;br /&gt;La vita è solo… una vita.&lt;br /&gt;Così ci  fù un cinema, scelto per stanchezza più che per speranza.&lt;br /&gt;Un cinema parrocchiale dislocato, tra l'altro, in un percorso che già mi parlava di una nuova vita che, per quanto agognata, pareva già dolorosa più del previsto. Un cinema parrocchiale con sedie, all'aperto scomode, dure, legnose. Gli occhi degli spettatori, correvano tra lo schermo e un cielo su cui si accavalavono nubi che scomparivano per lasciare poi il posto ad una luna invadente. E l'afa estiva rimaneva turbata da improvvisi lampi di vento, araldi di un temporale annunciato e che non scoppiava mai. Come temporale annunciato era la mia eccessiva premura che lei avesse freddo, e il suo sbrigativo diniego. E mentre le immagini di quel film romantico, scorrevano sullo schermo all'aperto, volevo amarla, lo volevo veramente come amava il protagonista del film. Ma solo dopo aver finiti i pop corn riuscii a prenderle la mano, senza la consapevolezza di un gesto desueto e che , oramai, non era più parte di noi. &lt;br /&gt;It's too late sentii alle mie orecchie sorde, fino a che non staccai la mia mano dalla sua , come una resa perché lei no, non era la mia amante e né  la mia amata.&lt;br /&gt;Era soltanto mia moglie e la madre di mia figlia. Mi accesi una sigaretta infrangendo uno dei miei tanti riti compenetrandomi in quella grande amore che scorreva sullo schermo.&lt;br /&gt;Lei fece i miei stessi gesti.&lt;br /&gt;Chissà se pensavamo alla stessa storia ?&lt;br /&gt;Chissà se avevamo il medesimo paziente, inglese o no ?&lt;br /&gt;Poi, un po' di casa sua ancora nostra. E il mio bicchiere sempre vuoto e subito sempre pieno. Tra gli oggetti comuni, conosciuti, odori e colori fino al letto.&lt;br /&gt;Ci tenevamo ancora per mano quando lo scegliemmo quel letto.&lt;br /&gt; Considerammo il costo e la comodità e l'estetica. In quel letto leggevo con la bajour coperta da un foulard, mentre lei dormiva. In quel letto giocavo con mia figlia, trasformando due materassi in una zattera a zonzo nell' Oceano.&lt;br /&gt;In quel letto , una volta, succedeva tutto questo.&lt;br /&gt;Ora, con la nuca che ritrovava automaticamente la medesima posizione sul cuscino, vedevo solo il buco nell'armadio dove il mio pugno era entrato per non prendere, in un sussulto di razionalità, il suo naso. E scorreva lo sguardo, sulle ante che racchiudevano i vuoti dei miei vestiti che lei aveva stirato e lavato per anni, fino alla finestra dove, poche settimane prima aveva singhiozzato tre parole soltanto: - Ma io ti amo.&lt;br /&gt;Ancora allora pensai It's too late, quando hai avuto quindici anni per dirmelo.&lt;br /&gt;Sono stato sordo io oppure…&lt;br /&gt;E nel dubbio mi annegai nelle sue braccia. E il tradimento è questioni di proporzioni che se allunghi una mano per stringere un seno, trovi una scapola. E la tua lingua compie un giro più lungo su un ventre che, scopri, è sconosciuto anche se ha dormito con te per anni e anni. Dormii poi con lo sfinimento di quel sesso dove ti riprendi quelle cose che ti sei lasciato dietro per anni. Più che un appagamento d'amore, fu forse una rivalsa, ingenerosa ma reale. Entrando nell' oblio temporaneo che tanto desideravo, l'ultimo pensiero non fù per chi mi dormiva accanto, ma per un'altra persona a cui chiesi perdono per averci provato una ultima volta.&lt;br /&gt;Se la sera ebbe una scusa alcolica, non così il mattino, ora settembrina di ripensamenti e di alternative non praticate. Nascosto dietro ad una sigaretta fumante, annullai la tentazione di aggiustare il sciaquone, lasciando vagare lo sguardo su quegli oggetti del bagno comperati , trasportati e montati da me riprovando la stessa sensazione di intruso, vissuta nei bagni diversi delle mie amanti.&lt;br /&gt;Mi riscossi affidandomi ad abitudini che, presto, non sarebbero stati più mie.&lt;br /&gt;La cucina, il mangiare del gatto che si strusciava contro le caviglie, uno sguardo alle rose là in terrazza…&lt;br /&gt;Mi prese mentre ero seduto al tavolo, nel mio solito posto, con caffè e sigaretta.&lt;br /&gt;Arrivò  nuda e un po' goffa, allungò un dito e mi toccò là, dove la gola si unisce allo sterno.&lt;br /&gt;-       anche tu ce l'hai. . .- disse come una bambina troppo timida  indicando una specie di fossetta che avevo in quel punto.&lt;br /&gt;Era una citazione del film della sera prima, una genialità di chi aveva scritto una grande storia d'amore di altri tempi.&lt;br /&gt;Non mossi un muscolo aspettando di sentire i suoi piedi nudi che si dirigevano verso il bagno.&lt;br /&gt;Solo allora lo sguardo focalizzò i miei amati LP sullo scaffale e "station to station" e risentii David Bowie che cantava " its' too late".&lt;br /&gt;Solo allora, sentendo la porta del bagno che si chiudeva, pensai ai miei ultimi quindici anni, alle ciotole del gatto che riempivo ogni mattina, alle risate di mia figlia.&lt;br /&gt;" its' too late".&lt;br /&gt;Solo allora pensai alle mie valigie già piene.&lt;br /&gt;" its' too late".&lt;br /&gt;Solo allora concessi alle lacrime di scendere dagli occhi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4530735146018532048-2410246861780182309?l=sturiellet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sturiellet.blogspot.com/feeds/2410246861780182309/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4530735146018532048&amp;postID=2410246861780182309' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/2410246861780182309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/2410246861780182309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sturiellet.blogspot.com/2007/06/intimo.html' title='INTIMO'/><author><name>Filosofia zannona</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05317705149383765149</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_NGeGWx4__Ms/SDXR_b5DlcI/AAAAAAAAATA/q-IsWc6NyhY/S220/7+anni.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4530735146018532048.post-2292210087402851508</id><published>2007-06-17T14:05:00.001-07:00</published><updated>2007-06-17T14:05:49.751-07:00</updated><title type='text'>GIOIA E RIVOLUZIONE</title><content type='html'>In Via Indipendenza ci sono gli Autonomi. Bisogna che fai il giro da sotto.- disse l’uomo con la radiotrasmittente.&lt;br /&gt;L’autista bestemmiò, infine si decise ad aprire le portiere mentre sul bus era tutto un vano cicalecchio di: “ma cosa è successo ? cosa è successo ?”.&lt;br /&gt;Inquieto da almeno otto fermate, scattai verso l’uscita scostando un po’ maleducatamente signore dai cappelli celestini e utenti vari fiondandomi sul marciapiede affollato dallo shopping del Sabato pomeriggio. Senza esitazioni presi i vicoletti semi-deserti guidato dalla mia conoscenza del centro storico e dalla cacofonia sorda e ritmata degli slogan con il contrappunto dello scorrere delle saracinesche calate, accelerai il passo ed ecco, sulla traversa principale, comparire un gruppo di ragazzi dal volto dipinto come i pellerossa che ritmava: “Ja - Ja - jacquerie ...”.&lt;br /&gt;“Se questi sono del Dams lei deve essere più avanti” constatai pensando un attimo alla labirintica geografia del movimento.&lt;br /&gt;Iniziai a seguire velocemente il corteo slalomando sotto al portico e risalendo la corrente di chi si allontanava frettoloso, impaurito o semplicemente irritato, circumnavigando folti gruppi di pensionati incuriositi, il tutto con l’espressione di quello che sà esattamente cosa fà.&lt;br /&gt;Ad un incrocio mi fermai ad esaminare la situazione. In quel punto un gruppo del servizio d’ordine del P.C.I. era schierato disciplinatamente a proteggere qualcosa o comunque a dare l’impressione di stare controllando la situazione e mi dovetti alzare sulle punte dei piedi per sbirciare oltre e larghe spalle di un probabile operaio.&lt;br /&gt;- E tu dove vorresti andare? - chiese voltandosi con aria di sfida.&lt;br /&gt;Decisi che era inutile impelagarsi in un dialogo tra sordi, specie se si svolgeva sotto una pioggia di monetine, così scelsi dal mio repertorio una espressione innocente con una lieve sfumatura di indignazione.&lt;br /&gt;- Da nessuna parte. Guardavo solo -&lt;br /&gt;Dal corteo si levò il mio cognome subito seguito da un “Venduto! Compagno di merda!”.&lt;br /&gt;Sorrisi imbarazzaro mentre un altro del servizio d’ordine mi prendeva il per un braccio.&lt;br /&gt;- Se hai problemi con quelli là vieni in sezione che ti aiutiamo noi.&lt;br /&gt;Restai paralizzato dal suo sguardo così uguale a quello del mio vecchio parroco quando parlava della redenzione, borbottai qualcosa e infine riuscii a liberarmi da quella mano callosa.&lt;br /&gt;Il mio problema non era sganciarmi da “quelli là” ma, al contrario, tentare un rendez-vous con una persona che era lì in mezzo e che per un attimo avevo individuato per poi perderla di nuovo.&lt;br /&gt;Trotterellai sotto al portico e fui quasi travolto da un gruppetto che era uscito dal corteo per un blitz. Uno del “commando“ Mi riconobbe e mi ficcò in mano una bomboletta spray.&lt;br /&gt;-Vai con la scritta !! - mi incitò con un urlo da stadio.&lt;br /&gt;-Ma questo è lucido per mobili- replicai guardando la bomboletta&lt;br /&gt;-Puttana busona- sbottò, leggendo le scritte sulle spray - Oh! Eros ma che cazzo hai preso!- urlò verso il resto del gruppo che vedeva la propria rabbia rendersi invisibile e trasparente su un pezzo di muro.&lt;br /&gt;Li lasciai alle loro beghe, infilai la bombolettta nel primo cestino della prima bicicletta che trovai e finalmente mi unii al corteo.&lt;br /&gt;-Gabry- urlai scorgendola più avanti&lt;br /&gt;Mi feci largo e qualcuno protestò.&lt;br /&gt;-Servizio d’ordine- dissi impassibile e serio.&lt;br /&gt;Ora le ero dietro, attesi un attimo poi mi infilai tra lei e un tizio alto e magrissimo rivestito da una tuta mimetica.&lt;br /&gt;-Ehi Gabry, sono io, Gabry!- dissi&lt;br /&gt;La metà del viso non coperta dal fazzoletto rosso era dominata dai suoi occhioni che mi inclusero nel loro campo visivo per un brevissimo attimo.&lt;br /&gt;-Lo vedo che sei tu- rispose con una smorfia addirittura visibile nonostante il mascheramento - Sei l’unico senza il fazzoletto.&lt;br /&gt;Di fronte al mio sorriso vagamente beota si degnò di guardarmi un nanosecondo in più con,se possibile, ancora più disprezzo.&lt;br /&gt;-Un fazzoletto. Un passamontagna. Uno straccio per i pavimenti.- disse in tono eccessivamente didattico- per coprirti il viso visto che il corteo non è autorizzato.&lt;br /&gt;- Ah già!- mormorai frugandomi nelle tasche, sorrisi allo scheletro in mimetica che mi fissava diffidente e infine pescai un fazzoletto da naso piuttosto stazzonato.&lt;br /&gt;Mentre cercavo di annodarmelo le dissi:&lt;br /&gt;-E’ una vita che provo a telefonarti e mai che ti becco-&lt;br /&gt;Si rivoltò più aggressiva di quel che temevo.&lt;br /&gt;-Secondo te non ho niente altro da fare che stare in casa vicino al telefono in perenne attesa di una tua magnanima chiamata?-&lt;br /&gt;Finsi indifferenza a quel tono virulento.&lt;br /&gt;-Niente perenne attesa- risposi calmo- è che la prossima settimana vengono gli Area al palazzo e volevo sapere se ci venivi. Per questo ti ho cercato, ma trovo sempre tua madre.&lt;br /&gt;-Allora porta lei al concerto- rispose tagliente.&lt;br /&gt;-Credo che abbia già i suoi impegni-&lt;br /&gt;-Chiama qualcun altra allora. Magari la Carla - si unì immediatamente allo slogan lasciando sospeso il sarcasmo e il disprezzo con cui aveva pronunciato il nome.&lt;br /&gt;Per contro io sentii il sollievo tipico di quando, durante una interrogazione o una discussione arriva la domanda bastarda, quella che ti faceva paura, che ti mette in difficoltà, quella da affrontare con la magica sicurezza di una arrampicata sugli specchi.&lt;br /&gt;-Cazzo c’entra la Carla?- replicai infatti con prontezza sospetta- E’ una compagna con dei casini!- esitai a causa del fazzoletto che mi aveva appannato gli occhiali (con buona pace di chi pensava desse solo ebrezza)&lt;br /&gt;- Non ti sarai incazzata perchè sono uscito con lei !.&lt;br /&gt;Alzò le spalle, abbassò il pugno chiuso poi disse con calma:&lt;br /&gt;-Puoi uscire con chi vuoi, puoi parlare con chi vuoi, anche con Kossiga, e anche io posso uscire a parlare con chi mi pare, posso non rispondere al telefono e posso andare ai concerti degli Area con chi mi tira il culo di andare.&lt;br /&gt;-Cosa cazzo vuoi dire?- mi agitai attivando la curiosità dello spilungone di fianco- Cosa c’entra?, tu puoi io posso ? cazzo è? Cazzo vuoi dire?-&lt;br /&gt;-Vuol dire che sei un compagno di merda, un maschilista che vede la donna solo come una tacca in più da mettere sul pistolino!&lt;br /&gt;Ma il suo tono, benchè alto, fu coperto dalle urla del corteo e in particolare del tizio in mimetica.&lt;br /&gt;- Fasci di merdaaa! Vi spareremo in boccaaaa!!- si sgolava realizzando il suo proposito distruttivo sul mio timpano (peraltro saldamente antifascista) posto proprio sulla linea di tiro.&lt;br /&gt;-Eh? non ho capito niente. C’è stò isterico che mi trapanava le orecchie.&lt;br /&gt;-Tu vuoi capire solo quello che ti conviene..&lt;br /&gt;-Cazzo! se uno non sente non sente!- mi spazientii prendendo al volo il fazzoletto dal nodo vulnerabile.&lt;br /&gt;Lo spilungone mi indicò con il mento. -E’ un fascio?- chiese a Gabry.&lt;br /&gt;- No. Solo uno stronzo- poi sbuffando riprese scandendo fin troppo chiaramente: -Ho detto che sei un maschio di merda come gli altri. Fallocrate e represso!&lt;br /&gt;Un tizio della fila di fronte si girò strizzandomi l’occhio con odiosa solidarietà maschile.&lt;br /&gt;-Io? Io fallocrate e represso?- contrattaccai  -ma quando? eh? No cazzo ... adesso dimmi quando? eh? in che occasione io sarei uno che pensa solo alla figa? Ma dove ... Dai lo sai che non sono così!-&lt;br /&gt;- Se non lo sei vorresti esserlo.&lt;br /&gt;-Voi due fate cordone!- urlò uno del servizio d’ordine..&lt;br /&gt;-Cosa vuol dire sto’ discorso ?&lt;br /&gt;-Vuol dire che se non lo fai è perchè non hai il fisico.-  rispose senza guardarmi.&lt;br /&gt;-Allora ! Stò cordone!&lt;br /&gt;-Ma impiccati con il tuo cordone!- mi rivoltai spazientito&lt;br /&gt;-Se la celere non ti rompe le reni poi lo faccio io e se invece te le rompe, io prima rido poi te le torno a rompere - minacciò agitando lo “stalin” il manico di piccone pateticamente truccato da bandiera.&lt;br /&gt;-Rompi stò paio di palle!- borbottai tra i denti attento a non farmi sentire- Militonto del cazzo.-&lt;br /&gt;Il giandone di fianco mi sussurrò -Bravo! non dargliela vinta a quei stalinisti. Sono completamente fuori linea.&lt;br /&gt;Annuii non avendo la più pallida idea di quale linea parlasse e il minimo interesse a saperlo.&lt;br /&gt;Sentivo l’adrenalina dell’incazzatura che mi montava dentro e, se fossi stato un compagno tutto di un pezzo,  presto avrei potuto avere l’occasione per sfogarla visto che intorno a noi iniziavano già a sentirsi i primi rumori di vetri che andavano a puttane insieme alla patetica speranza di un pomeriggio teso ma tranquillo, senza rodei con manganelli impazienti e fumenti di gas chimici.&lt;br /&gt;Ma dato che ero solo un borghesuccio pavido (solo in certi giorni, in altri ero un eroe) guardai Gabry e sibilai:&lt;br /&gt;-Quel pomeriggio ai giardini pareva che non la pensassi così.&lt;br /&gt;La pertica umana mi shakerò nuovamente il braccio.&lt;br /&gt;-Tra un po' si sfonda- mi annunciò felice.&lt;br /&gt;Borbottai qualcosa distrattamente mentre Gabry mi fissava cattiva.&lt;br /&gt;-Ma tu che cazzo sei venuto a fare qui? Per il corteo o per farmi star male ?&lt;br /&gt;Fiero di mè stesso e della mia meschinità maschile, accostai un fiammifero ad una sigaretta, mi incasinai con il fazzoletto e mi bruciai le dita bestemmiando Bogart e altro.&lt;br /&gt;-Mi dai i fiammiferi?-&lt;br /&gt;Mi girai verso lo spilungone che con quella sua cazzo di mimetica sembrava una salsiccia andata a male.&lt;br /&gt;-Che fiammiferi ?&lt;br /&gt;-Quelli- disse indicando i miei Minerva&lt;br /&gt;- Ho due boccie ma sono senza fiammiferi perchè poi mia madre se li vede pensa che ho iniziato a fumare e succede un casino.&lt;br /&gt;-Capisco- annuii comprensivo porgendogli i Minerva e chiedendomi oziosamente come poteva essere una vita da madre preoccupata per le sigarette e ignara delle molotov.&lt;br /&gt;E la rabbia mi sbollì di colpo lasciandomi solo un grande amore per Gabry, le avvinghiai il braccio mentre il corteo aveva perso il suo passo cadenzato trasformandolo in un ondeggiamento difficilmente contenibile.&lt;br /&gt;-Non voglio farti star male- dissi  -E’ che ho voglia, cazzo, ... voglia di stare con te ecco. Cioè, perchè ci sto bene.&lt;br /&gt;Non mi rispose continuando ad avanzare con decisione. Ma intanto i suoi occhi luccicavano di lacrime mal represse.&lt;br /&gt;Pensai di dirle qualche cosa del tipo “Non aver paura di piangere. Dobbiamo liberare i nostri sentimenti senza farci condizionare dal sistema. Dobbiamo essere veri”. Ma lei mi precedette con voce piuttosto atona:&lt;br /&gt;-Sparano.&lt;br /&gt;-Come?- sussurai ancora in un nirvana d’amore.&lt;br /&gt;Indicò un punto imprecisato di fronte a noi e mi resi conto che il corteo si era frammentato in tanti gruppetti e disperso tra i fuochi dei cassonetti delle immondizie che univano il loro fumo a quello più acre dei candelotti lacrimogeni.&lt;br /&gt;Lo spilungone in mimetica era sparito, pronto ad applicare la tecnica di guerriglia boliviana tra i palazzi secolari del più grosso centro storico della Padana, i celerini avanzavano al rallentatore illuminati sinistramente dai i neon dei lampioni .&lt;br /&gt; Mi voltai e vidi che molta gente era svanita nel nulla unendosi ai passanti ora veramente spaventati, così che solo ad alcuni metri da noi, quelli di Autonomia marciavano compatti, apparentemente indifferenti ai botti e fuochi, ma in trepida attesa del momento più opportuno per partecipare alla festa da protagonisti.&lt;br /&gt;-Stiamo con loro?- chiese Gabry- Sapranno certamente come uscirne.&lt;br /&gt;-Il problema è che non ne vogliono sapere di uscirne. Quelli se non stanno a far fare gli straordinari ai celerini non sono contenti.&lt;br /&gt;Vidi distintamente un poliziotto inginocchiarsi e sparare un candelotto ad altezza d’uomo e sentii la paura prendermi lo stomaco, presto sarebbe arrivato il panico (già lì pronto in pole position) e allora avrei perso completamente il controllo di me.&lt;br /&gt;Un pazzoide si tolse la giacca e, tenendola come una muleta sfidava la celere a colpi di olè.&lt;br /&gt;-Teliamo- dissi trascinando Gabry in una viuzza laterale.&lt;br /&gt;Di corsa superammo prima una vetrina distrutta, poi un gruppo di ragazzi che tiravano via sampietrini dal selciato.&lt;br /&gt;- Ma di qua gli finiamo proprio in bocca!- urlò Gabry.&lt;br /&gt;Effettivamente ,di fronte a noi  si vedevano i lampi blu delle camionette, ma oramai anche tornare indietro avrebbe rappresentato un problema..&lt;br /&gt;-C’è una laterale più avanti- dissi cercando più di tranquillizzare me stesso che lei.&lt;br /&gt;Le gambe pompate dalla paura correvano irrazionalmente verso i poliziotti, le manganellate in testa e i calci di moschetto nelle costole, verso una notte in cella cercando di sentirsi un eroe e non un coglione pestato e ripestato.&lt;br /&gt;E la laterale non si vedeva ancora promettendo di essere dietro la celere o addirittura murata da Zangheri in persona.&lt;br /&gt;Forse il mio panico avrebbe aperto un varco tra le fila dei carabinieri, sarebbero arretrati di fronte alle mie isteriche urla, mi sarei trasformato in superman.&lt;br /&gt;Due botti vicinissimi apparvero un lugubre preludio a ciò che ci poteva attendere. Un candelotto sfondò il parabrezza di un 128 e il fumo si trasformò quasi subito in fuoco.&lt;br /&gt;-Stai giù!- urlai anche se era impossibile strisciare e correre contemporaneamente.&lt;br /&gt;Speravo irrazionalmente che il mio panico avrebbe aperto un varco tra le fila dei carabinieri, che sarebbero arretrati di fronte alle mie isteriche urla, che mi sarei trasformato in superman, che capissero che in fondo eravamo buoni, dei bravi ragazzi un po’ irruenti forse, ma bravi.&lt;br /&gt;Poi vidi il carabiniere fermo qualche metro più avanti. L’uomo nero, il bau-bau, il direttore della mia scuola elementare, quel bambino grosso della strada di fianco...         &lt;br /&gt; L’istinto di sopravvivenza mi proiettò contro il primo portone e un grande, grandissimo culo fece sì che questo si spalancasse. Riuscii non so come a mantenere l’equilibrio e mi girai tirando una pedata al legno, su cui  mi gettai subito contro.&lt;br /&gt;Gabry mi fissava con le pupille dilatate dal gas e dalla paura.&lt;br /&gt;-Cosa facciamo?-&lt;br /&gt;Non ne avevo la più pallida idea.&lt;br /&gt;Fosse stato per me avrei chiamato mia madre per farmi venire a prendere, ma la soluzione sembrava poco dignitosa anche per un eroe rivoluzionario di bassa lega come me.&lt;br /&gt;-Muoviamoci.- dissi più che altro per mettere più metri possibile tra noi e quello che c’era fuori.&lt;br /&gt;Il cortile in cui eravamo finiti era piuttosto grande e circondato da un portico. Mi diressi all’angolo opposto e trafficai con una vecchia cancellata che si aprì subito. Salimmo una scala che ci portò su una loggia su cui si aprivano delle porte scure.&lt;br /&gt;Guardai le lucide targhette di ottone mentre Gabry si sporgeva oltre il muretto che serviva da parapetto.&lt;br /&gt;-Ma pensa te che posto!- esclamò guardando il secondo cortile più piccolo ma impreziosito da un noce al centro.&lt;br /&gt;-Bologna ha ancora delle sorprese come queste- sospirai lasciandomi andare a terra e appoggiando le spalle contro il parapetto.&lt;br /&gt;Forse ce l’avevamo fatta, o il caramba non ci aveva visto o,più probabilmente, non ne voleva mezza di sfondare un portone in cerca di due sbarbini impauriti. Il corpo stava ringraziando le gambe per averlo salvaguardato da una ripassata di manganello e la spalla decise di farmi un po’ male, giusto per ricordare il suo ruolo fondamentale nella faccenda del portone. Decisi quindi che ero abbastanza in salute per rovinarmela con una sigaretta.&lt;br /&gt;-Ne hai una anche per me?-&lt;br /&gt;Annuii cercando il pacchetto.&lt;br /&gt;-Non ho i fiammiferi però-&lt;br /&gt;-Forse ce li ho io- disse mettendosi a frugare nella grossa borsa di cuoio.&lt;br /&gt;-Ma dove cazzo...- si spazientì rovesciandone il contenuto.&lt;br /&gt;Sprecai due svedesi, le mani non ne volevano sapere di stare ferme e continuavano a tremare incontrollatamente.&lt;br /&gt;-Se ci avessero visti sarebbero già qua.&lt;br /&gt;-Forse sì, forse no. Nel dubbio è meglio che facciamo sparire stà roba.&lt;br /&gt;Presi il mezzo limone che era rotolato fuori dalla sua borsa, lo avvolsi nel fazzoletto rosso e misi il tutto dietro un vaso.&lt;br /&gt;- Certo che se per difendersi dal gas dei lacrimogeni occoresse il succo di un cocomero invece che quello del limone, sarebbe un bel casino !.&lt;br /&gt;Si sentiva ancora qualche botto, suoni di sirene, rumori indefinibili che faticavano a superare le vecchie mura per venire a turbare la pace del cortile.&lt;br /&gt;-Chissà che fine ha fatto quel tipo smilzo che era vicino a te- disse Gabry.&lt;br /&gt;-Quello in mimetica?&lt;br /&gt;-Proprio lui- confermò- che cartola!-&lt;br /&gt;-Probabilmente sarà preoccupato perchè farà tardi per la cena.&lt;br /&gt;-Mi sa che faremo tardi in molti- disse pensierosa- Ma mio padre sarà così contento di vedermi viva che non si incazzerà nemmeno.&lt;br /&gt;-Certo che se continuano a sparare così ... dai candelotti  ai proiettili .&lt;br /&gt;-Qui?- chiese Garby poco convinta- a Bologna!-&lt;br /&gt;-Non credo che Bologna sia diversa da tante altre città. Anzi. Dopo la storia di Lama gli di nuovo preso la paranoia del complotto - mi infervorai- Meglio pensare ad un complotto che rispondere alle critiche. Li hai visti no i partigiani? Pensano solo che siamo tutti teppisti e piangono sulle vetrine di negozi dove loro non ci potranno mai mettere piede!-&lt;br /&gt;-Fanculo!- conclusi accendendo un’altra sigaretta.&lt;br /&gt;-Sei quasi più incazzato di prima quando ti ho detto quelle cose in corteo-&lt;br /&gt;-Ma no ... è che ... ah sì!.&lt;br /&gt;-Pensi che sia libero là fuori?- svicolai imbarazzato.&lt;br /&gt;-Non so. Qui si sta bene. E’ tranquillo. Solo un po' freddo.&lt;br /&gt;-Vieni più vicino.&lt;br /&gt;La sentii rannicchiassi sotto la mia spalla.&lt;br /&gt;-Che culo quel portone !&lt;br /&gt;-Se non era aperto erano cazzi amari&lt;br /&gt;-E non avremmo mai scoperto stò posto. E comunque non ti dovevi preoccupare perchè ti avrei difeso con il mio giovine corpo... ma ero veramente TANTO incazzato prima?-&lt;br /&gt;-Un po'- ridacchiò lei.&lt;br /&gt;- Un po’ quanto ?&lt;br /&gt;- Un po’ quanto me. Cioè...&lt;br /&gt;Tirò su la testa.&lt;br /&gt;-E che ... che mi sentivo assurda quando ti dicevo quelle cose e mi incazzavo con me stessa. E ... e allora mi incazzavo con te perchè mi facevi incazzare con me e ... non so se hai capito cosa voglio dire.&lt;br /&gt;-Penso di sì.&lt;br /&gt;-E allora facciamo tanti bei discorsi e poi ... poi siamo uguali agli altri.&lt;br /&gt;-C’è una differenza. Noi almeno ci proviamo a essere migliori.&lt;br /&gt;-Forse- annuì&lt;br /&gt;-Comunque, se devo essere sincera- riprese dopo un attimo di silenzio- Quella notte ai giardini sono stata veramente bene.-&lt;br /&gt;Le sorrisi e finalmente le nostre labbra scacciarono tutte le paure.&lt;br /&gt;         Ci tenevamo per mano sbirciando oltre gli angoli dei muri per non incappare in un posto di blocco dove il semplice fatto di essere giovani e con i jeans era considerato un reato. La tensione si vedeva nei vetri rotti e nelle carcasse bruciate di qualche macchina ma la città stava riprendendo il suo ritmo normale e tra poco la gente sarebbe uscita per andare in qualche vecchia osteria del centro, completamente ristrutturata, a bere vino carissimo e parlare dell’argomento preferito da dieci anni a questa parte,ovvero: “Bologna dieci anni fa era meglio.”&lt;br /&gt;-Dai, domani fai fuga e andiamo ai giardini.&lt;br /&gt;- Non posso. Ho il compito di matematica alle prime due ore- rispose lei sporgendosi dalle portiere ancora aperte del bus.&lt;br /&gt;-Allora ci penso io. Telefono alla tua scuola e dico che c’è una bomba-&lt;br /&gt;Rise mentre l’autobus partiva e continuavamo a mandarci baci fino alla prima svolta.&lt;br /&gt;Cercai il pacchetto di sigarette e invece mi capitò tra le mani un pennarello. Era nella borsa di Gabry e l’avevo intascato per sbaglio.&lt;br /&gt;Mi avvicinai ad una colonna e a grandi lettere scrissi ”L’AMORE E’ RIVOLUZIONARIO”.&lt;br /&gt;Un signore anziano mi stava fissando.&lt;br /&gt;-Giovane a chi tocca poi cancellarlo?- abbaiò&lt;br /&gt;-A Zangheri-  risposi 11- Se ci riesce- aggiunsi mentre mi allontanavo ridendo...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4530735146018532048-2292210087402851508?l=sturiellet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sturiellet.blogspot.com/feeds/2292210087402851508/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4530735146018532048&amp;postID=2292210087402851508' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/2292210087402851508'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/2292210087402851508'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sturiellet.blogspot.com/2007/06/gioia-e-rivoluzione.html' title='GIOIA E RIVOLUZIONE'/><author><name>Filosofia zannona</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05317705149383765149</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_NGeGWx4__Ms/SDXR_b5DlcI/AAAAAAAAATA/q-IsWc6NyhY/S220/7+anni.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4530735146018532048.post-4032065671538321785</id><published>2007-06-17T14:04:00.001-07:00</published><updated>2007-06-17T14:04:46.405-07:00</updated><title type='text'>ON THE AIR</title><content type='html'>Pronto Radio 105.&lt;br /&gt;- Ciao, sono Barbara, avrei una richiesta.&lt;br /&gt;- Dimmi Barbara.&lt;br /&gt;- Vorrei un pezzo di Gianni Bella da dedicare al gattone che se anche ha fatto il cattivo io lo perdono di tutto.&lt;br /&gt;- Un pezzo di chi ? Da dedicare a cosa ? - urlò Ciccio come se l'interlocutrice chiamasse dall'emisfero australe.&lt;br /&gt;Sentivo la voce della ragazza, preocupatissima che il suo messaggio d'amore si disperdesse tra le linee telefoniche, urlare di nuovo la richiesta mentre il mio amico si accendeva una sigaretta con la cornetta messa lì, di fianco all'apparecchio. Poi, dopo avere meticolosamente controllato la combustione della MS tagliò corto con cortesia sospetta:&lt;br /&gt;- Ok, ok Barbara. Aggiudicato Gianni Bella per il farfallone... chi? Ah... sì, certo GATTONE... sì vai tranquilla... ciao...ciao...&lt;br /&gt;Mentre quei salsicciotti a forma di dita frugavano tra i dischi, sentivo la sua voce borbottare come un burdigone: - Gianni Bella ! Ma come si fa? Lui le avrà toccato la passera mentre c'era sta cazzo di canzone nel juke-box e poi, visto che lei non gliela ha smollata se ne sarà cercata un'altra. E adesso la cretina viene rompere i coglioni a ME.&lt;br /&gt;Prese un Lp e partì con la sequenza cuffia, piatto, puntina, mix. Dalla radio interna sentii la sua voce, molto più morbida che dal vero.&lt;br /&gt;- E' mezzanotte e tre quarti qui a Radio 105 e questo pezzo è di Barbara per il suo porcellone cattivone. Andateci piano sbarbi che poi gli asili si riempiono.&lt;br /&gt;James Brown aveva iniziato da neanche due minuti una canzone tutta zona pelvica che si accese la luce rossa che sostituiva lo squillo del telefono.&lt;br /&gt;- Mia - annunciai&lt;br /&gt;Altri due squilli mentre Ciccio abbassava l'audio in studio, poi risposi con voce un po' seccata.&lt;br /&gt;- Chi parla ?&lt;br /&gt;- Sono ancora Barbara. Che razza di scherzi sono questi ?&lt;br /&gt;- Ma chi cazzo stà parlando ?&lt;br /&gt;- Non.. non è Radio 105?&lt;br /&gt;Dall'indignazione era passata all'esitazione e ne approfittai spudoratamente.&lt;br /&gt;- Senti un po', io tra un paio d'ore mi devo alzare per andare a scaricare cassette di frutta al mercato ortofrutticolo. Ora ti faccio un quiz facile facile: dove te la puoi mettere la tua radio ?&lt;br /&gt;Riattaccai immediatamente anche perché la risata avrebbe rovinato tutto.&lt;br /&gt;- Ritelefonerà vedrai Ciccio&lt;br /&gt;- No che non ritelefona.&lt;br /&gt;- Due paglie che ritelefona.&lt;br /&gt;- Ma che paglie e paglie, è tutta notte che fumi le mie !&lt;br /&gt;Vinse la scommessa. Non c'era mai storia con lui. A diciassette anni e mezzo non poteva essere un gran uomo vissuto, però ci azzeccava. E io perdevo.&lt;br /&gt;I giri dei Thorens della consolle scandivano la notte sempre meno interrotta dalle telefonate, sempre più piena di sonno.&lt;br /&gt;- Sai Ciccio che questa notte sono testimone di un evento eccezionale?&lt;br /&gt;- Quale sarebbe ?&lt;br /&gt;- Hai trascorso quasi un ora senza mangiare niente. Cosa è successo ? Stai poco bene o ti sei fatto una flebo di majonese prima di venire su ?&lt;br /&gt;- Gna, gna!  Credevo di essermi portato dietro un amico invece scopro che è un comico.&lt;br /&gt;- Forse preferivi un paio di Kg. di wurstel ?&lt;br /&gt;- Tra poco arriverà anche di meglio.- sentenziò dando uno sguardo all'orologio.&lt;br /&gt;- E come ? La tua fame atavica evocherà cibarie ?&lt;br /&gt;- Scommettiamo ?&lt;br /&gt;La tentazione era forte, ma i precedenti me lo sconsigliavano.&lt;br /&gt;Infatti, dopo neanche dieci minuti, un paio di fari si annunciarono.&lt;br /&gt;- Grande !!- esultò Ciccio - Metti su un pezzo lungo !&lt;br /&gt;- Uno dei tuoi dischi che si incantano ?&lt;br /&gt;Non raccolse la provocazione, segno inequivocabile che l'evento che si stava prospettando era classificato come importante, e comunque qualsiasi altra maniera di farlo incazzare avrebbe dovuto superare l'ostacolo del caos alcolemico che si creò da lì a poco a causa dei personaggi che fecero irruzione.&lt;br /&gt;Quattro ulta quarantenni con i capelli un po' lunghi sul collo, vestiti attillati e camicie di seta aperte su peli e ori, mani impegnate a sostenere cabaret misteriosi o a battere con forza sulle spalle del mio amico.&lt;br /&gt;. Oh ! Stasera allo Sporting c'era della gnocca a vagonate !- informò un tizio con baffoni alla Pancho Villa.&lt;br /&gt;- E tu hai perso il treno!- rimbeccò subito un altro che sfoggiava una capigliatura stile Rocky Roberts.&lt;br /&gt;- E te allora che hai la locomotiva che non tira più neanche una carriola ?&lt;br /&gt;Risate a bocca piena. Sorsate torrenziali di bianco secco. Vaniglia di krapfen.&lt;br /&gt;- Di ben sò Arturo, ti un disk Jokei anca tè ?&lt;br /&gt;- Io ?  No, sono solo in prestito.- risposi ritenendo inutile che il mio nome non era Arturo.&lt;br /&gt;- Non è vero - intervenì euforico Ciccio - ha fatto per tre anni il dicotecaro a Londra.&lt;br /&gt;- Soccia neanche avesse detto al "Gatto nero"!&lt;br /&gt;- Pochi pugnatt- interruppe deciso Pancho Villa - dai Antonio, metti mò su un bel pezzetino.&lt;br /&gt;Ciccio strizzò l'occhio e mi lanciai in quei movimenti che gli avevo tante volte spiato.&lt;br /&gt;- E ora un pezzo del mitico Guccini dedicato a tutti quelli che questa notte hanno quarant'anni e domani mattina ne avranno venti. E viceversa.&lt;br /&gt;Pensai per un attimo di venire lapidato dai krapfen, invece, non appena chiusi il microfono scoppiò un applauso.&lt;br /&gt;- Grande Arnaldo !&lt;br /&gt;- Bravo !&lt;br /&gt;- Apriamo un'altra boccia di bianco.&lt;br /&gt;Brindammo a Guccini, alle osterie di fuori porta e, per non fare dei permali, anche a quelle dentro, poi qualcuno disse:&lt;br /&gt;- Però questa canzone è un po' triste eh ?&lt;br /&gt;- Sì, ma Guccini ha l'occhio lungo - si scaldò subito Pancho - Vai nelle osterie e chi trovi ? Solo fighetti del cazzo !&lt;br /&gt;- Va là che tu sei invidioso perché loro hanno il Maserati e te il 128.&lt;br /&gt;La provocazione giunse a segno:- Non mene fotte un cazzo del Maserati! è che mi sta sui coglioni questa gente di merda che non sa divertirsi perché non si è mai fatta il culo in vita sua ! E poi lo sai cosa c'è di nuovo ?- rincarò in un crescendo oramai incontrollabile brandendo a mò di arma una copia del Carlino fresca di tipografia - Che fa bene Vallanzasca a prendere la pilla dalle banche con la pistola in mano, mica come noi coglioni che sputiamo sangue per seicento carte al mese !&lt;br /&gt;- Oh Vanni ! Vai bene con gli estremisti dell'università invece di venire a figa con noi!&lt;br /&gt;- A proposito di figa - tagliò corto Rocky Roberts - andiamo a fare un salto a Riccione a vedere se è già arrivata qualche tognina?&lt;br /&gt;- Piuttosto che stare a discutere con voi mi butto anche nel Reno con una pietra alcollo.&lt;br /&gt;- Che pietra e pietra ! Basta la tua testa.&lt;br /&gt;Lasciarono dietro di loro briciole di paste, fondi di vino, il quotidiano, e una eco di rumore e vita. Quando anche il suono dei motori delle auto si dissolse mi informai:&lt;br /&gt;- Ma chi sono quei fuori di testa ?&lt;br /&gt;- Biassanòt. Gente che si gioca la notte a fare il giro delle sale da ballo, e di altri posti e che alla mattina alle cinque va in fabbrica.&lt;br /&gt;Si incasinò un attimo tra una Marlboro di contrabbando lasciata dagli ospiti e un residuo di Krapfen.&lt;br /&gt;- Tu pensa - continuò risolvendo brillantemente l'impaccio posando la sigaretta sul Thorens e ingurgitando il resto - Che uno di loro sa suonare la batteria, tanto che ha fatto anche delle serate, e una notte becca la trasmissione con l'autoradio, proprio mentre stò mandando in onda un pezzo di Ginger Baker. Da allora sono ospiti fissi. Rarissimo che non facciano un passaggio. Telefono.&lt;br /&gt;Ascoltò un paio di secondi poi coprì il microfono con la manona.&lt;br /&gt;- E' per te.&lt;br /&gt;La voce era di donna e chiese subito senza preamboli:&lt;br /&gt;- Sei nuovo lì alla radio ?&lt;br /&gt;- Solo di passaggio.&lt;br /&gt;- Peccato perché hai una bella voce.&lt;br /&gt;La sua non sò se si poteva dire bella, sicuramente pigra, morbida, calda. Praticamente uno sballo.&lt;br /&gt;- Mi dedichi un pezzo ?&lt;br /&gt;- Come no! Hai qualche preferenza?&lt;br /&gt;- Qualcosa che piaccia anche a te.&lt;br /&gt;- D'accordo, rimani in ascolto.&lt;br /&gt;- Ciccio !- esclamai una volta riappesa la cornetta - Mi ci vuole un disco pigro, morbido e caldo.&lt;br /&gt;- Un materasso ?&lt;br /&gt;- Meglio.&lt;br /&gt;Frugai tra gli LP poi feci partire Lou Reed, mentre il basso elettrico introduceva "Walk on the wild side" mi accesi una sigaretta ed entrai in onda.&lt;br /&gt;- Lou Reed per una mistriosa ascoltatrice insonne. Così bella come così gentile.&lt;br /&gt;- Cazzo ridi ? Marrone umano?- sbottai subito dopo guardando Ciccio che mimava un suonatore di violino.&lt;br /&gt;- Questo bambino viene qui a mendicare  un posto da aiuto disc-jockey - declamò ad un immaginario pubblico - E subito, dico subito, trova una fan. Cosa dirò alla sua povera mamma che lo aspetta  trepida ? E alla sua ragazza ?&lt;br /&gt;- Quello te lo puoi risparmiare. Non ho la ragazza.&lt;br /&gt;- Però hai la mamma.&lt;br /&gt;- E poi ascolta me. - continuò con un insopportabile tono pedagogico - La notte è piena di casalinghe insonni che si infatuano della prima voce che sentono per radio...&lt;br /&gt;- ... e ascoltano Lou Reed. Il più amato dalle casalinghe.&lt;br /&gt;- Lou Reed, Riccardo Fogli, Igesias. Quello che conta è la voce che lo presenta. Vuoi un panino?&lt;br /&gt;- Ma come cazzo fai a mangiare adesso ?&lt;br /&gt;- Segreti del mestiere. Telefono. E' la tipa.&lt;br /&gt;- Impossibile.&lt;br /&gt;Fortuna che Ciccio aveva la bocca troppo piena per scommettere, perché, ancora una volta ci aveva beccato.&lt;br /&gt;- Dimmi come hai fatto a sapere che mi piace moltissimo quella canzone ?&lt;br /&gt;- Esperienza.- risposi sicuro - O quella o "sono un pirata".&lt;br /&gt;La risata era anche più intrigante della voce&lt;br /&gt;- Beh, esperienza o no, oltre a una bella voce hai anche dell'intuito !&lt;br /&gt;- Ce l'ho avuto anche dicendo che sei bella ?&lt;br /&gt;- Dipende.&lt;br /&gt;- Mi piacerebbe verificarlo di persona.&lt;br /&gt;Normalmente , prima di dire cose del genere ad una ragazza, passano lunghi giorni e infiniti tormenti tra il mio desiderio e la paura di fare una figuraccia. Questa volta,invece, le parole avevano acquistato vita propria. Ma non riuscii a rallegrarmene perché mi arrivò un silenzio troppo improvviso per non farmi capire che avevo parlato troppo.&lt;br /&gt;- Chissà.. magari un giorno... ora ci sono problemi.- mormorò infine.&lt;br /&gt;- Sai che io non sò nemmeno il tuo nome ?- chiesi ansioso di cambiare discorso.&lt;br /&gt;- Carmen.&lt;br /&gt;- Sei spagnola?&lt;br /&gt;- Noo ! - rise buttando via quel minimo di tensione che si poteva essere creata - Straniera sì, ma non spagnola !&lt;br /&gt;- Vabbè, allora portoghese.&lt;br /&gt;- Sei fuori strada. Uno di questi mercoledì sera te lo dirò. Forse.&lt;br /&gt;- Intanto la prossima settimana non ci sarò. Ho il compito di agronomia.&lt;br /&gt;- Sei uno studente ?&lt;br /&gt;- Sì. Un aitante studentello diciasettenne.&lt;br /&gt;- Allora in bocca al lupo ninô. Ora ti devo salutare ma continuerò ad ascoltarvi.&lt;br /&gt;Ciccio pareva interessato più al mixer che alla mia espressione un p' scema, con cui fissavo il telefono oramai muto.&lt;br /&gt;- Scommetto che si chiama Luisa.&lt;br /&gt;- No.&lt;br /&gt;- Anna ?&lt;br /&gt;- Neanche. Il suo nome è Carmen e siamo pari con la paglia di prima.&lt;br /&gt;- Carme ? - pensò ad alta voce .- E' la prima volta che in trasmissione chiama una Carmen. Ehi ! com'è la storia della paglia ?&lt;br /&gt;Affrontò le curve della collina con insospettabile dolcezza preoccupato di una eventuale caduta non tanto per le nostre ossa quanto per i suoi preziosismi dischi. Sui viali della circonvallazione il traffico era ancora di lì a nascere, i semafori avevano ancora il loro ritmo lampeggiante e Ciccio aprì un poco la manopola del gas facendomi lacrimare gli occhi per effetto del vento.&lt;br /&gt; Quando svoltò nella via dove abitavo mi parve di scorgere mio padre che si avviava spedito alla fermata di quel bus che, come ogni mattina da parecchi anni a questa parte, lo avrebbe portato al lavoro.&lt;br /&gt;            Il terreno argilloso provoca una specie di attrito tra la lama dell'aratro... flowes the river flowes... dell'aratro che quindi... goes the river goes ... terreno, river, lama... Impossibile mettere d'accordo musica e agronomia. Questione di pelle e di palle.&lt;br /&gt;Il manuale  scivolò a terra e l'arpeggio di chitarra sfumò lasciando spazio alla voce di Ciccio.&lt;br /&gt;- E questa era "Ballad of Easy Rider" dedicata ad Andrea sperando che anche lui, un giorno non lontano, si viva una storia come questa.&lt;br /&gt;Mi tolsi la cuffia, trafficai con il telefono cercando,inutilmente, di evitare il casino che la derivazione dell'apparecchio avrebbe fatto in camera dei miei.&lt;br /&gt;- Grazie al cazzo per la dedica.- esordii&lt;br /&gt;- Cosa aveva che non andava ?&lt;br /&gt;- Come finiscono i due protagonisti ?&lt;br /&gt;- Oh per quello ! Ma tu non ti devi preoccupare, da come guidi la moto non c'è bisogno di un camionista con il fucile per fare un finale tragico.&lt;br /&gt;- Perché la moto non me la presti ? magari domenica prossima-&lt;br /&gt;- Piuttosto ti dò mia sorella.&lt;br /&gt;- Se sà andare in moto si potrebbe anche fare.&lt;br /&gt;Scambiammo ancora qualche amena piacevolezza del genre poi lui tornò alla trasmissione e io al terreni argillosi del cazzo e alla cuffia.&lt;br /&gt;Poi arrivò via etere il coretto di "Walk on the wild side" e la voce di Ciccio:&lt;br /&gt;- Lou Red dedicata da Carmen al nino con un bacio portafortuna per domani.&lt;br /&gt;Dimenticai subito i problemi agricoli e ritelefonai.&lt;br /&gt;- Siamo in gran forma nelle prese per il culo eh?&lt;br /&gt;- Guarda che ha telefonato davvero.&lt;br /&gt;- Me lo giuri sul tubetto di majonese che certamente hai in tasca?&lt;br /&gt;- Anche sulla senape se vuoi. E ti aggiungo anche che dalla voce sembra un gran passerone e perdippiù francese. Ma poi ha detto di no.&lt;br /&gt;- Che non è una gran passera ?&lt;br /&gt;- Che non è francese.&lt;br /&gt;- Cazzo che storia !&lt;br /&gt;- Minimo devi ricambiargli la dedica.- sentenziò dall'alto della sua esperienza.&lt;br /&gt;- Giusto - convenni - Metti su "Rider on the storm".&lt;br /&gt;- Stranamente approvo. Resta in ascolto.&lt;br /&gt;Rimisi la cuffia, alzai il volume e iniziai a sognare ignorando la muta presenza di mia madre dietro alla porta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     - E questo pezzo era "Starway to Heaven" dei Led Zeppelin dedicato a Pippo, il Jimmy Page della bassa.&lt;br /&gt;Sbadiglio. Dondolio sulla sedia sfidando la legge di gravità. Automatica ricerca di una dose di nicotina. Una serata da radio.&lt;br /&gt;- Pronto Radio 105.&lt;br /&gt;- Ciao sono Enzo il taxista.&lt;br /&gt;- Ehilà ! Come butta la notte?&lt;br /&gt;- Solite storie. C'è stata una rissa dentro S.Vitale e una moto è uscita di strada alla rotonda. dove fanno le gare.&lt;br /&gt;- Avevi puntato su di lui ?&lt;br /&gt;- No. Però se mi metti su "Money" lo prendo di buon augurio.&lt;br /&gt;Le palpebre erano sempre più ammainate e, attraverso le ciglia intuivo il mio amico preparare i dischi, muovere leve, ingoiare i residui lasciati dai biassanòt...&lt;br /&gt;Chissà se anche lui aveva sonno ? Da sempre, tutte le volte che io mi ero addormentato, lo ricordavo con gli occhi ancora aperti. Chissà se cazzo aveva da giardare ?&lt;br /&gt;- O bestia, è per te.- mi scosse porgendomi la cornetta.&lt;br /&gt;- Chi è ?&lt;br /&gt;- La tua proff. di matematica.&lt;br /&gt;Perplesso e insonnolito mi uscì un Pronto ? da oltretomba.&lt;br /&gt;- Come è andato il compito in classe niño ?&lt;br /&gt;- Ciao Carmen !- esultai già perfettamente sveglio. - Bene grazie. Non ho fatto neanche un errore.&lt;br /&gt;- Che bravo !&lt;br /&gt;- E già, ho consegnato il foglio in bianco.&lt;br /&gt;- Dai scemo ! - disse contagiata dalla mia risata.&lt;br /&gt;- No, ti giuro. Non ne sapevo mezza.&lt;br /&gt;- Ma devi studuare niño, devi pensare al futuro.&lt;br /&gt;- Quando diventerà presente prometto che ci penserò. - risposi solenne.&lt;br /&gt;- Sei un piccolo stronzo.- sentenziò dolcemente.&lt;br /&gt;- Quel vocabolo: "Stronzo" l'hai detto con accento tedesco.&lt;br /&gt;- Acqua niño.&lt;br /&gt;- Perchè non fai un salto quassù ?&lt;br /&gt;- Ci sono problemi.&lt;br /&gt;- Giusto perchè sono sicuro che se ti conoscessi, andrei meglio a scuola.&lt;br /&gt;- Ne dubito. Ma chissà che superato questo periodo...&lt;br /&gt;- Dai superalo ! La mia vita non è niente senza di te.&lt;br /&gt;Il mio tono grottesco passò inosservato perchè la sua voce si fece di nuovo più meditativa, quasi parlasse tra sè.&lt;br /&gt;- Non sei l'unico purtroppo.&lt;br /&gt;- Però passati i problemi ci vedremo. Contaci.- aggiunse in fretta. - Ora ti devo lasciare. Good night anche se non sono inglese.&lt;br /&gt;Dopo la telefonata la notte continuò un poco fiacca con poche telefonate e molta musica. Il sonno tornava a farsi sentire e fu proprio in uno di questi momenti che mi arrivò in piena fronte un pacchetto di svedesi tirato dal Ciccio. Non trovai niente di meglio che difendermi con un mezzo krapfen al cioccolato ma il bersaglio, per quanto grosso fu clamorosamente mancato e il proiettile finì sul Thorens. Dalla radio interna la voce di Steve Windoow si trasformò in una serie di suoni indistinti mentre Ciccio dava sfogo al suo repertorio di bestemmie cercando di salvare la situazione.&lt;br /&gt;- Cazzo fai ! - sbottò - E' saltato un disco in trasmissione !&lt;br /&gt;- Ma a chi cazzo vuoi  che importi se salta un disco alle tre di notte ! - replicai con aggressività&lt;br /&gt;- Importa a me ! Perchè è a me che hanno affidato la responsabiltà del programma ! E nel MIO programma non voglio buchi o casini vari !&lt;br /&gt;- Oh hai proprio rotto i coglioni con il TUO programma ! Ti senti importante solo perchè un tizio con una radio ti permette di sfogare le tue frustazioni di musicista mancato ! E intanto blateri e la meni ad un microfono facendo addormentare chi ascolta.&lt;br /&gt;Per un attimo pensai che si arrivasse allo scontro fisico. Invece mi voltò le spalle fumando nervosamente al davanzale della finestra. Ero già nella fase in cui pensavo di essermi spinto troppo in là con le parole, quando disse:&lt;br /&gt;- La meno veramente tanto ?&lt;br /&gt;- Non è che la meni tanto è che ti preferisco quando la musica la suoni invece di quando la commenti. Tutto qua.&lt;br /&gt;- Sì ma per suonare... devi avere agganci... conoscera la gente giusta.&lt;br /&gt;- Per avere successo. Non per suonare.- replicai&lt;br /&gt;- Già vedo i titoli sul Melody Marker - continuai - La famosa Rock.star Ciccio Pallo, vittima di un overdose di Krapfen...&lt;br /&gt;Ci sono molti modi di riappacificarsi. Prendere in fronte una pasta lanciata, è uno di questi.&lt;br /&gt;           - Si può sapere cosa cazzo te ne fai della chitarra ? Per tutto il viaggio l'avevo sempre in mezzo ai marroni e, nelle curve, quasi cascavo !&lt;br /&gt;Alzò un dito e recitò serio:- Sei oltre le linee nemiche, isolato da tutti e senza collegamenti. Intorno a te giacciono i cadaveri dei tuoi camerati, persone con cui hai diviso fatica, sudore e gavetta. Sei rimasto solo con un unico amico al tuo fianco: la tua chitarra.&lt;br /&gt;- Mi ricorda quel libretto che ti hanno dato quando hai fatto i tre giorni al distretto militare.&lt;br /&gt;- Sì, l'ispirazione è quella.&lt;br /&gt;Quella notte di inizio estate sembrava proprio girare a dovere.&lt;br /&gt;Ero tornato da un lungo week-end sull'appennino, proprio nel paese dove era iniziato il sodalizio con Ciccio, e avevo la pelle un po' più scura per il sole rubato alle pietre del fiume e i muscoli tonificati dalle solitarie arrampicate sui ciliegi. Dal primo pomeriggio ero con il mio socio, tempo speso a girovagare in Vespa per una Bologna calda e vuota, provando la sua nuova macchina fotografica e sparando cazzate.&lt;br /&gt;In radio ci passavamo disinvolti le telefonate sempre più frequenti: un fornaio che voleva impastare il pane al ritmo dei "Who", un paio di infermiere che ci fecero arrossire, un carabiniere a cui dedicammo un pezzo di Bennato dopo una lunga contrattazione circa la cancellazione di una multa presa con la Vespa.&lt;br /&gt;- Ha telefonato tutte e due le volte che c'è stata la  trasmissione.- disse Ciccio.&lt;br /&gt;- Chi ?-&lt;br /&gt;- Tua nonna.&lt;br /&gt;- Mia nonna ?&lt;br /&gt;- La Carmen no? - esclamò poi spazientito.&lt;br /&gt;In montagna avevo rivisto l'Antonella ed ero ritornato con il pensiero inchiodato al suo corpo sedicenne in costume da bagno.&lt;br /&gt;- Dai veramente ? - risposi piacevolmente stupito . - Che ha detto ?.&lt;br /&gt;- Niente di particolare. Voleva parlare con te e ti ha dedicato "Walk on the wild side".&lt;br /&gt;- In montagna non riuscivo a prendere la frequenza.&lt;br /&gt;- Oh, hai rispiarmiato le pile. Giovedì notte poi è venuta una trasmissione del cazzissimo.&lt;br /&gt;- Come mai ?&lt;br /&gt;- Colpa del "Plagine", sai quelle pillole per dimagrire ?.&lt;br /&gt;- Cazzo ! Un Ciccio magro è peggio di una statua della libertà capovolta !&lt;br /&gt;- No, non è per dimagrire. E' che da solo quassù è una palla, quelle cazzo di pillole sono delle amfetamine e le ho prese per stare sveglio.&lt;br /&gt;- Hanno funzionato ?&lt;br /&gt;- Da Dio. Sveglio come un grillo fino alle quattro poi un sonno totale !&lt;br /&gt;- E la trasmissione ?&lt;br /&gt;- Muta. Black out causa sbagliato dosaggio di stupefacenti nel conduttore !&lt;br /&gt;- Parlami ancora di lei.- chiesi una volta finito di ridere.&lt;br /&gt;- Della trasmissione addormentata ?&lt;br /&gt;- La trasmissione sarà stata senz'altro più interessante così che come al solito. Voglio sapere della Carmen.&lt;br /&gt;Mise su un disco, accese una sigaretta, sedette di fronte a me e,finalmente, si degnò di elargirmi le sue considerazioni:&lt;br /&gt;- Sicuramente le piaci, non so' a che livello, ma il fatto che sei uno sbarbo e lei sicuramente è più vecchia di te, ha la sua importanza. Detto per inciso potrebbe essere un'ottima nave scuola perchè mi pare abbia un certo senso dell'umorismo  e questo serve per scopare con te.&lt;br /&gt;- C'è altro ?&lt;br /&gt;- Non è greca. L'ho chiesto e si è messa a ridere. Dai annuncia un paio di pezzi così richiamerà.&lt;br /&gt;Ma il telefono, quella sera, non portava la sua voce.&lt;br /&gt;Sentivo già qualche cosa di simile alla delusione quando il trafficare del Ciccio distrasse i miei pensieri.&lt;br /&gt;Aveva spostato un microfono sul bordo del tavolo, e se ne stava seduto pericolosamente sulla spalliera della sedia imbracciando la chitarra. Ebbi un visione apocalittica di un franamento adiposo sui piatti, il mixer, il destino della radio e il suo, poi la sua voce mi distolse da queste ottimistiche previsioni.&lt;br /&gt;- Vorrei fossi tu ad annunciarmi.&lt;br /&gt;L'emozione mi fece sentire il bisogno di mandare tutto in vacca.&lt;br /&gt;- Certo che ti annuncio io ! Siamo solo in due qua !&lt;br /&gt;Poi attivai il microfono e scandii:-  E ora un evento stupefacente: il vostro programmatore di fiducia, Ciccio Freddy, si esibirà in esclusiva in un brano tutto suo: Hot dog train blues. Buon ascolto.!&lt;br /&gt;Con la chitarra ci sapeva fare, anche se la sua creatività era più veloce della tecnica e gli rimproveravo di non suonare mai quelle canzoni che si possono cantare intorno ad un fuoco. Nel fissare la sua espressione di amore verso lo strumento mi vennero in mente i duetti con Jhonny Gus, un montanaro convinto che la sua chitarra fosse un ponte tra gli Appennini e la California, e i loro giri di blues ripetuti fino a credere che le stelle fossero scese dal cielo, anche se, le luci che si vedevano in lontananza erano solo i fanali dei trattori che aravano.&lt;br /&gt;Dopo qualche minuto mi fece un cenno e lo mixai con un brano di qualche cantautore perchè eventuali ascoltatori non fossero tentati in paragoni tecnici.&lt;br /&gt;- Sei stato grande !- sbottai immediatamente. - Grande sul serio. La prossima volta chiama su anche Jhonny e in due...&lt;br /&gt;- Niente prossima volta.- interruppe senza guardarmi. - Questa è l'ultima sera con la radio.&lt;br /&gt;- Cazzo dici ?&lt;br /&gt;- Dico che mi sono rotto i coglioni del padrone di  questa baracca, con le sue paranoie su quello che dico al microfono e la pubblicità e la musica che non fà ascolto... Dico che vada a fare in culo lui, la radio e i suoi soldi.&lt;br /&gt;- Te la menava molto ?&lt;br /&gt;- Sì...No... cioè un po' la menava e questo è sufficiente Che senso ha avere una antenna se non puoi trasmettere quello che ti pare ? Che cazzo di radio libera è?&lt;br /&gt;- Dai, ci saranno sempre più radio, magari anche delle tv. Ce ne saranno anche dove potrà parlare chi ha qualcosa da dire ma non ha nessuno che lo ascolti.&lt;br /&gt;- Sì, ma intanto vieni ascoltato solo se lecchi il culo a chi ha il portafoglio gonfio.&lt;br /&gt;- Te però ti hanno ascoltato in diretta.&lt;br /&gt;Iniziò a scuotere il crapone meditabondo:&lt;br /&gt;- Hot dog train blues... Come cazzo si fà a trovare un titolo del genere ?&lt;br /&gt;- Il primo esempio di Majonese sound. Ciccio, sei la mia rock star preferita, quando suonerai al Madison posso portarti la chitarra?&lt;br /&gt;- Per ora portami quei panini che hai lì sul tavolo che bisogna festeggiare.&lt;br /&gt;Il consueto appuntamento con i biassanòt diede continuità alla nostra notturna catena alimentare e , come sempre, il piccolo locale trabordò della loro espansiva presenza.&lt;br /&gt;- Seo stato stragrande con quella chitarra. Un drago ! Se avessi ancora l'orchestrina...&lt;br /&gt;- Diben sò! apri lo spumante che brindiamo al musicista !&lt;br /&gt;Avevano a rimorchio due tizie truccate da un imbianchino psicadelico o da un pittore psicolabile, magre come una speranza di un futuro migliore, becheggiavano su tacchi altissimi ridendo continuamente.&lt;br /&gt;- Ma dove le avete rovate ?- chiesi al tipo con i baffi.&lt;br /&gt; - Quelle ? Le abbiamo trovate al Dancing. Con due wiskini vanno fuori dai coppi.- concluse con tono complice.&lt;br /&gt;Intanto l'apertira di un grosso pacco contenete gnocco fritto in quantità industriale, monopolizzò l'attenzione.&lt;br /&gt;- Vai con il salamino Gigi !&lt;br /&gt;- Vi voleva del rosso con stà roba !&lt;br /&gt;- Ce ne è un baule pieno di rosso, tamperna !&lt;br /&gt;- Un po' di silenzio che devo annunciare un disco&lt;br /&gt;- Sì, metti su un bel valzerino.&lt;br /&gt;- Fat der in tal cul tè e al tò valzeren !&lt;br /&gt;Le risate delle die tizie avevano un volume più alto di quello di qualsiasi discoteca, centelinnando parcamente il bicchiere di rosso mi venne da domandare:&lt;br /&gt;- Ma dove la trovate tutta stà roba a quest'ora di notte ?&lt;br /&gt;Mi trovai un braccio amichevolmente passato intorno alle spalle e una distilleria ambulante mi alitò:&lt;br /&gt;- E' quindici anni che siamo in pista. Alla mattina alla Curtisa e alla sera a vivere. Se non troviamo dei rifornimenti noi non ci riesce nemmeno Gesù bambino.&lt;br /&gt;Mentre le cibarie venivano idrovorate via qualcuno propose:- Si và al Cantagallo a prendere un caffè?&lt;br /&gt;L' idea fu accolta da un battimani e subito iniziarono a sfollare rumorosamente con una delle due tipe che arrancava orfana di un tacco.&lt;br /&gt;Tra le briciole e i fondi di vino c'erano, come d'abitudine, uno o due pacchetti di Marlboro e il Carlino ancora fresco di inchiostro. Presi la cronaca di Bologna e iniziai a sfogliarla.&lt;br /&gt;- Cazzo !- esclamai subito.&lt;br /&gt;- Cosa c'è ? - si informò un distratto Ciccio&lt;br /&gt;- Vieni a vedere, leggi qua ! C'è Carmen ! Cazzo è lei !&lt;br /&gt;Scostò un poco il giornale e leggemmo insieme:&lt;br /&gt;" Ieri mattina alle 8 circa, nella sua abitazione di Vicolo Bolognetti, è stato rinvenuto il corpo senza vita di tale Mara Suclawa, ventitreenne  di origine polacca, già nota alla buoncostume con svariati psudonomi. Il corpo, trafitto da tredici coltellate, è stato trovato da una vicina incuriosita dalla porta di ingresso dell'appartamento trovata spalancata. Gli incuirenti stanno vagliando alcune ipotesi, non ultima quella che non sia estraneo al fatto un noto pregiudicato calabrese che avrebbe voluto dare una lezione alla vittima per i suoi progetti di abbandonare la redditizia professione."&lt;br /&gt;L'articolo continuava, ma io avevo occhi solo per la foto della accoltellata, una mora dai lineamenti asiatici che sorrideva dolcemente attraverso la grana grossa del giornale.&lt;br /&gt;- Non può essere lei. - disse Ciccio&lt;br /&gt;- Sì invece.&lt;br /&gt;- Tra poco chiamerà - ripetè lui, ma intanto aveva smesso di mangiare la crescenta che aveva in mano.&lt;br /&gt;- Non chiamerà - replicai ancora, ostinato come un bimbo - L'hanno uccisa.&lt;br /&gt;- Scommetto un pacchetto intero di Camel che richiama.- rilanciò.&lt;br /&gt;Non l'ascoltai nemmeno continuando a fissare la foto mentre il dico finiva e in onda c'era solo il silenzio.&lt;br /&gt;Nessuno dei due se ne accorse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;        Mentre Ciccio legava lo zaino con i dischi guardavo i tetti della città risvegliarsi indifferenti al sole estivo. Solo quando la Vespa si mise in moto mi avvicinai.&lt;br /&gt;- Avanzo un pacchetto di paglie.- comunicai serio aggiustandomi sul sellino.&lt;br /&gt;- Vita di merda. - commentò stringendomi affettuosamente un ginocchio.&lt;br /&gt;Poi ingranò la prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;Per Ciccio:&lt;br /&gt;Forse sei lì in quella montagna&lt;br /&gt;testimone delle risa e degli accordi di blues padano&lt;br /&gt;ti sei sdraiato in lei&lt;br /&gt;insieme ai nostri sogni,&lt;br /&gt; insieme al nostro voler vivere,&lt;br /&gt;insieme al nostro amato caos&lt;br /&gt;e poi tutto è stato copero di polver&lt;br /&gt;Polvere bianca...&lt;br /&gt;1981&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;       &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4530735146018532048-4032065671538321785?l=sturiellet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sturiellet.blogspot.com/feeds/4032065671538321785/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4530735146018532048&amp;postID=4032065671538321785' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/4032065671538321785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/4032065671538321785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sturiellet.blogspot.com/2007/06/on-air.html' title='ON THE AIR'/><author><name>Filosofia zannona</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05317705149383765149</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_NGeGWx4__Ms/SDXR_b5DlcI/AAAAAAAAATA/q-IsWc6NyhY/S220/7+anni.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4530735146018532048.post-1056909413665915851</id><published>2007-06-17T14:02:00.000-07:00</published><updated>2007-06-17T14:03:09.355-07:00</updated><title type='text'>PUTTAN TOUR (# one)</title><content type='html'>-         Tè Bobo che sei una persona istruita. Ti è mai capitato di fare cilecca con una donna ?&lt;br /&gt;Il sorriso del nuovo entrato non si spostò di un millimetro. Già sulla soglia aveva sentito le voci alterate e un metro dentro al locale aveva subito inquadrato la situazione: barista che gli urlava il quesito e Renzone appoggiato al solito angolo del bancone con sguardo di pietra fumando e fissando nel vuoto. Così, invece di parteggiare per uno dei due contendenti, decise saggiamente di mandare tutto in vacca.&lt;br /&gt;- Certo. – segnale di soddisfazione nel barista, subito represso dall’aggiunta: - Con tua moglie. Era abituata a una misura molto più piccola della mia così….&lt;br /&gt;- Tò surela, cla porza dna vaca.- commentò il barista tra le risate.&lt;br /&gt;-Posso avere la mia birra adesso ?&lt;br /&gt;- Dopo questa uscita la paghi e non la bevi.&lt;br /&gt;- Ma che colpa ne ho io se in cinquant’anni non mi si è mai ammosciato ? – intervenne Renzone deciso a non far cadere il discorso.&lt;br /&gt;- Allora sarai un mostro, cosa vuoi che ti dica.&lt;br /&gt;- Non lo so, sarò strano io. Non mi è mai capitato.- insistè Renzone con faccia falsamente sorpresa cercando solidarietà nel Bar.&lt;br /&gt;- Oste della malora ! una Ceres !&lt;br /&gt;- Oh Proff, si parlava di oche morte e arrivi tu !&lt;br /&gt;- Hai mai fatto cilecca con una donna Proff. ?&lt;br /&gt;Stancamente il Proff posò il sacchetto della Coop su una delle due sedie del locale, si lisciò la lunga barba e rispose alla domanda con un vago cenno della mano.&lt;br /&gt;-         Dovrei cercare nelle agende di 20 anni fa, quando potevo mettere della  carne al fuoco.- disse  infine con la sua voce vagamente Gucciniana.&lt;br /&gt;-         Perché sei diventato vegetariano ?&lt;br /&gt;-         Eh no… - precisò il Proff sedendosi stancamente sull’altra sedia – ma certo non sono  più il cacciatore di Dersu Uzala.&lt;br /&gt;-         Io l’unica cosa che ho cacciato è stata la passera. Fresca. Ciao Alex.&lt;br /&gt;-         Ciao Renzone. Ci vuol al licenza per cacciare la passera ? Ciao Proff.&lt;br /&gt;-         Ciao Alex. E’ inutile parlare con gentaglia come voi. Persino Cristo si stancherebbe di predicare.&lt;br /&gt;-         Gianni, mi dai una Giraff ?&lt;br /&gt;-         Solo se ammetti che ogni tanto non ti tira.&lt;br /&gt;-         In effetti ogni tanto invece di tirare , spinge… cosa fai lì sotto ?&lt;br /&gt;-         Cerco la tua cazzo di Giraff&lt;br /&gt;La serata intanto decollava. Lentamente, seguendo ritmi alcoolici ed ormonali, ma decollava. Nei cinque metri quadrati (al netto del cesso) c'era una via vai continuo. Personaggi che si caricavano con una birra particolare prima di andare a far danni in qualche locale più trendy, altri che portavano amici in quel posto periferico , così caratteristico e certamente meno turistico delle false osterie di fuori porta, altri che semplicemente vedevano una luce fuori posto in quella strada così anomala ( una volta al centro del quartiere operaio per eccellenza, lontano anni luce dal centro patinato dei bottegai, ed oggi appetibile per immobiliari e lupi del mattone) e decidevano di fermarsi per un bicchiere, una cosa giusto per fare venire  un orario. Come maree metropolitane si infrangevano sul bar Katia. Fermo e immobile nei suoi cinque metri quadrati (al netto del cesso). Con gli stanziali, vecchi residenti, figli dei figli del quartiere, adottati e affini, che cazzeggiavano, commentavano e filosofeggiavano. Bicchieri e bottiglie portate dentro e fuori  per una requia polmonare al fumo denso del locale, per dovere di ospitalità verso i "turisti" paganti che venivano da oltre Comune, per un giro verso alla fumeria , proprio dietro l'angolo in un verde insospettato e nascosto dietro ai palazzi delle case popolari.&lt;br /&gt;-         Salve ragazzi come và con il sesso ?- gigioneggiava il barista alla entrata di cinque ragazzi dai cappelli lunghi e dalle espressioni fumate.&lt;br /&gt;-         Noi poca roba e te Gianni ?&lt;br /&gt;-         Beh ragazzi, devo dirvi che il Girmi mi dà soddisfazione. Bisogna metterlo alla velocità media, però…&lt;br /&gt;Risa nervose, ordinazioni di birra a 13° corretta con misteriose bottiglie dall' etichetta gotica e la provvista di Kit e Kat che cede sotto la fame chimica.&lt;br /&gt;-         Gianni mi fai un caffè ?&lt;br /&gt;-         Pronto Cinzia. Ragazzi non c'è nessuno che vuole una Heineken che così devo andare al frigo e sbircio sotto la sua minigonna ?&lt;br /&gt;Una donna che entrava al Bar Katia era, da sempre, un avvenimento.&lt;br /&gt;Se poi, in quel luogo più maschile di uno spaccio da caserma, la donna era vestita da donna, l'avvenimento diventava evento. Se poi era anche una bella gnocca e non accompagnata… beh, allora non c'era scampo che doveva subire le cavallerie demodè degli stanziali (che così speravano in un ritorno).&lt;br /&gt;La Cinzia era quasi una stanziale dopo un certo orario. Inoltre era una prostituta, fatto che, vuoi per solidarietà di classe, vuoi per un miraggio di uno sconto la rendeva estremamente popolare nel locale.&lt;br /&gt;-         io mi chiedo sempre se non sia un travesto.- commentò Alex ciondolando sulla Tennents una volta che lei aveva rivolto un generico ciao al suo gruppetto lì fuori dalla porta.&lt;br /&gt;-         Se anche fosse, sarebbe un bel travesto.&lt;br /&gt;-         Già, hai ragione Bobo. E in fondo una pompa è come camminare sulla corda per un equilibrista: basta non guardare in basso. - commentò Andrew.&lt;br /&gt;-         Sì, oltre che un gran bel culo ha una gran bella bocca.&lt;br /&gt;-         Oh! A proposito di bocca, ma voi ve lo ricordate, non dico la prima volta che vi hanno spompinato, ma quella che avete baciato una tipa per la prima volta.&lt;br /&gt;-         Io mi ricordo che ero dalle parti di Piazza Maggiore. - si inseri Bobo. - non ricordo bene la tipa ma ricordo che in Piazza c'era "Vota la voce" e stava cantando … Scialpi. Sì, Scialpi.&lt;br /&gt;-         Rock'n rollin non arrenderti… ma che cazzo ! Scialpi !&lt;br /&gt;-         Perché tu Andrew ? chi c'era che suonava al tuo tempo quando hai dato il primo bacio ?&lt;br /&gt;-         Boh ? credo che fosse in un prato. Senza musica. So che sarei andato a puttane solo per un fiocco. Poi stà mia amica… comunque ascoltavo il cantautorame italiano. Sai quelle cose allegre tipo: "come in un libro scritto male lui si era ucciso per Natale." Per forza la mia generazione si faceva delle pere !&lt;br /&gt;-         Io mi ricordo un Raf.- si inserì Alex.&lt;br /&gt;-         Quello degli anni '80 ?&lt;br /&gt;-         Lui. Una festa a casa di amici. Lei era una tipa molto carina che abitava due porte dalla mia. La Barbarina.&lt;br /&gt;-         Quella moretta riccia, con gli occhi chiari ?&lt;br /&gt;-         E' moretta ed è riccia ed ha anche gli occhi chiari. La conosci Bobo ?&lt;br /&gt;-         Cazzo  se è quella che dico io, era una delle fighe più carine di San Donato !&lt;br /&gt;-         Ah lo so… Sai quanto ci ho sbavato dietro ?&lt;br /&gt;-         Ci credo ! e non eri l'unico ! mi hanno detto che è un po' tossica adesso.&lt;br /&gt;-         Pare.  Io me la sposerei lo stesso.&lt;br /&gt;-         Addirittura .&lt;br /&gt;-         Sì. Mi piaceva un casino. Ma erano compagnie diverse… E poi aveva un sacco di maschi attorno.&lt;br /&gt;-         Però l'hai fioccata.&lt;br /&gt;-         Sì, però è finita lì. Certo che ora me la farei anche adesso. Non c'è storia. La Barbarina è il mio mito.&lt;br /&gt;-         Dai, offro un giro in onore di questa mitica Barbarina.&lt;br /&gt;-         Vado io. Và bene se ordino tre Giraff che Gianni le ha finite ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre Bobo progettava lo psicodrammma della scorta di Giraff finite (e del conseguente barista che le cercava comunque, smadonnando dentro al frigo), di là dal banco Renzone mostrava le sue piume bolognesi alla Cinzia.&lt;br /&gt;-    Non se di turno  oggi ?&lt;br /&gt;-    Ho finito alle 4. Ho portato il 27 per otto ore. Sai quelli lunghi, doppi ?&lt;br /&gt;-    Io non so come fai a fare quel lavoro.&lt;br /&gt;-    Eh…ognuno fa il suo. - filosofeggiò Renzone accendendo galantemente la sigaretta della puttana.&lt;br /&gt;-    Sì, ma bisogna avere pazienza. Con il pubblico… No, veramente, ti ammiro.&lt;br /&gt;-    Grazie. Sai dopo tanti anni impari a conoscere un po' la gente. E poi mi mancano un anno e otto mesi dopodichè Renzone saluta l'ATC !&lt;br /&gt;-    Beato te ! e poi cosa fai ? vai a spendere la liquidazione a Cuba ?&lt;br /&gt;-    Ah, poi vedo come si mette la storia.&lt;br /&gt;-    Bravo. Stai in gamba. Ciao Gianni ! - e Cinzia portò via il suo contributo ormonale gratuito per andarlo a vendere da qualche altra parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-    Beh ragazz, vado via.&lt;br /&gt;-    Come direbbe il poeta: se vai via non sei più qui.&lt;br /&gt;-    No… faccio un giro… poi magari torno…&lt;br /&gt;-    Ciao Alex.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Gran bella gnocca eh Renzone ?&lt;br /&gt;-    Ssssè ! ha un culo che canta.&lt;br /&gt;-    Dicono che prende cinquanta. Ma io non l'ho mai vista sulla strada.&lt;br /&gt;-    Io so dove stà. Ma non posso dirlo.&lt;br /&gt;-    Te la vuoi tenere tutta per te ?&lt;br /&gt;-    Tra le tante battone che ci sono lei è l'unica con cui non andrei. E' una di famiglia.&lt;br /&gt;-    Però è anche una bella figa.&lt;br /&gt;-    Quello sì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mercato ortofrutta: niente. Piazza Verdi: nada de nada causa passaggio sbirri.&lt;br /&gt;Alex girò riluttante il volante della Clio in direzione del Piazzale della Stazione.&lt;br /&gt;In quel posto era sempre in tensione, per via delle risse e dei pacchi tra i "tunni" e degli scoppiati che cercavano fecola in saldo o che ancora si facevano in vena, e lui la tensione non piaceva quando voleva comperare solo un po' di fumo per rilassarsi. Staccò il frontalino dello stereo e lo imboscò nel bomber, cercando di guidare fluidamente che se agli sbirri gli veniva in mente di fargli un palloncino lo rovinavano anche se si sentiva perfettamente apposto. Sotto al portico qualche figura spettrale che attendeva un ultimo bus, ombre di tunni frenetiche e pericolose, luci che si spegnevano. Accostò verso il giardino ma il gruppetto che c'era si rivelò solo un gruppo di boy scout eccitati per la gita notturna e in ansia per l'orario del treno. Stava per ripartire quando una tipa gli si piazzò quasi sul cofano e poi si attaccò al finestrino.&lt;br /&gt;-    Scusa sai, ma sono disperata ! Devo andare dal mio ragazzo zona Fiera e non ho i soldi per il taxi.&lt;br /&gt;Voce roca, disfatta dalla astinenza.&lt;br /&gt;-    Guarda, vado dalla parte opposta e ho poca benza…&lt;br /&gt;-    Dai, se mi puoi aiutare ti faccio un pompino per trenta carte.&lt;br /&gt;-    Non so nemmeno se li ho.&lt;br /&gt;-    Mi dai quello che hai. Basta che mi accompagni. Un passaggio e venti carte e ti faccio una pompa come dio comanda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Livello di protezione uno: il rumore, la ressa, brandelli di musica.&lt;br /&gt;Livello di protezione due: lo stordimento dell’alcool&lt;br /&gt;Livello di protezione tre: autostima e orgoglio&lt;br /&gt;Una crepa attraversa i tre livelli, una fessura abbastanza larga per far passare un flash…&lt;br /&gt;… la nuca di Cinzia si alzò dalle gambe di Renzone evitando di misura il volante della macchina, poi infilò la mano dove prima c’era stata la sua bocca e iniziò a stantuffare.&lt;br /&gt;-    Mi sa che ho bevuto un po’ troppo…&lt;br /&gt;-    Non ti preoccupare. – commentò lei lasciando perdere e accendendosi una sigaretta. – Capita a tutti.&lt;br /&gt;-    Sì, è vero. Ma “tutti” non sono me. Tieni ecco i soldi.&lt;br /&gt;-    lascia stare.&lt;br /&gt;-    ma tu il tempo lo hai sprecato.&lt;br /&gt;-    Fa niente, mi offri il caffè al bar.&lt;br /&gt;E a lui non rimase che avviare il motore confidando nella professionalità della ragazza perché la storia non si venisse a sapere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-    Ferma qui.&lt;br /&gt;Alex accostò la Clio in completa trance. Non era eccitazione, tutt’altro. Era una sensazione inquietante creata dalla voce della ragazza, dai suoi capelli neri e ricci e dagli occhi verdi benché annacquati dalla polvere.&lt;br /&gt;-    Sbrighiamoci .- disse lei tesa.&lt;br /&gt;Lui sentì che lei armeggiava con la sua lampo dei jeans, ma già sapeva che dentro avrebbe trovato solo qualche cosa di morto. Come un ricordo morto per overdose.&lt;br /&gt;-    Senti. Lascia stare. Ho bevuto e… Ti do lo stesso i soldi…&lt;br /&gt;Poi, mentre la ragazza scendeva dall’auto stringendo il suo bottino, lui parlò nuovamente.&lt;br /&gt;-    senti… ma te lo ricordi quando hai dato il tuo primo bacio ?&lt;br /&gt;-    Come ?&lt;br /&gt;-    No… niente, lascia stare. – e avviò il motore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Gianni mi dai una Giraff.&lt;br /&gt;- Andate a prenderlo in culo da una giraffa con il collo e tutto.- replicò il barista brandendo lo spazzone con cui stava pulendo.&lt;br /&gt;- Proff non stare ad alzare i piedi, alzati proprio del tutto che chiudo stò locale di merda.&lt;br /&gt;- devo andare a dare da mangiare alle gate… è tardi.&lt;br /&gt;-Gianni…- disse un Renzone esitante unico cliente rimasto dentro al locale –  Prima, quella storia del fare cilecca…hai presente…&lt;br /&gt;- Renzo, vai a fare in culo anche tu che voglio andare a casa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4530735146018532048-1056909413665915851?l=sturiellet.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sturiellet.blogspot.com/feeds/1056909413665915851/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4530735146018532048&amp;postID=1056909413665915851' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/1056909413665915851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4530735146018532048/posts/default/1056909413665915851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sturiellet.blogspot.com/2007/06/puttan-tour-one.html' title='PUTTAN TOUR (# one)'/><author><name>Filosofia zannona</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05317705149383765149</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_NGeGWx4__Ms/SDXR_b5DlcI/AAAAAAAAATA/q-IsWc6NyhY/S220/7+anni.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
